Le origini del DTT in Italia

Entro il 2012 Regno Unito, Spagna, Francia e Italia spegneranno l’analogico nel fatidico switch-off. Una tappa programmata in tutta l’Unione Europea, dettata dall’assimilazione e standarizzazione della nuova tecnologia digitale e dagli immancabili interessi economici. Il passaggio al DTT sta già modificando il mercato tecnologico nel settore degli apparecchi tv, dei decoder, sta decretando la fine ultima del videoregistratore VHS. Inoltre sta suggellando la suddivisione dell’industria televisiva tra gli operatori di rete (società che forniscono i servizi per la trasmissione digitale) e i fornitori di contenuti (cioè gli editori dei canali tv), che hanno la tendenza ad espandersi in maniera monopolistica diventando dei veri e propri colossi della produzione e diffusione culturale.

L’Italia ha iniziato il suo personale passaggio al digitale in netto anticipo rispetto al resto d’Europa. Il panorama analogico televisivo nostrano (per lungo tempo guidato da un unico personaggio di potere), all’inizio del 2000, ha avuto l’esigenza/colpa di aggirare una grave sanzione economica dettata dall’Unione Europea, reo di essere un sistema dominato da un duopolio Rai-Mediaset che nega il pluralismo televisivo. La norma è semplice: in un contesto nazionale un editore non può possedere più del 20% del mercato tv. Un susseguirsi di proroghe e leggi da parte dei governi “compiacenti”  ha consentito che l’anomalia, non percepita dal pubblico italiano, rimanesse in vigore in attesa dell’imminente arrivo della nuova tecnologia digitale. Ecco spiegato il motivo perchè al momento dello switch-over, prima in Sardegna e ora in Piemonte, sono state oscurate Rai Due e Rete Quattro, i canali per anni “abusivi“. L’agognato passaggio al digitale ha consentito l’allargamento del numero dei canali disponibili, ma ahimè attraverso la legge Gasparri (66/2001) lo status duopolista è rimasto saldamente in piedi, costituendo un digital dividend tra ricchi e precludendo una nuova pianificazione delle frequenze.

La puntata “Modulazione di frequenze” del 22/03/2009 del programma d’inchiesta Report in onda sulla rete tre della Rai ci mostra come sono andati i fatti:

[http://www.youtube.com/watch?v=VMStFF3GFlE]

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L’introduzione forzata del digitale, per le questioni prettamente economiche viste sopra, dimostra che il DTT non è stato adottato per dar sfogo al pluralismo televisivo e ne per dare inizio a una nuova era di interattività tra cittadino e istituzioni. La stessa legge Gasparri vieta alle amministrazioni regionali e agli enti locali di allestire un canale televisivo di e-governement. Tanto meno si potrà avere spazio per costituire delle soluzioni tv per fare una democrazia diretta e partecipata  come accade sempre più spesso in rete attraverso i blog.

Le applicazioni interattive della piattaforma digitale nel contesto tutto italiano, a parte le transazioni commerciali per l’acquisto di eventi televisivi in pay-per-view, non sono state nè considerate e nè programmate dai legislatori dello Stato e dagli editori privati.  E minor fortuna hanno avuto in Inghilterra dove il canale inglese Channe Four nel 2006 ha cancellato il programa di sviluppo delle stesse tipologie di applicazioni perchè ritenute troppo costose e rigide.

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