Rai: a picco la pubblicità nel primo trimestre 2012 (-17%). E arrivano altri tagli da 60 mln

Dopo i festeggiamenti del dg Lorenza Lei in occasione dell’approvazione del Bilancio 2011 Rai per quei 4 milioni di euro di utile (dopo più di 5 anni di perdite), nel 2012 si torna bruscamente alla realtà. Non sarà l’anno della fine del mondo, ma potrebbe rivelarsi quello del disastro Rai guardando i risultati della Sipra, la concessionaria pubblicitaria della tv pubblica, nel primo trimestre 2012: -17% a gennaio, rispetto alle previsioni, -14% a febbraio e un durissimo -22% a marzo.

La crisi del mercato pubblicitario si fa sentire (Mediaset né sa qualcosa), nonostante gli apprezzabili sforzi dei vertici Sipra. Traducendo tutto questo in denaro, si parla di circa -40 milioni di euro rispetto alle previsioni trimestrali. La Sipra dovrebbe in teoria chiudere il 2012 con introiti prossimi al miliardo di euro: c’è chi ormai prevede invece un realistico 915-920 milioni. Anche se è tutto da stabilire, poiché Olimpiade e Europei di Calcio (teoricamente) potrebbero produrre ottimi affari. Comunque vadano le cose, Sipra chiuderebbe ad almeno -50 milioni: questo, nella migliore delle ipotesi possibili.

Un duro colpo non solo per l’azienda ma anche per la stessa Lorenza Lei, candidata alla successione di se stessa (e sponsorizzata dal Vaticano), che contava di poter mostrare al ministero del Tesoro (azionista Rai, dunque Mario Monti in persona) e al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera una ottimistica previsione di pareggio anche per il 2012. Per mantenere un simile impegno, non le resta che dare il via a una ulteriore manovra, che tradotto significa ulteriori tagli ai costi.

Tre giorni fa, in una ristretta riunione in vista del Cda convocato per il 26 aprile (quando si discuterà la prima riprevisione di bilancio 2012) Lorenza Lei e i vicedirettori generali Gianfranco Comanducci e Antonio Marano, con i dirigenti del comparto finanziario, hanno messo a punto una possibile manovra da ben 60 milioni di euro. La fetta che riguarda più da vicino il telespettatore è il -20 milioni immaginato per gli investimenti nella produzione. Cioè meno soldi per la fiction, per tutti i programmi prodotti dalla Rai, per l’intrattenimento e gli show. I tagli coinvolgeranno quindi le reti Rai: -5 milioni a Raiuno, -3,5 a Raidue, -1 a Raitre, -2 al resto della produzione dei vari canali digitali, e soprattutto l’informazione già ridotta all’osso dai precedenti Piani industriali.

Il Piano di riassetto infinito della Lei non risparmierà gli asset Rai (-15 milioni di euro) a partire dal cinema, e riserva -5 milioni alle spese della Corporate (dagli impegni di rappresentanza alla comunicazione). Per la prima volta Viale Mazzini potrebbe toccare i dipendenti con altri 20 milioni sottratti dai premi di risultato previsti in caso di bilancio positivi e alle parti mobili degli stipendi dei dirigenti. Ma la stretta sul Bilancio Rai sarà pagata come al solito dai precari, tanti contratti a tempo determinato non saranno rinnovati e quelli a progetto verranno ridotti ancora una volta.

Ora il dossier, dopo un’ultima limatura da parte dei vicedirettori generali, è sul tavolo di Lorenza Lei. Che dovrà affrontare un nodo spinosissimo. Può la Rai, tv pubblica e legata a un contratto di servizio, incidere così pesantemente sulla quantità e la qualità dei programmi condannando i palinsesti a un inevitabile impoverimento editoriale e anche a un congruo ricorso alle repliche? Altro punto interrogativo. Tagliare sul prodotto significa necessariamente produrre meno novità e diventare meno appetibili verso i clienti pubblicitari. Non si aggraverebbero così i problemi della Sipra, ma si andrebbero a risolvere forse quelli di Publitalia 80, concessionaria di Mediaset ancora più in crisi?

Un direttore generale che abbia davanti a sé altri due anni di incarico potrebbe sostenere il peso di un bilancio negativo puntando a una migliore performance l’anno seguente. Ma Lorenza Lei deve necessariamente pensare all’immediato. Difficile pensare che deciderà di non tagliare. A dimostrazione del clima che regna alla Rai, ci sono i 38 dipendenti licenziati a New York da Rai Corporation, attiva da 51 anni negli Stati Uniti, per la politica di ottimizzazione delle risorse decisa nei consigli di amministrazione della fine dello scorso anno.

Fonti: Il Corriere della Sera | Il Fatto Quotidiano

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