Rai: riforma inglese modello BBC. E spuntano i primi nomi per la nuova governance

Il governo Monti desidera riformare (tecnicamente) la Rai. Il dossier sulla tv pubblica ha in preventivo una nuova governance e forse un nuovo modello del canone, si dice. Ma fin da adesso l’esecutivo “tecnico” deve mettere in conto l’alzata di scudi (Pdl in primis) che ci sarà in parlamento per difendere fino all’ultimo il potere che i partiti possiedono quando si tratta di gestire e assegnare le poltrone di viale Mazzini e Saxa Rubra.

Edoardo Segantini su Il Corriere della Sera di oggi propone timidamente una riforma sul modello BBC, cioè, su almeno tre indicazioni utili derivanti dalla tv inglese. Per la governance della tv pubblica il governo di Londra nomina il BBC Trust, che a sua volta sceglie il direttore generale, il quale è legato comunque alla politica ma mantiene ampi margini di autonomia e indipendenza. La BBC inoltre non ha nessun introito dalla raccolta pubblicitaria, perchè secondo i sudditi della Regina la televisione nazionale non potrebbe essere altrimenti un vero servizio pubblico. Per mantenersi però percepisce un canone molto alto. E in Italia per tenere su i conti forse basterebbe recuperare quel 28% di canone evaso. Il terzo punto, forse il più interessante da prendere in considerazione, è l’innovativa strategia digitale intrapresa nel 2006 dell’emittente inglese, che ha condotto la BBC a diffondere i suoi contenuti su molteplici piattaforme, abbracciando le nuove modalità di distribizione e di consumo convergenti della televisione con la rete Internet, anche sui dispositivi mobili come smartphone e tablet.

Tornando nel nostro paese dei cachi, sul cambio di governance spuntano diverse ipotesi, come riportato da ItaliaOggi. E c’è anche chi sostiene che sarebbe il caso di vendere un canale (o al massimo mettere in affitto una frequenza) per ripianare il mare di debiti in cui naviga l’azienda del servizio televisivo pubblico. Ma affidarsi a un amministratore unico con più poteri e rinunciare a un possibile nuovo Cda, potrebbe rendere l’azienda ingovernabile. Di sicuro l’ingrato e onorevole compito spetterà a un supertecnico e non è da escludere che il ruolo sia calzante anche per chi conosce bene il mondo della comunicazione.

A riguardo sono due i nomi più spendibili: Paolo Mieli e Giulio Anselmi. Il primo orbita da tempo nel mondo Rai e conosce bene i problemi aziendali, il secondo ha recentemente rifiutato la direzione del Tg1. Avrebbe accettato soltanto in caso di voto all’unanimità da parte del Cda, condizione che i consiglieri vicini a Silvio Berlusconi non avrebbero mai accettato. E una volta ricevuta tale risposta Anselmi ha ringraziato e declinato l’invito. Entrambi i candidati sono stimati e apprezzati anche dai poteri forti. Anselmi è amico personale di Mario Monti, vanta ottimi rapporti con Corrado Passera, Carlo De Benedetti e Francesco Gaetano Caltagirone. Contro di lui c’è invece tutta la galassia berlusconiana che non lo appoggerebbe mai nella partita. Ma i berlusconiani non appoggerebbero mai neanche Mieli. Forse si pensa di più a un Clemente Mimun o a un Carlo Rossella. Purtroppo qualcuno ha fatto anche il nome di Bruno Vespa, il quale però tutto vuole fare meno lasciare a qualcun altro il suo Porta a Porta. Viva la Rai…

Fonti: Il Corriere della Sera | ItaliaOggi

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