Sky non vuole più La7

Sky Italia non presenterà offerte per Telecom Italia Media. La decisione, secondo indiscrezioni, sarebbe maturata ieri dopo che il management italiano di Sky, guidato dall’amministratore delegato Andrea Zappia, ha valutato l’operazione assieme ai responsabili londinesi di News Corp, colosso dei media del magnate australiano Rupert Murdoch. In prossimità della scadenza delle offerte, prevista per il prossimo 24 settembre, un portavoce del gruppo televisivo ha infatti spiegato a Il Sole 24 Ore «che lunedì prossimo non verrà presentata alcuna proposta per Telecom Italia Media».

La decisione, che segue il no di Mediaset all’operazione, avviene dopo che Sky ha preso parte alla prima parte del processo di vendita, quello che consente di andare a visionare i dati confidenziali di Telecom Italia Media dopo aver firmato un accordo di riservatezza. Resta, dunque, da capire chi si farà concretamente avanti lunedì prossimo con gli advisor Mediobanca e Citigroup, i due consulenti finanziari scelti da Telecom Italia per cedere la controllata.

L’amministratore delegato Franco Bernabè martedì ha spiegato che l’eventuale compratore verrà scelto sulla base del prezzo e del piano industriale. In pratica, Telecom Italia Media non verrà svenduta. Il titolo di TI Media a cui fanno capo l’emittente tv e tre multiplex in digitale terrestre ha perso così il 10% a Piazza Affari, dopo aver guadagnato in due sedute oltre il 30%. La valutazione di 200 milioni di euro fatta dagli analisti non avrebbe trovato riscontro nelle analisi dei broadcaster (Discovery, Liberty Media, Rtl e NewsCorp) che si sono fatti avanti per vedere le carte. Ma anche per la stessa Telecom il valore di base sarebbe più basso, pari a 81,3 milioni di euro.

La stima è contenuta nella perizia conclusa il 19 luglio da Ernst&Young sull’emittente tv e sul 51% di Mtv, ovvero il ramo d’azienda conferito da TI Media alla newco La7 srl, controllata al 100%. La scissione è stata effettuata proprio per consentire la vendita della sola tv nell’ambito della più ampia «valorizzazione» di Ti Media—stimata sul mercato complessivamente mezzo miliardo. La valutazione del «fair value» è basata sui conti del primo trimestre e comprende attivi e passivi del ramo trasferito. Dai numeri emerge una realtà strutturata: i dipendenti in carico sono 505 tra giornalisti, tecnici, impiegati, artisti. I debiti ammontano a circa 122 milioni divisi tra debiti operativi (85 milioni), debiti finanziari (27,5 milioni) e 9,6 milioni di fondi rischi, in particolare legate a controversie di lavoro e fornitura: ci sarebbero anche questi aspetti di rigidità fra imotivi che avrebbero allontanato Mediaset dalla gara. Oltre al patrimonio c’è l’aspetto economico da considerare: nel semestre La7 ha registrato ricavi per 70 milioni (-1,5%), margini operativi lordi negativi per 34,5 milioni, e 37,5 milioni di perdita (peggiorati del 23% sul primo semestre del 2011). Ad agosto la raccolta pubblicitaria è salita del 10% a fronte di un -11% del mercato. Lo share medio è del 3,5%.

Tra i soggetti in gara resta Clessidra, fondo di private equity fondato da Claudio Sposito. Il gruppo finanziario starebbe ancora valutando il dossier e in questi giorni si svolgerà un comitato d’investimento di Clessidra per decidere se presentare o meno un’offerta il prossimo 24 settembre. Starebbe lavorando sul dossier anche il gruppo telefonico 3 Italia, controllato dai cinesi di Hutchinson Whampoa. L’interesse, che inizialmente era soltanto per i multiplex di Telecom Italia Media, si sarebbe successivamente esteso anche alle reti televisive, cioè La7 e Mtv. Ma è difficile capire se la società telefonica guidata da Vincenzo Novari farà o meno un’offerta concreta: contattato un portavoce di 3 Italia ha infatti risposto con un no-comment.

In campo c’è poi Urbano Cairo, l’ex manager Publitalia che è il concessionario di pubblicità per La7. «Non posso dire nulla, forse parlerò la prossima settimana» ha spiegato l’imprenditore oggi a capo del gruppo Cairo Communication. Restano da verificare le strategie di alcuni gruppi industriali stranieri come Rtl e come la Discovery Channel posseduta dal colosso americano Liberty Media. Per loro avrà un peso fondamentale la volontà di crescere sul mercato televisivo italiano. È infine possibile che alcuni operatori siano interessati soltanto a TI Media Broadcasting, che ha i mux digitali. Per TIMB, in particolare, sembrano destinati a scendere in lizza Abertis e i fondi internazionali specializzati in media e infrastrutture, mentre per la società non è in lizza Ei Towers di Mediaset, come era stato detto nei giorni scorsi, visto che Cologno Monzese ha precisato di non essere interessata alla cessione di Ti media.

Fonti: ilsole24ore.com | Il Corriere della Sera

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