Rai. Calabrò (Agcom): “Riforma modello BBC, con amministratore unico e comitato di saggi”

Roma – Una riforma della Rai che miri a separare la missione del servizio pubblico dalla gestione dell’azienda, con un amministratore delegato con pieni poteri e la trasformazione del canone in un’imposta legata alla casa o inserita nella dichiarazione dei redditi, per combattere l’evasione. E’ la ricetta di Corrado Calabrò, presidente dell’Agcom.

In un’intervista a Repubblica, Calabrò sostiene che per la Rai «l’azione di cambiamento dev’essere necessariamente progressiva, ma la ristrutturazione deve iniziare fin d’ora. Il modello resta quello della BBC inglese». Come ha proposto qualche giorno fa Edoardo Segantini sul Corriere della Sera. «Per cominciare – continua – bisognerebbe affidare a una Fondazione o a un ‘Comitato dei saggi’, espressione della società civile ancorchè di nomina parlamentare, la responsabilità della missione di servizio della Rai. Gli indirizzi della Fondazione vanno poi attuati da Rai Spa, società di diritto privato a capitale pubblico, con un management snello e autonomo: un amministratore delegato con pieni poteri operativi, responsabile della gestione (e delle nomine)».

Poi, «per sottrarre definitivamente la Rai al controllo politico, si potrebbe considerare l’ipotesi di far entrare nella Società un azionista pubblico che non si indentifichi con il governo: per esempio, la Cassa Depositi e Prestiti che in base a una legge del 2011, potrebbe rilevare anche la maggioranza delle azioni detenute dal Tesoro». Per combattere l’evasione del canone, salita al 28% nel 2010, Calabrò propone la “taxe d’habitation” praticata in Francia, cioè abbinare la tassa all’Imu della casa. «Oppure si potrebbe ricorrere alla fiscalità generale, inserendo il canone Rai nella dichiarazione dei redditti, come si fa in Olanda o in Spagna», afferma il presidente Agcom intervistato da Giovanni Valentini.

L’Agcom ha recentemente rilasciato le regole (controverse e criticate da alcuni) per lo sviluppo della banda larga e ultralarga e ha proposto l’adozione di una vera Agenda Digitale italiana (questa volta con il plauso di tutti). Calabrò è convinto che l’economia digitale è la chiave dello sviluppo economico: «10 punti in più di banda larga – afferma – equivalgono almeno a 1,2-1,5 di PIL. L’interattività grazie a Internet sta sempre più abituando il pubblico televisivo a cercare e a scegliersi il palinsesto quotidiano. Sky è già su questa strada. Bisogna far crescere la cultura informatica in Italia. E la tv pubblica può svolgere un ruolo decisivo per superare l’analfabetismo digitale nel Paese».

Fonti: La Repubblica | TMNews

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