Asta Frequenze. Commissione europea: “dubbi su qualità dei mux in gara”

Nel giorno in cui il ministro dello Sviluppo economico Passera ha annunciato che sarà attivata «immediatamente la messa a punto del bando e del disciplinare» della contestata asta per le frequenze tv, arriva come un fulmine a ciel sereno il parere negativo della Commissione europea.

«Questa operazione –  ha detto ieri il commissario dell’Agcom Maurizio Dècina al Corriere delle Comunicazioni – consentirà l’ingresso a tre nuovi operatori nel mercato televisivo nazionale, che passerà da 19 a 22 emittenti». «Consente di accelerare il refarming della banda 700 MHz, riservando altri 30 MHz alla banda larga mobile, in special modo per il supplemental downlink dell’LTE. E infine, consentirà di bonificare le interferenze tra televisioni locali e nazionali nonché quelle tra reti nazionali e reti straniere».

L’Europa però esprime alcune (giustificate) perplessità sulla qualità dei lotti di frequenze per il digitale terrestre che il governo italiano si appresta a mettere in gara, dopo che giovedì sera l’Agcom ha dato il via libera definitivo al regolamento per la vendita (Allegato 1 e Allegato A alla delibera 277/13/Cons). Lo si legge in un comunicato del portavoce Antoine Colombani del commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia.

Nella nota si dice che l’«Agcom ha consultato la Commissione sulla bozza di regolamento e che la Commissione ha fatto numerosi commenti e espresso preoccupazioni, fra le altre cose, per la qualità dei lotti messi in asta». Dopo aver ricordato che Bruxelles non ha ancora visto il testo approvato due giorni fa, la Commissione scrive che «è una propria costante posizione quella secondo cui le regole debbano offrire una genuina opportunità a nuovi entranti e alle piccole emittenti affinché possano efficacemente entrare e/o espandere la piattaforma digitale terrestre in Italia, assicurando anche un efficiente uso dello spettro».

Infatti i lotti L1, L2 e L3 di canali definiti dall’Agcom, avranno si una copertura nazionale “nominale” del 89%, 91% e 96%, ma fin dal principio sono apparsi come gli scarti derivati dell’ex beauty contest, perchè contenenti le frequenze meno perfomanti dell’intero pacchetto di canali in vendita (il canale 6 VHF per il lotto L1, i canali 7 e 11 VHF per il lotto L2, e il canale 25 UHF – con il 59 per Sardegna, Liguria, Toscana e Umbria e la Provincia di Viterbo – per il lotto L3).

I canali in banda VHF messi in gara trasmettono infatti su frequenze che non sono ricevibili in grandi città come Torino e Bari e in milioni di abitazioni in tutta Italia. Anche Europa 7, che dopo anni di battaglie legali ha potuto trasmettere con un canale VHF, ha dovuto richiedere allo Stato alcune frequenze in banda UHF per ottenere un’adeguata copertura. Per questo motivo, secondo Marco Mele de Il Sole 24 Ore, è estremamente improbabile che, al termine di una gara poco appetibile per i nuovi entranti nel mercato tv, potranno riternersi aumentate e la concorrenza e il pluralismo. 

Il regolamento Agcom inoltre non assicura quella separazione verticale tra i fornitori di programmi e gli operatori di rete e l’obbligo degli operatori di rete di consentire l’accesso a fornitori di programmi a condizioni eque e non discriminatorie, che il governo Monti ha definito con una legge apposita. La Commmissione europea però non ha inoltre criticato i vincoli di accesso alla gara. Rai, Mediaset e TI Media non potranno partecipare, perchè detentori rispettivamente di tre o più multiplex, ma il gruppo Espresso (che occupa e affitta due frequenze) potrà ambire a due lotti. Mentre altri operatori che monopolizzano altre piattaforme tv (vedi Sky) potranno concorrere per un solo mux (in VHF).

Il bando di gara per l’asta delle frequenze televisive del digitale terrestre sarà definito entro 30-40 giorni, ha affermato Passera. Sottolineando che non intende lasciare la pratica al prossimo Governo. Ma i dubbi sollevati dalla Commissione Ue, mettono a rischio ancora una volta lo svolgimento della gara, e pongono di nuovo l’Italia sotto la scure delle pesanti multe per la procedura di infrazione alla concorrenza aperta nel lontano 2006.

Fonti: Reuters | corrierecomunicazioni.it | ilsole24ore.com

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