Asta Frequenze, col nuovo “non governo” gara in pericolo

L’asta frequenze, in seguito alle funeste elezioni italiche, rischia di tornare in discussione. La gara per i mux nazionali indetta dal quasi ex ministro Passera del quasi ex governo Monti, e formulata dall’Agcom (in seguito ad una “non consultazione pubblica”), di fronte alle incerte decisioni dei  nuovi (e vecchi) schieramenti politici, dovrebbe avere l’appoggio del PD, della lista dello stesso Monti e niente più.

E in attesa dell’approvazione da parte della Commissione europea, la gara pubblica, che mette in vendita per decine e forse centinaia di milioni di euro solo tre multiplex (rispetto ai 6 iniziali del famigerato Beauty Contest pro-Mediaset), potrebbe impantanarsi nel limbo dell’ingovernabilità del Paese dei cachi (e degli inciuci elettorali).

L’asta delle frequenze modificata, che concede per venti anni tre canali alle tv, in particolare ai nuovi entranti del mercato del digitale terrestre, otterrà il benestare del popolo dei grillini? Di certo potrebbero essere d’accordo sull’uso pubblico di almeno una delle tre frequenze sottratte alla vendita, che dovrebbe essere utilizzata per sanare le interferenze e la scarsità di copertura del più che difettoso segnale della tv digitale terrestre della Rai.

Ma se sommiamo i ricorsi portati avanti da Mediaset e Europa 7 davanti al Tar del Lazio all’inceretezza politica che si sta delineando nelle camere, lo svolgimento della celebre asta pare avere le ore contate in attesa di tempi migliori. Di certo nessuno può prevedere chi potrà essere il nuovo ministro dello sviluppo economico.

L’iter del provvedimento intanto, però, procede: l’Agcom è in attesa del regolamento da Bruxelles. Una volta ricevuto il testo, l’Authority fisserà le regole e poi girerà il testo al Ministero dello Sviluppo Economico. L’ultima parola per indire il bando di gara spetta al Ministero. Secondo gli esperti,  il testo inviato dal Garante per le comunicazioni alla Commissione UE «è una bozza robusta», più o meno in linea con le richieste della stessa che impongono all’Italia un’apertura del mercato tv, anche per chiudere definitivamente la procedura di infrazione del 2006 sulle norme europee sulla concorrenza .

Fonti: Il Sole 24 Ore | corrierecomunicazioni.it

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