Nel 2011 forse l’asta delle frequenze tv liberate per Internet mobile, ma già si litiga per i ricavi

L’Unione Europea ha già intimato nei mesi scorsi, attraverso numerose delibere, che il dividendo digitale delle frequenze televisive nazionali dovrà forzatamente riservare i canali dal 61 al 69 UHF per i servizi di trasporto dati della telefonia mobile entro il 2013. Direttive europee costruite per combattere in maniera decisa il digital divide e per diffondere la banda larga mobile. E anche se la sistemazione delle frequenze procede a rilento con non poche difficoltà nel passaggio dal sistema analogico a quello della televisione digitale terrestre, rimangono ancora oggi irrisolte le incognite tecniche sulla sottrazione dei canali dello spettro e le conseguenze sulle emettenti tv (in particolare quelle locali) che dovranno cederle.

L’Agcom, dal canto suo, lo scorso luglio nella relazione annuale alla Camera dei deputati lanciò l’allarme sulla saturazione futura delle rete mobile, poi timidamente smentito da Telecom Italia. Il presidente dell’Autorità Calabrò ha però recentemente ribadito: «C’è assoluto bisogno di frequenze per la rete mobile. Alla luce della crescita esponenziale di traffico. Tutti quanti gli operatori registrano una crescita di servizi. I giovani li chiedono e gli operatori glieli forniscono, il che dimostra che c’e’ interattività fra domanda e offerta, purtroppo però le frequenze  non sono sufficienti».

Per questo motivo oggi l’Authority spinge per la rapida definizione delle regole della gara pubblica per l’assegnazione delle frequenze degli 800 MHz, quelle da sottrarre alla tv, (ma anche per i 1800 MHz e per i 2500 MHz occupati dalla Difesa); gara che vedrà protagonisti tutti gli operatori della telefonia e delle telecomunicazioni del mercato italiano e che potrebbe fruttare alle casse dello Stato una cifra stimata intorno ai 2/2,5 miliardi di euro.

Le frequenze della tv sottratte ipoteticamente al digitale terrestre (quelle sopra gli 800 MHz) rimangono le più appetibili dagli operatori per qualità ed efficienza, perchè consentirebbero di coprire in modo efficace gran parte del territorio nazionale e grazie alle nuove tecnologie di quarta generazione della telefonia mobile (con lo standard super LTE) garantirebbero velocità di connessione vicine ai 100 Mbps. Le frequenze sui 2500 MHz invece potrebbero essere impiegate con i protocolli WiMax per Internet wireless fisso a lungo raggio.

L’Autorità per le comunicazioni è decisa a definire quindi le regole dell’asta entro aprile 2011, e ha già messo in moto una consultazione pubblica con i diretti interessati, che dovrebbe terminare entro la fine del 2010, anche se non si ha ancora la minima idea di come ricavare queste frequenze dal dividendo digitale televisivo senza creare un caos nel mercato tv. Inoltre il commissario Enzo Savarese della stessa Agcom, in occasione del convegno Internet chiama Italia dell’AIIP, ha confermato che si vogliono ridurre i tempi entro la fine del 2011 per l’assegnazione del dividendo digitale esterno e delle frequenze occupate dal ministero della Difesa.

Ma anche se la gara non esiste, non è stata ancora definita formalmente, e non ci sono delle regole definite per sottrarre le frequenze alle emittenti tv, tutti si affrettano per carpire la fetta più grossa del ricco ricavato. Il ministro dell’Economia Tremonti ha individuato nei ricavi dell’immaginaria asta la fonte di sostentamento economico per le spese obbligatorie del prossimo famigerato decreto “milleproroghe” di fine anno da ben 7 miliardi di euro. Di contro il neo ministro allo Sviluppo Economico Romani vorrebbe  utilizzare 800 milioni dei ricavi della gara per lo sviluppo della banda larga, vecchi fondi pubblci stanziati dal governo italiano per combattere il digital divide, ma congelati dal CIPE ormai troppo tempo fa e mai più visti.

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