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in novembre 25, 2010

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5 giorni fa

Tv Digital Divide

Vivendi, passo indietro su Agcom

Bolloré decide di evitare il conflitto con l'authority per non scatenare l'ostilità del governo italiano Pd -M5S

Una strategia da gambero. Se lunedì scorso Vivendi ha fatto un nuovo passo legale in avanti, depo­sitando l'ennesima istanza al tribunale di Amsterdam per chiedere la sospensione della fusione di Mediaset con la controllata spagnola (progetto propedeutico alla nascita della newco di diritto olandese Me­diaForEurope), ecco che ieri ne fa uno, forse doppio, assai più rilevante in Italia.

Perché il gruppo d'Oltralpe socio del Biscione al 28,8%, «dopo il rigetto dell'8 gennaio scorso delle misure cautelari monocratiche da parte del Tar del Lazio, ha definitivamente riunciato alla domanda di sospensione della delibera Agcom», ha co­municato ieri Mediaset.

Un se­gnale evidente di non voler alzare i toni e andare allo scontro diretto con l'authority che tre anni fa ave­va sancito, in base al Testo unico dei servizi di media audiovisivi (Tusmar), che l'azienda che fa ri­ ferimento a Vincent Bolloré non poteva continuare a mantenere la partecipazione significativa nel Biscione e contemporaneamente quella di riferimento (23,4%), in TIM.

«Con un'istanza presenta­ta lunedì 13 gennaio», ha sottolineato Mediaset, «i legali di Vivendi hanno infatti rinunciato alle misure cautelari richieste al Tar contro l'Agcom, misure che avrebbero dovuto essere esaminate nella Camera di consiglio del Tar», convocata per oggi.

«Ancora una volta, Vivendi ha attivato con urgenza organi di giustizia per poi cambiare idea ingolfando inutilmente il calendario delle udienze, dimostrando la pretestuosità delle sue iniziati­ve giudiziarie. Mediaset auspica che, dopo il contrordine, il ricorso capriccioso ai tribunali di tutta
Europa con i tempi e i costi che questo comporta, venga definitivamente a cessare>>.

La mossa dei francesi che, mantengono aperti tre fronti legali (oltre a Milano vi è la causa aperta a Madrid e ora il nuovo esposto ad Amsterdam) ha anche un senso politico. Per­ché ponendosi contro I'Agcom, implicitamente Bolloré neghe­rebbe la validità di una norma in vigore, la legge Gasparri, e tutto il corollario collegato a partire dallo stesso Tusmar. Se si fosse proceduto in tal senso, il fron­te politico italiano e il governo avrebbero potuto considerarlo un gesto ostile. Non per niente, come riferito sabato scorso dall'agenzia Adnkronos, il ministero dello Sviluppo economico segue con attenzione gli svilup­pi della vicenda Mediaset-Vi­ vendi, pur trattandosi di azienda e di un contesto privato.

L'inattesa apertura dell'esecutivo Conte, formato da Pd e 5Stelle ha dato un segnale inequivocabile: il governo italiano non vuole interferenze. Tanto più che la stessa traballante coalizione di maggioranza potrebbe avere necessità
in futuro del sostegno esterno di Forza Italia per non rischiare di perdere battaglie parlamentari.

Inoltre, non va trascurato il fatto che proprio lo Stato, attraverso Cdp, è socio di spicco (9,9%) di TIM. Inoltre Cdp detiene il 50% di Open Fiber, la società chiamata dal governo a sviluopare la fibra nel Paese (il restarÌte 50% è di Enel) e che da tempo sta cercando di definire proprio con TIM l'integrazione delle reti di trasmissione. Un polo, non facile da creare, in cui la Cassa guidata dalI'ad Fabrizio Palermo avrebbe un ruolo di peso nel futuro assetto azionario e che potrebbe vedere anche il coinvolgimento della medesima Vivendi.

Non fosse altro perché il gruppo francese, registrando attualmente una minusvalenza latente vicina al miliardo (sui 3,89 miliardi di investimento iniziale), non può certo uscire di scena registrando una perdita rilevante. La mossa di Vivendi, quindi, potrebbe rappresentare un segnale di apertura, o meglio non belligeranza, nei confronti delle autorità che vigilano sul mercato radio-televisivo e, soprattutto, del governo in carica. (MF)
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