Telecom Italia Media contro Sky sul digitale terrestre

Telecom Italia Media e Telecom Italia Media Broadcasting hanno chiesto ufficialmente alla Corte di Giustizia UE di annullare la decisione della Commissione europea che ha autorizzato Sky a partecipare alla prossima gara per l’assegnazione delle frequenze per il digitale terrestre.

Il 20 luglio scorso la Commissione europea ha deciso, sotto esplicita richiesta della società di Rupert Murdoch, di eliminare i vincoli imposti nel 2003 ai tempi della funsione tra Stream e Telepiù che vietavano l’entrata da parte di Sky Italia, come monopolista del satellite, in una nuova piattaforma tv fino al 2012; e ha disposto inoltre che, dato il cambiamento delle condizioni di mercato, l’ingresso sul digitale terrestre  della stessa azienda della News Corp. sarà condizionato dalla trasmissione di soli canali in chiaro per 5 anni.

Ora le società che controllano e gestiscono La 7 e Mtv Italia si uniscono al fronte di sbarramento contrario all’ingresso di Sky sulla piattaforma del digitale terrestre, formato dal governo, da Mediaset (RTI – Elettronica Industriale), da Prima Tv (di Tarak Ben Ammar) e da alcune associazioni di tv locali.

Il ricorso al Tribunale UE di TI Media mette in discussione la decisione del via libera a Sky perchè “viziata da sviamento di potere e difetto di motivazione e di istruttoria”, da circostanze eccezionali non idonee a giustificare la modifica degli impegni inizialmente posti in capo a Sky nel 2003.

“In particolare, la Commissione, argomentando in ordine agli elementi di anomalia che contraddistinguono il contesto competitivo di riferimento, ha equiparato TI Media agli incumbent RAI e Mediaset, ancorché essa non sia stata mai notificata in posizione di dominanza. Per corroborare tale obiter dictum relativo all’asserita strong position di TI Media sul mercato, la Commissione ha fatto leva su un’erronea interpretazione della Delibera 544/07/CONS, omettendo completamente di considerare le risultanze del market test. Infine, le ricorrenti lamentano l’illegittimità della Decisione per difetto di istruttoria e carenza di motivazione nella parte in cui, con riguardo all’individuazione dei criteri relativi all’espletamento della gara, si fonda su una fuorviante ed erronea rappresentazione dei contenuti delle delibere 181/09/CONS e 427/09/CONS.”

L’ostilità di TI Media verso Sky non è però realmente originata da una temuta concorrenza sul digitale terrestre, paventata invece da Mediaset, ma bensì motivata da una situazione discriminante nel contesto della gara per le frequenze gratuite del dtt, ideata guarda caso dal Ministero per lo sviluppo economico e dall’Agcom.

Giovanni Stella, ad di TI Media, intervistato da Il Sole 24 Ore ammette: «E’ una mossa strumentale, non abbiamo niente contro Sky. Nel passaggio al nuovo sistema digitale un gruppo come la Rai aveva tre frequenze analogiche e ne ha ottenute due digitali, mentre un’emittente non nazionale come ReteCapri, a fronte di una solo frequenza pluriregionale analogica, ne ha ottenuta una digitale nazionale. Noi, con quasi tre reti analogiche, abbiamo avuto solo una frequenza». Inoltre, prosegue Stella, «come mai La7 è stata incredibilmente inserita nella schiera degli operatori dominanti insieme a Mediaset e Rai, mentre Sky, che ha una presenza molto più importante nel mercato italiano, è stato inserito come nuovo operatore?».

La denuncia di TI Media è chiara: considerata da sempre dal governo e dall’Autorità Garante come società minore del mercato tv rispetto a Rai, Mediaset e Sky, competerà invece nella gara per i mux da società dominante ma sfavorita nel primo lotto che assegnerà due multiplex agli operatori che stanno già sul digitale terrestre. Sky invece, società quasi monopolista del satellite, gareggerà da favorita nel secondo lotto per i nuovi entranti che invece assegnerà tre mux (come è stato imposto dalla Commissione europea).

Telecom porta avanti da diversi mesi anche un ricorso in Italia (presso il Tar del Lazio) contro la sua classificazione come operatore «incumbent» alla pari di Mediaset e Rai, proprio perchè non le sono state assegnate lo stesso numero di frequenze degli altri operatori di pari livello. Come ipotizzato dal quotidiano La Repubblica qualche settimana fa, si pensava che TI Media potesse uscire dalla gara per i due mux per partecipare all’assegnazione dell’unica frequenza destinata al DVB-H (tv per dispositivi mobile). Frequenza tra l’altro già occupata da Telecom in via sperimentale per concessione del Ministero. Evidentemente l’accordo sull’assegnazione “d’ufficio” del mux da destinare al DVB-H è saltato.

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