Banda larga: annunci e poi rinunci?

In occasione dell’inaugurazione a Roma del BBF/Expocomm 2009, Paolo Romani, vice ministro con delega per le comunicazioni, ha annunciato:«gli 800 milioni per la banda larga arriveranno in due tranche da 400 milioni l’una. Il piano anti digital divide sta comunque andando avanti. Infratel sta lavorando per ridurre il gap avendo a disposizione 500 milioni di euro. Siamo convinti che nelle aree a fallimento di mercato il governo abbia l’obbligo di intervenire. Lo stiamo gia’ facendo per garantire a tutti i cittadini 2 Mb di banda reale».

Ma il Cipe non ha appena bloccato questi fondi? E i ministri del governo non hanno annunciato che verranno utilizzati dopo la fase acuta della crisi economica? Misteri della comunicazione pubblica… E’ certo però che questa società semi-pubblica Infratel (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa – Invitalia) stia lavorando “alacremente” dal 2005 (come annunciò quattro anni fa l’ex ministro Gasparri) con scarsi risultati sul WiMax, ceduto ai privati, e soprattutto sulla diffusione di internet veloce. Nel frattempo Romani, scimmiottando il ministro  della Pubblica Amministrazione, riconferma la favola di Brunetta dei 2 mega garantiti per ogni cittadino.

Il governo continua a ripetere le stesse promesse. L’azione di governo sulla banda larga dice Romani: «continuerà ad agire implementando la rete e investendo presumibilmente dai 6 ai 10 miliardi di euro per dare vita ad un’infrastruttura in parte in fibra e parte in wireless». Questi fondi pubblici del futuro crescono sempre di più ma non si vedono mai.

Il vice ministro, ignorando le indicazioni della Commissione Europea sul dividendo digitale, e mettendo in secondo piano i problemi del divario digitale, ha ammesso le vere intenzioni del piano di sviluppo tecnologico del governo, che considerano in questo momento solo la tv digitale terrestre: «abbiamo deciso che parte del dividendo digitale debba andare agli operatori tv nuovi entranti, ma per la decisione finale relativa alla banda degli 800 MHz» – (che in Europa sarà in parte destinata alla banda larga mobile) – «aspettiamo di vedere cosa decidono di fare le piccole tv locali che non possiamo obbligare a spegnere per l’allocazione delle risorse o alla Tv o alle Tlc. Il nostro modello di switch-off fin da subito ha rispettato la diversità del broadcasting italiano fortemente caretterizzato dalle emittenti locali».

Ma Romani sa benissimo che pur essendo tante in Italia, le tv locali rappresentano solo il 6% del mercato, mentre i nuovi operatori, che stanno occupando tutti gli spazi delle nuove frequenze digitali, sono rappresentati dalle stesse aziende oligopoliste del vecchio mercato tv analogico e costituiscono la grossa fetta del nuovo mercato del dtt.

Fonte: asca.it

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