Internet Tv in Italia: futuro convergente o utopia?

Da un articolo di Valerio Mariani del 19/12/2010 su lastampa.it:

L’annuncio da parte di Apple di voler rilasciare un App Store anche per le applicazioni desktop estende di fatto lo stesso concetto di scelta delle applicazioni da un catalogo ben noto a tutti gli utilizzatori di smartphone. Avremo un App Store per i computer e, perché no, magari anche uno per le applicazioni installabili direttamente sulla Tv.

Seguendo questo ragionamento, Businessinsider ha intelligentemente esteso il classico modello della classifica di fine anno alle applicazioni per le Tv, stilando una top ten delle 10 applicazioni che una smart Tv dovrebbe avere. In realtà si tratta di interfacce che permettono di accedere a certi servizi, esattamente come iTunes. Attualmente il mercato delle smart Tv è ancora poco diffuso e, per questo, risulta ancora poco immediato installare qualcosa sulla televisione, ma la direzione è questa.

In fondo, una smart Tv è solo un televisore Lcd capace di collegarsi a Internet e con uno “strato” di software che permette di gestire navigazione e servizi. L’ostacolo è dato dalla “chiusura” di questi software che, generalmente, tendono a non dare troppa libertà di personalizzazione, ma presto le piattaforme si apriranno.

Generalmente per sfruttare questo tipo di servizi si deve passare obbligatoriamente per un “intermediario”: per esempio Yahoo! che è stato il primo a stringere un accordo con Samsung per una smart Tv, o Apple, che ha rilasciato anche in Italia il suo “scatolotto” Apple Tv. Ancora, in fondo si tratta dell’estensione al web dei ben noti servizi di Sky, Telecom con il Cubovision e, il primo di tutti, Fastweb.

I dieci servizi che, secondo Business Insider, si dovrebbero installare sulla propria Tv spaziano da quelli di fruizione di film e programmi Tv on demand (Netflix, Hulu Plus, Amazon Video On Demand, Hbo, Mlb.tv per i fanatici di baseball, Nba game time per quelli del basket), ai servizi tipici da Pc come YouTube o Pandora per le Internet radio ai servizi di informazione e di utilità come Cnbc e Accu Weather. La brutta notizia è che praticamente nessuno di questi è disponibile in Europa, anche se, come già ricordato, per i telespettatori del Vecchio Continente ne esistono di equivalenti.

Dalle scelte segnalate si evince che sulla nostra Tv sfrutteremo principalmente servizi di intrattenimento (film e programmi on demand, giochi) e di utilità (dal meteo alle ricette), che la tecnologia esiste già ed è pronta, che gli investitori pubblicitari si stanno già fregando le mani pensando all’opportunità che verrà offerta dall’interattività mediante telecomando e che, riflettendoci un po’, si dovranno fare i conti con un paio di criticità.

In primo luogo la velocità di banda: gli operatori che portano l’Adsl o la fibra nelle nostre case dovranno essere pronti a garantire il servizio: se pago per vedere un film in streaming in Full HD non sono molto contento di vederlo a strappi o di sorbirmi un crash della rete. E qui il palleggio delle responsabilità è facile: l’operatore telefonico non usa mettere nero su bianco un livello minimo di servizio e, se lo fa, si tiene molto cauto, il fornitore dei contenuti fa in fretta a lavarsene le mani scaricando la responsabilità su tutti i carrier che portano lo streaming sino a casa nostra. Una querelle infinita insomma.

La seconda criticità è molto più politica ed è tutta italiana. E’ realmente pensabile che in un paese così “televisivo” come il nostro, per diversi motivi noti a tutti, si possa immaginare una diffusione di servizi a pagamento di fornitori prevalentemente americani e via Internet? Pura utopia. Soprattutto ora che è il momento di far fruttare economicamente il passaggio al digitale terrestre.

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