Confindustria Radio Tv: i numeri della televisione in Italia

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Confindustria Radio Tv pubblica il primo report sul monitoraggio dei canali tv nazionali italiani. Nel 2017 sono 431 i canali televisivi ricevibili dalle principali piattaforme.

Il mercato offre 366 canali prodotti da 69 editori con sede in Italia. Ben 128 canali sono disponibili sul digitale terrestre (98 gratuiti e 30 a pagamento). Altri 63 canali [1] sono accessibili “free to view” attraverso Tivùsat, servizio che ritrasmette via satellite l’offerta del digitale terrestre nelle zone d’ombra del segnale (oltre ad una selezione di canali esteri e locali). Sono questi alcuni dati dell’offerta televisiva italiana che Confindustria Radio Tv (CRTV) intende monitorare periodicamente.

I canali tv in Italia, primo trimestre 2017

L’analisi fa riferimento al perimetro canali a diffusione nazionale, ossia distribuiti all’interno dei Mux nazionali DTT, sulle piattaforme pay-tv satellitare e DTT, e sulla piattaforma Free-To-View (FTV) satellitare TivùSat. Il dato include anche le versioni time-shifted, quelle in alta definizione, 3D e Super HD, i servizi a pagamento in pay-per-view (PPV) e i cosiddetti temporary channel, trasmessi nel periodo considerato. [2]

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Nei primi tre mesi dell’anno (1Q – 2017) sono 431 i canali televisivi complessivamente ricevibili a livello nazionale sulle principali piattaforme, facenti capo a 114 editori (nazionali e internazionali), di cui 69 hanno sede in Italia. [3] Relativamente ai soli editori nazionali, perimetro su cui si concentrano i dati successivi, i canali tv sono 366, di cui 128 presenti sulla piattaforma DTT mentre 294 distribuiti sul satellite (free e pay).

All’interno di questo insieme le versioni time-shifted (+1, + 2, +24) sono 40 mentre i servizi in pay-per-view sono 36.Di fatto l’offerta complessiva di canali tv primari cosiddetti “parent” (escluse le versioni duplicate dei canali HD e time-shift), sulle diverse piattaforme, free e pay, è pari a 222.

Sono 130 i canali accessibili gratuitamente (DTT e TivùSat), mentre sono 236 i servizi a pagamento all’interno dei principali bouquet nazionali. Tra quelli gratuiti, 98 sono presenti sulla piattaforma DTT. Di quelli a pagamento, 207 canali tv sono sulla piattaforma satellitare mentre 30 sul DTT. Le offerte a pagamento hanno complessivamente oltre 70 canali in alta definizione.

Gli editori con il maggior numero di canali tv (con oltre 2 canali) sono Sky Italia (119) seguito da Mediaset (39), Rai (26), Fox International Channels Italy (24) e Discovery Italia (21). Tutti presentano un’offerta diversificata tra gratuita e a pagamento, ad eccezione dell’operatore di servizio pubblico Rai, con una offerta tv completamente gratuita e di Fox Channels completamente a pagamento.

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I canali in alta definizione sono complessivamente 105 (28% del totale) al netto delle sovrapposizioni sulle diverse piattaforme. Un canale trasmette contenuti 3D e un altro in Super HD (entrambi su pay-tv Sat). Dei canali in alta definizione 13 sono “solo HD”. I canali in alta definizione sono presenti principalmente sul satellite (93). Il numero dei canali in alta definizione accessibili gratuitamente (su DTT e TivùSat) sono 28, in forte crescita nell’ultimo periodo.

L’obiettivo del monitoraggio, scrive Confindustria Radio Tv dal suo sito web, è anzitutto fornire i dati dell’offerta televisiva nazionale e dar conto della sua ricchezza e varietà, che si misura in numero e qualità dei servizi offerti, ma anche di pluralismo degli operatori. Si intende inoltre fotografare l’evoluzione dell’offerta nel tempo. Monitoraggio reso tanto più necessario poiché ci si appresta, in coordinamento con gli altri Paesi UE, a liberare una parte pregiata delle frequenze fino ad oggi assegnate alla trasmissione via etere (analogica prima, ora digitale terrestre): ci riferiamo alla cosiddetta banda 700 Mhz (694-790 MHz) che verrà assegnata agli operatori mobili per l’offerta di connessione ultralarga di nuova generazione (5G).

Il refarming della banda 700 MHz, come noto, è previsto entro il 2020 con una flessibilità di due anni per motivi debitamente giustificati (problemi di coordinamento transfrontaliero irrisolti, necessità e complessità di assicurare la migrazione tecnica di un’ampia fetta di popolazione verso standard di trasmissione avanzati; costi finanziari della transizione superiori ai ricavi previsti generati dalle procedure di aggiudicazione; forza maggiore. Decisione 2016/0027 (COD) di imminente pubblicazione).

Tale migrazione richiederà una programmazione di sistema che tenga conto della specificità italiana e permetta di trasferire nel progetto delineato dalla UE per l’Agenda Digitale il valore del sistema televisivo nel suo complesso. Il digitale terrestre rimane infatti la piattaforma centrale del sistema italiano per diffusione e penetrazione presso le famiglie e per varietà dell’offerta veicolata, gratuita e a pagamento.

Inoltre digitale terrestre in Italia significa emittenza locale, un settore che conta oggi almeno 350 emittenti fra comunitarie e commerciali che trasmettono oltre 400 marchi di programmi (è una stima ampiamente conservativa, soprattutto per i marchi, il numero si riferisce alle società che hanno ricevuto i contributi 2015): si tratta del precipitato di un comparto che a partire dalla digitalizzazione del segnale ha subito un brusco ridimensionamento. Ma che, ciononostante, appare ancora sovradimensionato per numero di operatori e canali, a scapito della qualità dei servizi offerti e della sostenibilità complessiva. Un comparto tuttavia che è parte della nostra storia di sistema (le prime “tv libere” sono nate a livello locale) e specchio di un Paese culturalmente variegato (campanilismo): non a caso la revisione dei contributi all’emittenza locale, purtroppo ancora in itinere, intende abbandonare la logica dei contributi a pioggia e premiare le realtà più meritorie e rappresentative del territorio, come auspicato dall’Associazione delle tv locali aderente a Confindustria Radio Tv in tutte le sedi istituzionali.

Rimandando allo Studio Economico del settore televisivo italiano, basato sull’analisi annuale dei bilanci, per i dettagli sul comparto locale, si presentano di seguito i dati relativi all’offerta televisiva nazionale a marzo 2017.

[1] In realtà Tivùsat offre complessivamente 88 canali televisivi, di cui 63 sono editi da operatori con sede in Italia.
[2] Nel monitoraggio non sono stati presi in considerazione i canali test, con cartelli, di servizio e quelli che riportano il medesimo palinsesto.
[3] A dicembre 2016 AXN Italia (Sony Pictures Releasing Italia) ha acquisito la società Newco 11 (Television Broadcasting System) che prevede la voltura / trasferimento delle autorizzazioni alla trasmissione digitale terrestre dei marchi Neko Tv e Capri Gourmet (LCN45 e LCN55). Dal 4 maggio è in onda al posto di Neko Tv il nuovo canale per bambini Pop Tv. Negli stessi giorni Scripps Network Interactive ha lanciato il nuovo canale Food Network su LCN 33 del digitale terrestre.

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