Agcom: via obbligo di cinema italiano per canali TV senza film

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Agcom: i canali TV che non trasmettono film non saranno obbligati a investire nel cinema italiano indipendente, anche se comunque sono sottoposti alla quota minima di investimento nelle opere europee. Arriva il bollino made in Italy.

È una delle novità introdotte dalle modifiche della Legge di Bilancio al regolamento Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) sulle quote europee per la televisione. Il regolamento, pubblicato venerdì 25 gennaio sul sito dell’Authority, fornisce alcuni dettagli applicativi sul decreto Franceschini del 2017 che oltre a introdurre gli obblighi per gli Over the Top fornitori di servizi media audiovisivi ha innalzato le quote per gli operatori lineari tradizionali.

Per i broadcaster nazionali privati da una parte salgono gli obblighi di investimento nelle opere europee di produttori indipendenti (dal 10 al 12,5% degli introiti netti annui a partire da luglio sino al 15% del 2020, tutte percentuali più alte per la Rai), ma le sottoquote riservate al cinema italiano (dal 3,2 al 4,5% degli introiti) non si applicano se il canale ha trasmesso nel corso dell’anno meno di 52 film. Si tratta di un numero non scelto a caso dall’Autorità guidata da Angelo Marcello Cardani ma preso a esempio dalla legislazione francese in materia. La deroga serve a tutelare quei canali che per loro natura non hanno film in palinsesto o ne hanno molto pochi (per esempio le tv per bambini).

Chi invece è tenuto a investire nei film indipendenti italiani potrà contare come investimento anche i costi per la promozione e distribuzione, non solo la produzione in senso stretto. Investimento a parte, ci sono poi gli obblighi di programmazione: come previsto dalla legge Franceschini, per i broadcaster tradizionali le nuove quote di opere europee da avere in palinsesto passeranno dall’attuale 50 al 53%, per poi arrivare al 56% nel 2020 e al 60% nel 2021 da rispettare nell’arco dell’anno, tutte percentuali con sottoquote che riguardano le opere italiane.

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Ogni settimana, poi, una parte della programmazione dalle 18 alle 23 dovrà essere destinata a contenuti italiani. Come già si sapeva, inoltre, i servizi di video on demand, da Netflix ad Amazon Prime Video, dovranno riservare almeno il 30% del proprio catalogo a opere europee degli ultimi cinque anni, una percentuale che sarà calcolata sul monte ore dei contenuti messi a disposizione annualmente agli utenti. Gli stessi operatori, poi, dovranno investire almeno il 20% dei propri introiti netti annui conseguiti in Italia per la produzione o l’acquisto di opere europee indipendenti, con la metà di questo budget da destinare in particolare a opere di «espressione originale italiana, ovunque prodotte».

Gli editori sono autorizzati a dare vita anche a soluzioni alternative per rispettare le quote: ad esempio potranno promuovere eventi promozionali di durata mensile, oppure potranno realizzare campagne di valorizzazione di opere tv italiane ed europee sui social network più frequentati.

Il Garante delle Comunicazioni chiede inoltre a Netflix & C. di segnalare i film, le serie, i documentari prodotti nel nostro Paese o quantomeno in Europa con un apposito “bollino” per indicare la provenienza del contenuto televisivo. Le TV online come Amazon Prime Video, Netflix, Infinity, Chili Tv, NOW Tv, TIMVision, Vodafone TV, saranno obbligati quindi a segnalare nelle sigle iniziali dei programmi in modo ben visibile se la produzione è italiana, francese, tedesca, olandese, danese, e via dicendo.

Gli Over the Top sono sottoposti a questi obblighi sia che abbiano una sede in Italia, sia che ce l’ abbiano in altri paesi europei. Dovranno inoltre mettere in evidenza i contenuti europei nella homepage e nelle pubblicità perché siano conosciuti dal pubblico. Le TV che non producono utili, con una quota di mercato inferiore all’1% oppure i canali tematici per il quale non si possono trovare produzioni indipendenti avranno una deroga sugli obblighi delle quote europee.

Fonte: ItaliaOggi | repubblica.it

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