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Mediaset valuta l'uscita da Ei Towers

Il business infrastrutturale non è più nel dna di Mediaset. Lo si era capito quando un anno fa il gruppo televisivo definì l'accordo strategico con F2i per lanciare l'opa a 57 euro per azione su Ei Towers, passando dal ruolo di azionista di controllo a quello di socio di minoranza, ottenendo tra l'altro un rilevante vantaggio finanziario, gra­zie al deconsolidamento del debito della società di gestione delle torri di trasmissione.

E così ora, secondo quanto appreso da più fonti di mercato da MF-Milano Finanza, il network guidato da
Pier Silvio Berlusconi ha avviato le prime riflessioni sulla possibile uscita di scena dal capitale di Ei Towers, società che lo scorso anno ha registrato un fatturato di 271,9 milioni, un ebitda di 137,3 milioni e un utile di 64,8 milioni garantendo ai soci un dividendo totale di 41,83 milioni (16,7 milioni a favore del Biscione).

Il ragionamento che si fa a Cologno Monzese è molto semplice: visto che il gruppo ha deciso di focalizzarsi esclusivamente della produzione e distribuzione di contenuti per la tv generalista free e di voler definire un percorso di crescita ed espansione internazionale, il business infrastrutturale non è più strategico e quindi la partecipazione del 40% in Ei Towers può essere dismessa. A patto che si trovi un compratore pronto a garantire una proposta conveniente.

Il primo indiziato a rilevare la quota sarebbe lo stesso partner di maggioranza, ossia il fondo F2ì, che un interesse nel settore della trasmis­sione di segnali e immagini televisive ce lo ha, come confermato dall'acquisizione per 240 mi­lioni definita a giugno di Persidera, la società proprietaria di multiplex già di proprietà (70%) di Tim e partecipata dal gruppo Gedi (30%).

Ma per la partecipazione in Ei Towers di Me­diaset potrebbe esserci l'interesse anche di altri operatori finanziari internazionali, attirati dalla possibilità di arrivare alla creazione di quell' ope­ratore unico delle torri di trasmissione che nascerebbe -come già provò a fare il network dei Berlusconi alcuni anni fa- dall'unione con la quotata Rai Way.

Un progetto che periodicamen­te torna all'attenzione del mercato, ma che da anni non si concretizza. Anche se, con un azio­nista unico per Ei Towers, il processo potrebbe ripartire e registrare una forte accelerazione. Anche perchè, uscendo di scena il Biscione, nessuno porrebbe più paletti politici al deal.

Va detto che lo scorso anno la cessione del controllo in Ei Towers aveva comportato, a partire dal quarto trimestre, l'effettivo deconsolidamento della società dal perimetro di Mediaset, determinando sulla base del corrispettivo di 644,4 milioni riconosciuto al Biscio­ne da 2iTowers una plusvalen­za netta di 498,2 milioni ed un miglioramento della posizione finanziaria netta consolidata di 496,8 milioni euro.

La valoriz­zazione del 40% della società infrastrutturale, secondo i bro­ ker, potrebbe garantire al gruppo tv un incasso fino a 400 milioni. Comunque la volontà del broadcaster che fa ri­ ferimento alla Fininvest (44, 1%) dei Berlusconi, del resto, è quella di portare a termine la fusione con la controllata Mediaset Espana per dare vita alla newco olandese MediaForEurope. Un pro­getto approvato il 4 settembre dalle assemblee straordinarie delle due società, ma ora messo in stand-by dai giudici di Madrid che, accogliendo l'istanza presentata da Vivendi (detiene il 28,8% di Mediaset e l' 1% della tv iberica), ha conge­lato per ora l'integrazione e quindi la nascita di Mfe.

Un progetto che nei desiderata del gruppo di Cologno Monzese dovrebbe prevedere anche il coinvolgimento della tedesca ProsiebenSat. l della quale il Biscione ha il 9,9% dei diritti di voto (e ha già incassato 26 milioni di dividendi). (MF)
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News Corp entra nella sezione notizie di Facebook.

Le news del Wall Street Journal e di altre aziende di media di Dow Jones, così come del New York Post, finiranno nella sezione notizie che sta per essere lanciata dal colosso dei so­ cia[ media.

Altre società che hanno accettato di partecipare includono il Washington Post, BuzzFeed News e Business Insider, secondo alcune fonti a conoscenza dei fatti. Il New York Times ha trattato con Facebook, ma un portavoce del gior­nale ha rifiutato di commentare sul raggiungimento di un accordo tra le controparti.

L'intesa, in base al quale a News Corp verranno pagati i diritti di licenza,presentava alcu­ni ostacoli a causa del modello di business di abbonamento digitale del Journal, ma ora il problema è stato risolto. I termini finanziari dell'accordo non sono sta.ti resi noti ma, secondo quanto riferito in pas­sato dal Wall Street Journal, i paga­ menti di Facebook legati alle licenze arrivano fino a 3 milioni di dollari (circa 2,7 mln di euro) all'anno per i grandi gruppi editoriali, mentre le aziende regionali più piccole vengono pagate diverse centinaia di migliaia di dollari.

I contratti siglati tra il socia[ network e le aziende del mondo dei media e dell'editoria hanno una durata di tre anni. «La gente vuole vedere notizie di alta qualità su Facebook», ha dichia­rato Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato del socia[ network . «Sono entusiasta che avremo l'opportunità di includere il giornalismo pluripremiato del Wall Street Journal e di altre proprietà di U.S. News Corp nella nostra se­zione delle notizie».

L'accordo con News Corp riguarderà anche i titoli della divisione di Dow Jones, tracui Journal, Barron's, MarketWatch, Financial News e Mansion Global. (ItaliaOggi)

www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2019/10/21/facebook-accordo-news-corp-per-not...
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