IT Media Consulting: l’effetto Netflix sui media in Italia

netflix

IT Media Consulting riporta nel suo ultimo studio la rivoluzione dei media in atto conseguente all’arrivo di Netflix e degli Over The Top e della crescita della banda larga nel mercato italiano dei media.

Secondo il nuovo report di IT Media Consulting, società di ricerca e consulenza diretta da Augusto Preta, intitolato “Il mercato Televisivo in Italia: 2018-2020 – L’effetto Netflix”, da qui al 2020 la TV italiana ricomincerà a crescere, ma in maniera più selettiva, alla luce delle innovazioni tecnologiche, della crescente diffusione della banda larga e ultra-larga e dei nuovi pattern di consumo collegati ai servizi non lineari e a richiesta (VOD) on demand.

Oggi il digitale terrestre è la piat­taforma prevalente per il 54% delle famiglie, il satellite per il 30% e la broadband tv per il 16%. Nel 2020 l’uso delle varie piattaforme si livellerà: il terrestre scenderà al 37%, il satellite al 29% e la BBTV raddoppierà al 34%. Secondo IT Media, la modalità di ac­cesso primario per i conte­nuti tv fra due anni non sarà più la tv gratuita ma quella a pagamento, «una profon­da, radicale trasformazione, anche culturale, del nostro paese». Nel mercato della pay-tv la piattaforma più uti­lizzata non sarà più il satel­lite (scenderà dal 44% al 30%), ma appunto la BBTV, che salirà dal 38% di oggi al 61%, da terza a prima piattaforma in soli tre anni. «Impressionante in questo senso il fatto che ancora nel 2017 il broadband era la terza piattaforma e in appena 3 tre anni diventerà la prima e ampiamente prevalente», si legge in una nota del report. Lo conferma la stessa Sky che in Italia ha già messo in atto la nuova strategia multipiattaforma.

Sono i mutamenti previsti a causa dell’effetto Netflix dovuto appunto alla dif­fusione della banda larga e al suo utilizzo sempre più inten­so come piattaforma di distri­buzione televisiva con nuove offerte, al cambiamento delle abitudini di visione orientate all’on demand e a alle scelte strategiche dei maggiori ope­ratori oltre che alla crescita di quelli più piccoli.

Ad esempio la TV trasmessa sulla banda larga avrà raggiungerà 8,5 milioni di abitazioni partendo dai 3,8 milioni del 2018, a un notevole tasso di crescita media annua del 25%. Per la piattaforma DTH (Direct To Home, le tecnologie che consentono la trasmissione dei segnali tv direttamente nelle case degli utenti tramite un ricevitore) si prospetta un periodo di leggera flessione: in conseguenza da un lato del limitato ma costante incremento del mercato Free To Air, da attribuire alla piattaforma Tivùsat e dall’altro all’opposto della diminuzione degli abbonati satellitari di Sky, in virtù della scelta nuova strategia multi-piattaforma e dell’ingresso sempre più deciso nel broadband nei prossimi anni.

Il mercato televisivo crescerà nei prossimi due anni, a un tasso medio annuo (CAGR) nel periodo considerato del 3,4%. In questo modo, si raggiungerà quota 8,8 miliardi di euro, grazie soprattutto al vero e proprio scatto previsto fra il 2019 e il 2020. La maggior parte di ricavi arriverà dalla pay-tv (43% nel 2020, ora al 40%), men­tre caleranno i ricavi dalla pubblicità sarà ancora sotto (-2%, dal 38% al 36% in due anni), come pure scenderanno i ricavi dal canone Rai.  All’interno dei ricavi pay, poi, il satellite scenderà (dal 78 al 68%), mentre la broa­dband tv salirà al 26% dal 9 attuale, nonostante rica­vi medi per abbonato siano molto più bassi.

Nel 2020 secondo le previsioni del report si do­vrebbero vedere gli effetti della diffusione della banda larga e del maggiore uso dei servizi on demand non solo da parte dei più giovani. Il segmento broadband triplicherà infatti nello stesso periodo passando dal 9% al 27%. Il VOD (Video on Demand) nella duplice forma, per abbonamento (Svod , stile Netflix) e a consumo (Tvod, stile Chili), diventerà una componente sempre più ri­levante della pay-tv, rappre­sentando alla fine del 2020 quasi il 20% del totale. «Un cambiamento significativo», commenta Preta, «anche se il VOD non si sostituirà alla pay-tv tradizionale, che mantiene le proprie risorse. Rispetto ad altri paesi come Usa, Regno Unito e Nord Europa, non dà luogo ancora a fenomeni di sostituzione, il cosiddetto cord-cutting».

La radicale trasformazione del mercato dei media sarà segnata dal progressivo abbandono della tv Free-to-Air come modalità di accesso primaria ai contenuti televisivi, con l’esplosione anche in questo caso della pay-tv che passerà dall’attuale 42% a fine 2018 al 55% del totale famiglie italiane. Questo mutamento comporterà una ridistribuzione della torta dei ricavi del settore. I tre maggiori operatori scen­deranno per la prima volta sotto il 90% e arriveranno intorno all’83% per far posto agli altri player che passe­ranno dal 9% al 17%. Sky sarà sempre prima e dovrebbe riuscire a non far calare troppo la propria quo­ta di mercato, la Rai dovreb­be scendere dal 28 al 25,5%, senza grandi scossoni grazie al canone, e Mediaset, più esposta sul lato pubblicita­rio, dovrebbe passare dal 27 al 23%.

Fonte: ItaliaOggi | itmedia-consulting.com

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