Mediaset patteggia col Fisco 28,6 mln

Non bastava il meno 12 per cento di ricavi pubblicitari nell’ultimo semestre e il fatto che le azioni abbiano perso il 40% nell’ultimo anno (anche se la settimana scorsa sono risalite) e che il valore dell’azienda sia sceso a circa un miliardo e otto (al momento in ogni caso non sono arrivati segnali di una possibile Opa).

Per Mediaset nei giorni scorsi è arrivato un altro duro colpo da digerire: ha dovuto pagare quasi 30 milioni al fisco pur di evitare ulteriori guai con l’Agenzia delle entrate e con la Giustizia. Un conto da ventotto milioni e seicentomila euro, per l’esattezza. E per fortuna che l’incendio è stato domato prima che il fuoco si propagasse a tutta la casa.

L’azienda di Cologno, infatti, ha scelto dopo alcune settimane di “riflessione”,una soluzione di compromesso. Ovvero di concordare l’esborso con il Fisco. Tutta “colpa” della Guardia di Finanza che qualche mese fa, in uno dei soliti ‘blitz’, spulciò tra le carte dell’azienda del Biscione. Del resto lo stesso Silvio Berlusconi si è sempre lamentato degli eccessivi controlli nei confronti dei suoi gioielli di famiglia, denunciando un accanimento verso le sue aziende da quando è entrato in politica, con controlli che solitamente si concludono con un nulla di fatto.

Questa volta, però, qualcosa non è andato liscio. Una delle società controllate, Mediaset International, secondo i resoconti delle Fiamme gialle operava in Italia, a Cologno Monzese e certamente non in Lussemburgo. Poco importa che la società in questione abbia sede proprio nel piccolo stato situato al centro dell’Europa. L’accertamento ha portato alla conclusione che la testa e il cuore dell’azienda si trovano in Italia. E quindi bisognava comportarsi di conseguenza dal punto di vista fiscale. Così, secondo i riscontri fatti, non è stato.

Per questa ragione è scattata l’accusa di omessa dichiarazione. Per una cifra complessiva di quasi sessanta milioni. L’omessa dichiarazione è un reato, previsto dall’art. 5 D.Lgs. 74/2000, che punisce con la reclusione da 1 a 3 anni di reclusione “chiunque al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto non presenta la dichiarazione ai fini delle imposte sul reddito o dell’Iva ,pur essendovi tenuto”. Con l’entrata in vigore della legge n.148 del 14 settembre 2011, la soglia di punibilità del reato di omessa dichiarazione è stata ridotta da 77.468,53 euro a 30.000,00 euro. Secondo la prassi la segnalazione della Guardia di Finanza arriva anche all’autorità giudiziaria che è tenuta ad interessarsi del caso. E così è accaduto.

Ora il “dossier” resta aperto per gli amministratori della società della Fininvest con sede all’estero ma si è scongiurato che le fiamme arrivassero anche ai piani superiori (in ogni caso Berlusconi non rischiava nulla). Certo la cifra di 30 milioni non è irrisoria. Soprattutto se si tiene conto della crisi economica che ha colpito anche tutte le aziende del Cavaliere. Compreso il Milan, che quest’anno ha dovuto vendere per necessità di bilancio i suoi calciatori migliori, ovvero Ibrahimovic e Thiago Silva, e ha lasciato liberi quelli con contratti “pesanti” in scadenza, da Gattuso a Seedorf fino a Van Bommel e Nesta. Per di più l’ex presidente del Consiglio ancora allarga le braccia quando qualcuno gli ricorda i 560 milioni di euro versati da Fininvest a De Benedetti.

Fonte: Il Secolo XIX

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