Guerra Tv locali, facciamo la festa allo Switch-off del digitale terrestre

Sono giorni di festa, di unità nazionale, di celebrazioni e attaccamento alla patria. L’Italia ha compiuto 150 anni della sua breve ma intensa e avventurosa storia. Ma in queste giornate di festeggiamenti, purtroppo latitano ancora, dopo mille estenuanti rinvii, le decisioni del Comitato Nazionale Italia Digitale per stabilire un calendario definitivo del passaggio alla tv digitale terrestre. In questi giorni di coesione e di buoni sentimenti per l’amor patrio, non paiono così tanto uniti gli operatori e i rappresentati della televisione italiana, forse il mezzo che più ha unito il nostro paese,  che si accinge a passare alla tecnologia digitale.

Le regioni delle Marche, dell’Abruzzo, del Molise, della Basilicata, della Puglia, della Liguria, della Toscana, dell’Umbria, della Sicilia e della Calabria attendono le decisioni per gli Switch-off. Le richieste dell’Autorità Garante per le comunicazioni e dell’associazione delle tv nazionali DGTVi di un eventuale anticipo dei lavori del passaggio al dtt, nelle regioni coperte ancora dalla tv analogica, apparentemente accolte dal ministro Paolo Romani in questi primi mesi del 2011, sembrano ormai storia antica. Anzi pare molto probabile un ulteriore ritardo, secondo la proposta pubblicata sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, e per la fine del passaggio forse si dovrà attendere per la metà del 2012.

Troppe le incomprensioni tecniche e politiche tra il governo, le tv nazionali e le associazioni che rappresentano le tv locali. Troppo poche le frequenze tv destinate alle piccole emittenti (solo 18 sulle 27 iniziali). Confuse e pasticciate le regole e le modalità determinate dal governo sulla transizione digitale e sulla riassegnazione dei canali tv in vendita alle società delle telecomunicazioni.

Gli attriti tra le parti, che bloccano le disposizioni sui passaggi alla tv digitale per il 2011 e per il 2012, si giocano tutte su una fatidica asta pubblica che assegnerà alle società tlc le frequenze per la banda larga mobile. Una gara che utilizzerà le risorse frequenziali (canali 61-69 UHF) sottratte esclusivamente alle emittenti locali, e forse frutterà allo Stato 2,4 miliardi di euro, ricavi determinanti per il bilancio della Legge di Stabilità 2011.

Il governo vuole fare cassa quindi con la vendita di queste frequenze, ma le tv regionali, rappresentate da Aeranti-Corallo, FRT e CRTL, fortemente contrarie, non ci stanno. «I tempi del passaggio al digitale terrestre non possono essere determinati dall’asta LTE. – ha dichiarato Maurizio Giunco (FRT – Associazione Tv Locali), durante il convegno Diluvio Digitale di martedì scorso in occasione delle premiazioni del Tg d’Oro indetto dalla rivista Millecanali – Sperare che gli operatori tlc di rete siano disposti a investire 2,4 miliardi è una tipica operazione di finanza creativa. Prima di parlare degli Switch-off le tv locali hanno bisogno di chiarire le regole e di ottenere garanzie».

«Le date della conclusione del passaggio del digitale sono destinati ad allungarsi a dismisura, – ha ribadito Marco Rossignoli  (Aeranti-Corallo) durante lo stesso convegno  – perchè non ci sono abbastanza risorse. Con l’asta per la banda larga mobile 9 delle 27 frequenze ci verranno tolte e siamo preoccupati. E difficilmente qualcuno mollerà le frequenze con le promesse di indennizzi da parte del Ministero. Anzi siamo intenzionati a rivolgerci alla Corte Europea per essere autorizzati a partecipare al beauty contest che metterà in gara 6 multiplex gratuiti, per ora riservati agli operatori tv nazionali».

Ancora più duro l’intervento di Luca Montrone, fondatore dell’emittente Tele Norba: «in Europa il digitale terrestre è un’opportunità per lo sviluppo e per il pluralismo televisivo, in Italia è la rovina dell’emittenza locale, comparto danneggiato ancor più dal duopolio Rai-Mediaset».

Per il governo e il ministro Romani la geniale soluzione è forzare la nascita di nuovi consorzi tra le tv locali e obbligare le emittenti alla condivisione forzata dei multiplex rimanenti (all’interno dei quali grazie alla tecnologie digitali si possono trasmette fino a 6 canali tv). Un sistema decisamente rigettato dalle associazioni delle televisioni regionali, che chiedono le adeguate garanzie per non sparire definitivamente dal mercato televisivo. Nel frattempo non si decide nulla, continuano i rinvii del CNID e si fa sempre più probabile un nuovo ritardo delle date degli Switch-off rispetto ai calendari ufficiali stilati anni or sono.

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