Agcom: Switch-off del digitale terrestre si può anticipare al 2011. La rete mobile rischia il collasso, necessario liberare le frequenze tv per la banda larga mobile

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Estratto del servizio del TG1 sulla relazione Agcom tratto da digital-sat.it

(Roma – 06/07/2010) In occasione dell’annuale relazione dell’Agcom alla Camera dei deputati, il presidente dell’organo di garanzia per la comunicazioni, Corrado Calabrò, ha dichiarato che il completamento del passaggio alla tv digitale terrestre può essere concluso entro il 2011.

Calabrò indica il 2010 come anno di svolta per il sistema televisivo italiano. Sei regioni sono già all digital, e la transizione coinvolgerà in autunno tutto il Nord Italia. «Con uno sforzo – ha dichiarato – la digitalizzazione potrebbe essere completata entro il 2011, come indica una recente raccomandazione dell’Unione Europea e come auspica il vice ministro Romani». Il presidente dell’Agcom riporta le analisi del mercato tv: entro la fine del 2010 il 70% delle famiglie sarà coperto dai segnali del dtt. Già oggi l’ascolto della Tv digitale su tutte le piattaforme (terrestre, satellite, IPTv) ha superato, con il 51,2%, l’ascolto della Tv analogica. Il numero delle famiglie dotate di almeno un decoder dtt è salito a gennaio di quest’anno a oltre 15 milioni, mentre una quota consistente dei nuovi sintonizzatori viene acquistata (a me verrebbe da dire viene imposta) per adeguare al digitale anche i secondi e terzi televisori di casa.

L’Agcom descrive poi un sistema televisivo italiano tripartito tra Mediaset, Rai e Sky, con gli altri operatori minori e le tv locali che ora più che mai faticano a trovare spazi concorrenziali e arrancano nella raccolta pubblicitaria. E anche se la tv digitale terrestre ha frammentato l’audience tra numerosi canali, Mediaset e Rai mantengono il predominio degli ascolti. L’Autorità afferma di battersi per tutelare la produzione indipendente di contenuti delle tv locali, ma nel frattempo appronta un Piano nazionale di assegnazione delle frequenze che, ricorsi al Tar permettendo, taglierà le risorse di spettro e la possibilità di sviluppo delle numerose emittenti regionali.

Nonostante tutto l’Autorità garante è riuscita ad approvare per la prima volta nella storia della televisione italiana un vero e proprio PNAF, che metterà in gara (in verità in un torneo truccato dal MSE chiamato beauty contest) 5 frequenze per le tv nazionali (3 per nuovi entranti, 2 per tutti gli operatori), assegnerà 13 mux per le tv locali e per le radio, e libererà 9 mux per la banda larga mobile.

L’organizzazione e la spartizione delle frequenze tv, regolata (si spera) dell’Agcom, si interseca con il gravoso problema del divario digitale italico e con l’incerto e macchinoso sviluppo della rete a banda larga (Next Generation Network). Il progetto di costruzione di un’unica rete a fibra ottica su scala nazionale, contesa dalle grandi telcom, è idea di tutti che sia necessario per lo sviluppo del paese, ma è divenuto una priorità ancora più urgente perchè, secondo l’Autorità garante, la rete mobile (quella che supporta i nostri cellulari e che ora sostiene anche le connessioni mobili ad Internet con le famose chiavette) è prossima al collasso in relazione al tasso di diffusione annuale di smartphone e pennette per Internet. (L’Italia è il secondo paese europeo per diffusione della banda larga mobile)

Per evitare che questo catastrofico collasso della rete mobile riporti l’Italia indietro di trent’anni, Calabrò si augura che sia attuato velocemente il Piano nazionale di assegnazione delle frequenze radio, in modo da liberare 300 MHz dello spettro (dal canale 61 al 69 UHF sopra gli 800 MHz) che verranno assegnati agli operatori delle telecomicazioni attraverso un’asta pubblica per la banda larga mobile, come è accaduto recentemente in Germania e in altri paesi europei. Liberando le risorse del dividendo digitale, ora tutte occupate dalle Tv, si rispetterebbero le indicazioni della Commissione Europea, si potrebbe diminuire notevolemente il divario digitale, e infine lo Stato potrebbe incassare almeno 3 miliardi di euro.

Lo sviluppo di una NGN e della banda larga wireless, insieme alla creazione di nuove norme sulla sicurezza delle reti e sulla libertà di gestione e accesso delle reti Wi-fi, non sono solo una necessità strutturale ed economica, ma sono un’esigenza culturale di un paese civile e democratico. «La libertà d’informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette – ha sottolienato Calabrò – e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione». «Un grande paese democratico – ha replicato il presidente della Camera, Gianfranco Fini – ha bisogno di un’informazione forte, libera e autorevole e in un grande paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente». Il pluralismo delle tv locali e l’accesso libero alle infinte risorse del Web e di Internet sono mezzi fondamentali dei nostri tempi per la diffusione di un’informazione libera.

Relazione Agcom annuale 2010 in versione integrale (dal sito dell’Agcom)

Fonti: digital-sat.it |   puntoinformatico.it |    ilsole24ore.com

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