Asta LTE: tutti i big fanno domanda. Manca Poste Italiane

Parte la gara per l’assegnazione delle frequenze per la banda larga mobile. A mezzogiorno di ieri sono scaduti i termini per la presentazione delle domande per partecipare all’asta LTE che assegnerà 255 MHz di spettro elettromagnetico liberato dalla Difesa e dai canali locali del digitale terrestre (attualmente ancora occupati). E si sono presentati tutti i big della telefonia mobile: Telecom Italia, Wind, Vodafone, H3G hanno infatti presentato la domanda di ammissione alla gara dalla quale il governo si aspetta di incassare tra 2,4 e 3,1 miliardi di euro. A sorpresa ha presentato la domanda anche la Wimax company Linkem, azienda leader nelle reti wireless ad alta velocità (WiMax, Wi-Fi, Hiperlan). Assente invece Poste Italiane (PosteMobile).

Nella gara per il 4G verranno battuti all’asta 8 blocchi suddivisi per frequenza in 23 lotti complessivi (le frequenze 800, 1800, 2000, 2600 MHz). Il Blocco 1 a 800 MHz (1 lotto) parte da 353.303.732,16 euro. Blocco 2 a 800 MHz (5 lotti) da 353.303.732,16 euro. Il Blocco 3 a 1800 MHz (3 lotti) verrò battuto a partire da 155.869.293,60 euro. L’offerta relativa al Blocco A a 2600 MHz (1 lotto) ha un importo minimo di 36.802.472,10 euro. Il Blocco C nella banda a 2600 MHz parte da 36.802.472,10 euro (1 lotto). Il Blocco 2600G si riferisce a 2600 MHz (11 lotti) con importo da 30.668.726,75 euro. L’ottavo blocco è il Blocco 2600S a 2600 MHz, importo minimo 30.668.726,75 (1 lotto).

Entro 4 giorni il Ministero dello sviluppo economico comunicherà le telco ammesse. Le società ammesse dovranno presentare le offerte entro 30 giorni dalla comunicazione dell’ammissione, e cioè entro il 29 agosto. Successivamente le offerte economiche saranno aperte in seduta pubblica prevista per il giorno 30 agosto. E dal 31 partiranno gli eventuali rilanci, anche per i lotti per i quali non hanno presentato offerte.

Nonostante il via da parte del Ministero per la gara del 4G, rimane però ancora aperto il contenzioso con il comparto delle emittenti televisive locali per quanto concerne la liberazione delle frequenze sugli 800 MHz. Entro il 30 giugno del 2012, per disposizioni di legge (decreto Omnibus e manovra correttiva), i canali 61-69 UHF dovranno obbligatoriamente essere messi a disposizione degli operatori di telefonia mobile, autorizzate a sfruttarli dal primo gennaio 2013. Le associazioni delle tv locali Aeranti-Corallo e FRT da mesi protestano per l’assegnazione di indennizzi irrisori (10% dei proventi dell’asta) come compenso per la liberazione dei canali, e per l’utilizzo da parte del governo di leggi “marziali” per l’esproprio di stato delle frequenze, che, in caso di occupazione oltre i termini, prevedono la “disattivazione coattiva” degli impianti da parte della Polizia.

Sempre per disposizione di legge le emittenti locali non potranno riottenere i canali pur vincendo eventuali ricorsi presso la giustizia amministrativa. Il governo, infatti, ha previsto, in caso di accoglimento dei ricorsi al TAR del Lazio, la sola possibilità di un risarcimento economico, ma non l’autorizzazione della prosecuzione dell’esercizio delle frequenze attualmente occupate. Per questi motivi le tv locali minacciano di boicottare gli imminenti Switch-off del digitale terrestre previsti per questo autunno.

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