Caso Europa7. Passera: “No responsabilità individuali su danni all’emittente”

Alla luce delle pronunce dei giudici nazionali e della Corte europea, «non emergono responsabilità individuali quantomeno dal punto di vista della responsabilità amministrativa» nella vicenda processuale che ha portato alla condanna dello Stato italiano al risarcimento di 10 milioni di danni all’emittente Europa 7 per la mancata concessione di licenze televisive.

Lo afferma il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, nel corso del question time di ieri a Montecitorio, in risposta all’on. Antonino Lo Presti (FLpTP), leggendo alcuni passi delle sentenze dei tribunali che attribuiscono al quadro normativo non chiaro le responsabilità dei danni causati a Europa 7, e non a comportamenti di particolare gravità o dolosi da parte di rappresentanti del Ministero delle Comunicazioni. Una risposta da parte del ministro che però ha lasciato insoddisfatto il parlamentare di FL, che infatti ha invitato il governo ad attivarsi al fine di individuare eventuali responsabilità connesse alla questione evidenziata nell’atto ispettivo.

La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che nel negare le frequenze a Europa 7, le autorità italiane hanno violato il diritto alla protezione della proprietà privata e quindi causato un danno economico all’emittente. La tv di Francesco Di Stefano, dopo una lunga battaglia giudiziaria in Italia e in Europa duranta più di 10 anni, ha chiesto però un ingente risarcimento pari a 2 miliardi di euro, ridotto a 10 milioni dal tribunale europeo per danni morali e con 100 mila euro di spese legali sostenute per presentare il ricorso a Strasburgo sempre a carico dello Stato italiano.

Secondo la Corte europea, inoltre, le autorità italiane non hanno rispettato “l’obbligo prescritto dalla Convenzione europea dei diritti umani di mettere in atto un quadro legislativo e amministrativo per garantire l’effettivo pluralismo dei media”. L’Italia è stata, quindi, condannata per aver violato il diritto alla libertà d’espressione.

Durante l’udienza pubblica che ha avuto luogo lo scorso ottobre i difensori dello Stato italiano hanno sottolineato che Di Stefano è stato già risarcito nel 2009, quando il Consiglio di Stato gli ha riconosciuto una compensazione di 1 milione di euro. Oltre alla questione strettamente economica, i giudici dovranno stabilire tra l’altro se le scelte del governo siano state dovute a reali impedimenti tecnici, oppure, come sostenuto da Di Stefano, da motivazioni politiche.

Fonti: MF-DJ | key4biz.it

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