Canone Frequenze, ritocchi sul maxi-sconto per Rai e Mediaset

frequenze tvNonostante il maxi-sconto sul canone d’uso delle frequenze tv per Rai e Mediaset, i due incumbent del mercato televisivo italiano avranno un trattamento diverso rispetto agli altri operatori, ma solo per il periodo iniziale transitorio.

La delibera dell’Agcom pubblicata ieri (494/14/CONS) rivela così che sono entrate nel provvedimento alcune misure con cui l’Authority ha voluto rispondere alle critiche della Commissione europea, che con una lettera a luglio chiedeva di tenere in considerazione «i vantaggi degli operatori incumbent verticalmente integrati (cioè quei gruppi tv che sono operatori di rete e anche fornitori di servizi audiovisivi) che hanno un numero significativo di multiplex», ossia appunto i due maggiori gruppi tv. Questo non significa che le misure abbiano stravolto la delibera, visto che Rai e Mediaset si troveranno comunque, basandosi solo su questa, a pagare molto meno che in passato: un totale di soli 13,1 milioni di euro ciascuno.

Il governo Renzi comunque dovrebbe intervenire in qualche modo, non soltanto fissando concretamente il contributo. Lo ha ribadito più volte ieri lo stesso presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, in audizione con i suoi colleghi in Commissione di Vigilanza Rai. «Noi abbiamo fatto la nostra parte», ha dichiarato Cardani. «La delibera sui canoni d’uso delle frequenze era un atto dovuto», sulla base del quadro normativo dopo il passaggio al digitale terrestre, ma il «governo ha intenzione di recepire con interpretazioni ed è in questa direzione che noi ci siamo mossi».

Secondo il presidente Agcom, il regime previsto dalla legge 448 del 1999 (mai abrogata) per la quale le emittenti versavano l’1% del loro fatturato, si riferisce al regime concessorio e non è più praticabile. Nell’analogico c’era un soggetto verticalmente integrato. Mentre nel digitale ci sono tre soggetti: l’operatore di rete, il fornitore di contenuti e il fornitore di servizi. Anche se per la gran parte dei gruppi tv i tre soggetti sono controllati dal vecchio concessionario analogico in totale continuità.

«Siamo profondamente convinti che il governo prenderà questa delibera e ci aggiungerà del suo come sarebbe corretto». L’Agcom, ha detto Cardani, che ha omesso le divisioni emerse all’interno dell’Autorità al momento del voto, doveva semplicemente individuare i criteri per la fissazione dei contributi per l’uso delle frequenze, «eventuali altre forme di tassazione» per i fornitori di servizi (le tv vere e proprie) «non rientrano nei poteri dell’Autorità essendo di stretta competenza del legislatore». Nel concreto, a discrezione del governo, tutti gli operatori potranno godere di un criterio di gradualità (glide path) fino a un massimo di otto anni nel quale pagheranno solo una quota crescente del canone. Per Rai e Mediaset, però, questo periodo dovrà essere dimezzato.

Altra differenza è che, mentre i due gruppi maggiori dovranno pagare percentuali dal 5% al 20% in più per ciascun multiplex che possiedono (oltre alla quota base per ognuno), gli altri operatori che hanno più multiplex dovranno pagare solo la quota base per il periodo transitorio di cui si è parlato prima, ossia per un periodo massimo di otto anni. A oggi, l’unico a essere interessato è Persidera, l’operatore che sta nascendo da TI Media e il gruppo Espresso, che ha cinque multiplex come i precedenti ma ha solo l’attività di operatore di rete.

Infine, altra differenza è che Rai e Mediaset avranno uno sconto del 20% anziché del 30% per l’utilizzo di tecnologie innovative come il DVB-T2 (per realizzerà una copertura del 60% col nuovo standard el digitale terrestre). Per calcolare la quota base dei mux si parte dalla base d’asta di 31,6 milioni del lotto che si è aggiudicato Cairo e si fa un calcolo cosiddetto di annualizzazione, arrivando a circa 2,4 milioni. Le tv locali avranno una quota scontata del 70% e commisurata alla popolazione effettivamente coperta dal diritto d’uso assegnato. Ora la palla passa nelle mani del Ministero dello Sviluppo.

Fonti: ItaliaOggi | Il Sole 24 Ore

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