Frequenze tv, Crtv propone una soluzione per la Rai

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Dal Tavolo TV 4.0 del governo spunta una soluzione per l’oscuramento dei canali Rai in vista della liberazione della banda 700 MHz e del passaggio al DVB-T2 del digitale terrestre.

Ieri alla riunione presso il ministero dello Sviluppo economico, Confindustria Radio Televisioni ha presentato una proposta che ridisegna il processo di transizione e il passaggio al nuovo digitale terre­stre e risponde in parte ai ricorsi fatti dagli operatori TV e ai rilievi critici fatti dall’Agcom.

Con la proposta di Crtv si eviterebbe l’oscura­mento di Rai 3 in molte aree del paese in cui le case sono sprovviste delle antenne per la ricezione in VHF perché il Multiplex 1, destinato al terzo canale pubblico, ritornerebbe come è ora in banda UHF. Questo comporterebbe un minor investimento da parte della Rai (circa 200 milioni di euro, secondo le sti­me) e minori disagi per i cittadini che non hanno la specifica antenna (un tempo tutti avevano l’antenna in VHF per ricevere il Rai 1, con l’avvento del digitale terrestre non è stata più necessaria perché gli stessi canali sono visibili anche in UHF).

L’allarme della Rai era scattato già la scorsa settimana quando viale Mazzini ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il Piano delle frequenze redatto dall’Agcom come prescritto dalla Legge di Bilancio 2018 che ha avviato il processo di transizione. Fra i punti contestati l’obbligo che il Mux 3 della Rai restasse soltanto in VHF (oggi ha una doppia trasmissione in tutta Italia) e la conseguente necessità di un suo adeguamento. Inoltre la Rai contestava anche l’obbligo di riservare l’80% della capa­cità trasmissiva del Mux alle tv locali.

I correttivi proposti da Confindustria Radio Televisioni chiedono poi 12 frequenze per le tv na­zionali, in luogo delle 10 previste dal piano dell’Agcom. Le due frequenze in più dovreb­bero arrivare dalle emittenti locali, che attualmente hanno la riserva di un terzo delle risorse disponibili, ovvero 4 (più parte del Mux 1).

La proposta di Crtv ipotizza anche che se alcune tv nazionali non fossero interessate al passaggio al digitale terrestre di seconda generazione (DVB-T2) potrebbero lasciare le proprie frequenze. Per questo nella proposta oltre alla rottamazione vo­lontaria delle tv locali si prevedono anche in­dennizzi anche per le emittenti nazionali. Fra gli operatori interessati potrebbero esserci Europa 7, Retecapri e anche H3G.

Recuperare questi spazi consentirebbe di non avere condivisioni e convivenze forzate fra operatori nei mul­tiplex. A coloro che oggi hanno 5 Mux (Rai, Mediaset, Persidera) ne sarebbero infatti garantiti 3, in luogo dei 2,5 previsti origi­nariamente. I tre rimanenti andrebbero a Cairo, Prima Tv e a uno degli altri operatori eventualmente non uscito. Una situazione del genere comporterebbe un esborso an­che per le nazionali, ma bloccherebbe i ri­corsi che la maggior parte degli operatori ha presentato al Tar del Lazio.

Per garantire il sostegno alle televisioni locali rima­nenti dovrebbero inoltre essere stabilizzati i contributi annuali. Proprio dall’associa­zione Aeranti-Corallo è arrivata però ieri la puntualizzazione: «È inaccettabile che si discuta solo dell’ipotesi di soppressione della riserva a favore delle tv locali di un terzo della capacità trasmissiva del piano di assegnazione delle frequenze», ha detto il coordinatore Marco Rossignoli, «senza af­frontare, allo stesso tempo, il tema di come garantire, attraverso norme organiche, la continuità aziendale e il futuro delle tv locali, a seguito del rilascio della banda 700 e del passaggio al DVB-T2. Occorre infatti considerare che le tv locali danno occupa­zione a quasi 3 mila lavoratori dipendenti, di cui circa il 50% giornalisti e che le stesse svolgono un importante ruolo di informa­zione sul territorio».

Fonte: ItaliaOggi

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