Effetto DAZN, in Italia lo streaming supera le pay-tv tradizionali

numero abbonati dazn 2018

Secondo lo studio di AT Kearney a fine 2018 per la prima volta in Italia si sono registrati più abbonati streaming (5,5 milioni) rispetto a quelli della pay-tv tradizionale (5 milioni). È l’effetto DAZN.

I numeri dello studio della società di consulenza americana riportano una crescita globale del settore pay-tv: il dato aggrega­to rilevato tra abbonati delle tv a pagamento tradizionali (come Sky o Mediaset Premium) e quelli degli Over The Top (come Netfiix o Amazon Prime Video) è passato dai 6,8 milioni del 2015 ai 10,5 milioni del 2018 con una crescita media aggre­gata del 16% annuo. Nel periodo 2015-2018 però il numero di utenti iscritti alle piattaforme OTT è aumentato a un tasso medio annuo del 100%, men­tre quelli della pay-tv sono calati del 7%.

In parte la crescita degli Over The Top in Italia è stata ispirata e spinta dall’ingresso di DAZN. La piattaforma di streaming sportivo, che fa capo a Perform group, acquistando di­ritti tv della Serie A ha di fat­to spostato un buon numero di clienti da Mediaset Premium allo streaming legale. Guardando i dati, nel 2016 il numero di abbonati stre­aming complessivo era di 1,3 milioni, con quote di mercato divise fra Netfiix (35%), TIMVision (30%), Infinity (15%), NOW Tv (15%) e con Amazon Prime Video che non arrivava nemmeno al 2%. Nel 2018 il numero complessivo di abbonati è cresciuto fino ai citati 5,5 milioni. Le no­vità sono state appunto DAZN, che detiene già il 22% del mercato (quasi 1,3 milio­ni di clienti), e Amazon Prime Video (balzata in due anni dal 2 al 20%).

«Secondo le nostre stime, il 20-25% di questi 5,5 mi­lioni posseggono più di un abbonamento», spiega Claudio Campanini, amministra­tore delegato di AT Kearney Italia intervistato da MF – Milano Finanza. «Senza contare che molte di queste piattaforme permettono di interrompere e riprendere l’abbonamento in modo facile e imme­diato, una caratteristica che piace molto agli utilizzatori ma che rende più com­plessa la rilevazione della penetrazione. E soprattutto si traduce in una quota di mercato a valore molto più ridotta».

«Ha innescato tutto Netflix», spiega Campanini, «che sta cambian­do radicalmente le regole del gioco nel settore». Netflix ha infatti iniziato come aggregatore e «ora si sta spostando verso la produzione di contenuti propri, avendo annunciato 8 miliardi di dollari di inve­stimenti annui in quest’area per produrre un numero importante di titoli di serie tu e film ogni mese, questi ultimi proposti in tempi molto ravvicinati rispetto all’uscita al box office o addirittura in contempora­nea. Il tutto per sostenere l’unicità della propria piattaforma». I grandi produttori di contenuti, come Disney e 20th Century Fax, si stanno pertanto aggregando «per­ché le economie di scala nella produzione di contenuti saranno fondamentali per competere sulla qualità del prodotto», spiega ancora Campanini. «Non solo; è ormai evidente che chi possiede i diritti, come la Formula 1, l’NBA, HBO o Disney stessa, sta pian piano proponendo diret­tamente servizi di streaming integrandosi nella distribuzione e negando in molti ca­si il proprio contenuto di pregio a Netfiix».

Nel caso dello sport l’esclusiva del conte­nuto per mercato geografico e la necessità di una trasmissione live rende le dinami­che competitive diverse: i grandi Ott Usa non hanno preso una posizione chiara. «Inoltre la sostenibilità dello sport a me­dio-lungo termine agli attuali valori dei diritti è ancora un grosso punto di doman­da per un secondo entrante sul mercato, come si configura un Ott in questo seg­mento», sottolinea il numero uno di AT Kearney Italia.

Ma quale sarà il futuro della tu free e di quella pay tradizionale? Il destino sembra segnato dalla necessità di un profondo ripensamento. «La sfida sarà cambiare e adattare i rispettivi modelli», commenta Campanini.«La tv generalista free dovrà svecchiare l’audience e seguire il consumatore nell’ampliamento del­le modalità di utilizzo al di fuori dello schermo televisivo in modalità streaming e on demand».

Per le pay-tv l’evoluzione potrebbe invece essere paradossalmente anche più complicata. «L’unicità del con­tenuto, in particolare di quello sportivo, rimarrà il driver fondamentale. La vera sfida sarà legata al contenuto non sporti­vo. Molte pay hanno lanciato piattaforme OTT in chiave difensiva. La capacità dige­stire la migrazione in atto verso gli Over The Top, minimizzando la riduzione del valore sulla base clienti, sarà alla base della so­stenibilità futura», conclude Campanini.

Fonte: MF – Milano Finanza

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