Le start up italiane viaggiano verso il Wi-fi libero e gratuito

free-wifiLe start up italiane viaggiano verso il Wi-fi libero e gratuito (finalmente).

In Italia, scrive Giulia Cimpanelli su Il Corriere Economia, la connettività senza fili sta iniziando a decollare. Erano 5.000 gli hotspot — i punti d’accesso a Internet aperti al pubblico — nel 2011, in due anni sono raddoppiati a 10.200. Forse sono ancora pochi rispetto alla media europea, ma il 64% di questi è gratuito per gli utenti. Sono già sei milioni, del resto, gli oggetti interconnessi con dispositivi mobili: il 20% in più rispetto al 2012.

Tra le nuove società che forniscono connessioni libere ecco Wiman che propone un sistema per connettersi gratis alle reti wi-fi di locali e negozi senza password, ma tramite l’account Facebook o Google+. Nata nel 2012 a Mattinata, in Puglia, in due anni ha già radunato più di 2 mila clienti, 200 mila connessioni mensili e partnership con aziende come Uber, Facebook e Telecom. Ma come funziona? «Vendiamo agli esercizi commerciali un router al costo fisso di 79 euro — spiega il direttore marketing e vendite Stefano Mongardi —. I negozianti possono personalizzare il nome della rete e i loro clienti, per accedervi non devono compilare nessun modulo o richiedere password. È sufficiente che ciascuno entri con il proprio profilo social».

wifi3.0

FreeLuna, della società trentina Futur3, invece vanta 5 mila antenne e 600 mila iscritti in Italia. 1,2 milioni di fatturato dichiarato 2013: «Installiamo antenne che irradiano il wi-fi fino a 150 metri — dice l’amministratore delegato Massimiliano Mazzarella —. L’utente si connette gratis, inserendo nome e password la prima volta. I clienti, invece (cioè negozianti o enti locali), pagano in base all’area da coprire». Diverse amministrazioni pubbliche hanno scelto FreeLuna per connettere aree montagnose o spiagge, ma fra i clienti dell’azienda ci sono anche catene della grande distribuzione come Mediaworld o Saturn e aeroporti come Orio al Serio. Il prezzo per loro parte da 338 euro (per il consumatore, invece, l’accesso al wi-fi è gratis). Nel pacchetto l’azienda offre anche altri servizi: «Copertura pubblicitaria e sicurezza — dice Mazzarella —. Solleviamo dalla responsabilità degli illeciti online chi ospita il sistema». Insomma, se l’utente di una qualsiasi rete FreeLuna entra in un sito illegale, è Futur3 a occuparsene. Copertura sull’emergenza

È diverso il caso di PriMo, un milione di euro di giro d’affari dichiarato. È la rete mobile della startup milionaria Athonet, che sta portando la tecnologia 4G Lte (la banda ultralarga, la più recente evoluzione degli standard di telefonia cellulare) in luoghi e situazioni in passato impensabili. Soprattutto per assistenza nelle emergenze. L’ultimo esempio è la connessione del sistema di videosorveglianza e monitoraggio dei rinoceronti in funzione anti-bracconaggio in Sudafrica. «Tutto è iniziato nel 2012, quando siamo stati a Mirandola, dopo il terremoto, con la protezione civile — dice Gianluca Verin, uno dei due fondatori —. Portavamo una tecnologia mai usata prima in un momento delicatissimo e ci chiedevamo che senso avesse Internet quando la gente non ha più una casa».

Invece ci sono stati accoglienza e riscontro per lo sviluppatore della startup: «A differenza di altri che si concentrano sul rendere il wi-fi più fruibile — dice Verin — Athonet ha scommesso sulla tecnologia cellulare Lte e sulle frequenze che garantiscono ampie coperture anche all’aperto». È sull’uso più efficiente delle frequenze — sia quelle assegnate agli operatori tradizionali (come Tim, Vodafone, Wind), sia nuove porzioni di spettro — che si gioca la crescita della larga banda mobile. Athonet si dice: «La nostra tecnologia — dice Verin — si presta anche alla nuova evoluzione conosciuta in Europa con l’acronimo Lsa (Licensed Shared Access), che prevede che le frequenze possano essere condivise in aree diverse tra soggetti che ne facciano richiesta». Tra i promotori di Lsa ci sono l’Unione Europea e Google.

Fonte: CorrierEconomia

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