Rai: sprechi infiniti sui palinsesti, 600 mila euro a Vieri

Neppure Milly Carlucci si salva. Il suo Ballando con le stelle, edizione 2012 (una delle puntate andò in onda il 13 gennaio proprio durante il naufragio della Costa Concordia) è finito sulla scrivania dei magistrati della Corte dei conti.

A questo punto sono quattro le inchieste avviate dalla Procura regionale del Lazio sulle spese per i palinsesti della televisione pubblica. Quanto al programma della Carlucci sono in corso verifiche sul casting dello show di Rai 1 per accertare se vi sia stato o meno uno sperpero di denaro dei contribuenti. Gli approfondimenti riguardano il compenso stellare destinato a Christian Vieri: 800 mila euro inizialmente pattuiti, che poi sarebbero scesi a 600 mila. Ma l’azienda parla di una cifra inferiore, circa 450 mila euro per il suo impegno a cavallo tra il 2011 e 2012.

Secondo l’accusa, la cifra sarebbe comunque eccessiva. Il reclutamento sembrò subito controverso. I consumatori diedero battaglia anche su Gianni Rivera, ma fu il cachet di «Bobo» a indignare di più. Centinaia di migliaia di euro per qualche passo di danza dell’ex calciatore, si disse, erano davvero troppi. I giornali ne scrissero. Qualcuno fece ricorso al sarcasmo. Celebre (benché anonima) la battuta pronunciata in viale Mazzini: «Ottocentomila a Vieri? Praticamente 50 mila a tatuaggio… ».

L’ipotesi del danno erariale è ancora agli inizi e dunque, al momento, non risulta alcuna notifica. I nuovi vertici Rai, intanto, lasciano intendere che le verifiche della Corte dei Conti non sono temute e che l’atteggiamento aziendale è di fiduciosa collaborazione. Certo, in caso fosse accertato il danno, sarebbero i manager della gestione precedente a risponderne.

Un passo indietro: a dicembre 2011, il direttore generale Rai, Lorenza Lei, vara la nuova edizione del programma della Carlucci. Le prime indiscrezioni sull’ingaggio di «Bobo» accendono immediatamente i riflessi dei consumatori: «Compenso immorale, presenteremo un esposto alla Corte dei Conti» annuncia prontamente il presidente del Codacons Carlo Rienzi. Che mantiene la parola.

Eppure, tra le indagini avviate dal procuratore del Lazio, Raffaele De Dominicis, la più delicata è probabilmente un’altra. Ossia quella che riguarda l’acquisto di telefilm e film a prezzi presunti gonfiati da parte della Rai. Secondo meccanismi equivalenti a quelli contestati a Mediaset a metà degli anni Duemila. Ancora una volta le società sono quelle major responsabili di evasione fiscale finite nell’inchiesta Mediatrade. Qui i magistrati contabili sono partiti da un relazione della Procura dello scorso novembre. Era stata il pm Barbara Sargenti, titolare del filone romano su Mediatrade, a segnalare che, anche tra i fornitori della televisione di Stato, figuravano le stesse società che praticavano una sovraffatturazione sistematica per Mediaset.

E qui la faccenda si complica, almeno per i magistrati di piazzale Clodio, in attesa di una relazione dei finanzieri del Tributario. Perché la divisione di Rai Cinema, diretta da Giancarlo Leone, acquista anche su segnalazione dei singoli direttori di rete. Un terzo fascicolo dei magistrati contabili riguarda invece i soldi spesi dal servizio pubblico per programmi di intrattenimento in genere, mentre un quarto riguarda il costo sostenuto per lo sceneggiato televisivo interpretato da Giorgio Pasotti, David Copperfield, andato in onda per il bicentenario della nascita dell’autore Charles Dickens.

«Finalmente si farà chiarezza sull’utilizzo dei soldi pubblici da parte della rete di Stato: domani porteremo al procuratore generale della Corte dei Conti un corposo dossier di oltre 200 pagine, contenente tutti gli sprechi di risorse pubbliche all’interno della Rai e chiederemo di estendere l’inchiesta a 360 gradi». In questo modo  il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, l’indagine sugli sprechi della Rai, in particolare sul compenso elargito al calciatore Bobo Vieri.

Secondo il Codacons «ci sono degli episodi emblematici per i quali si rende necessaria una approfondita indagine da parte della magistratura contabile. Tra questi spicca il caso della trasmissione di Radio Rai1 , Italia: Istruzioni per l’uso di Emanuela Falcetti, chiusa nel 2011 senza alcun motivo e sostituita con il programma Prima di tutto (all’interno del quale lavorerebbe una giornalista secondo alcuni troppo vicina al direttore Antonio Preziosi), con conseguente crollo degli ascolti».

«C’è poi il caso dei compensi elargiti a Paolo Bonolis e Roberto Benigni per il Festival di Sanremo 2009 (secondo indiscrezioni 1 milione di euro al primo e per Benigni la cessione dei diritti delle sue partecipazioni sulla rete pubblica, valutati tra i 350mila euro e i 2 milioni di euro). Altra nota dolente, il calo della raccolta pubblicitaria da parte della tv pubblica, scesa, secondo le rilevazioni Nielsel nel periodo gennaio-aprile 2012, del -17,8% a fronte di una media nazionale del -8,6%».

«Ma il dossier che con l’Associazione Utenti Radiotelevisivi presenteremo domani alla Corte dei Conti – prosegue il Codacons – contiene anche tutta una serie di clamorosi flop televisivi, costati milioni e milioni di euro ai cittadini italiani: Balls of steel (Palle d’acciaio), Votantonio, Wild West, Star Academy, sono solo alcuni programmi trasmessi e chiusi dopo poche puntate. Infine, resta il mistero di trasmissioni di una semplicità imbarazzante, come Che tempo che fa o In mezz’ora, appaltate a società esterne nonostante la Rai abbia tutte le risorse per realizzarle internamente. Anche su questo punto la Corte dei Conti dovrà fare chiarezza», conclude il Codacons.

Fonte: Il Corriere della Sera | TMNews

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