Caso Europa 7: Di Stefano chiede 2 mld di danni allo Stato italiano

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha ascoltato ieri le parti nell’udienza del caso Europa 7 contro lo Stato italiano, che a breve potrebbe emettere la sua sentenza. Il verdetto verrà notificato solamente tra 3 mesi, e sarà definitivo senza appello. Nel frattempo da Strasburgo, Francesco Di Stefano, il proprietario dell’emittente televisiva, dichiara di aspettarsi «una sentenza esemplare» nei confronti dell’Italia, cui «abbiamo chiesto un risarcimento di due miliardi di euro».

Di Stefano vuole fare valere le sue ragioni, nonostante abbia ricevuto dopo 10 anni le frequenze per trasmettere i suoi canali, accusando l’Italia e suoi governi di aver leso il diritto alla libera espressione dell’emittente privata e quindi di aver violato il diritto degli italiani ad essere informati. La sentenza della Corte europea di Strasburgo non riguarderà perciò solamente il caso decennale della televisione privata, impossibilitata a trasmettere i programmi su una frequenza occupata per 10 anni dall’emittente Rete 4 di Mediaset, ma valuterà le condizioni precarie delle libertà di stampa e di espressione in Italia.

Il governo italiano consapevole dei rischi delle sanzioni dell’Europa sull’assurda condizione del dividendo televisivo, nel maggio scorso chiese disperatamente alla Corte un rinvio dell’udienza, che si sarebbe dovuta tenere il 25 maggio, notificando ai giudici di Strasburgo le mutate condizioni della vicenda, con l’assegnazione delle frequenze in banda VHF alla tv di Di Stefano. Le Autorità italiane pretesero la cancellazione del ricorso perchè, a parere loro, Europa 7 non era più vittima delle violazioni addotte nel caso presentato nel 2009. Ragioni superate dai giudici di Strasburgo che con tutta probabilità si sono già pronunciati sulla vicenda. Un caso che rischia di far pagare ancora una volta al cittadino italiano una salatissima sanzione sull’ennesima violazione delle regole UE del sistema delle televisioni del Bel Paese.

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