Mediaset – DMT: raggiunto l’accordo per le torri tv

Nel giorno della semestrale peggiore dal 2009, Mediaset annuncia che è stato concluso positivamente l’accordo per la fusione tra DMT e Ei Towers di Elettronica Industriale. E anche se gli utili del Biscione sembrano in caduta libera (-32% a 164 milioni di euro) per colpa del crollo del mercato pubblicitario, il gruppo televisivo può festeggiare la nascita del più grande operatore delle torri di broadcasting tv, un colosso da 800 milioni di euro.

Per il gruppo di Cologno Monzese è certamente una mossa strategica che pone Mediaset in netto vantaggio nel mercato tv in vista del beauty contest che assegnerà gratis sei frequenze e rispetto a tutta la concorrenza, soprattutto nei confronti del competitor Sky sul digitale terrestre. D’ora in avanti infatti chi vorrà trasmettere sul digitale terrestre dovrà necessariamente rivolgersi e stringere accordi con il nuovo operatore guidato dal gruppo della famiglia Berlusconi. Per DMT di Alessandro Falciai,  nata da una costola di Elettronica Industriale, per far fronte alla crisi e ai nuovi scenari di mercato (che tendono sempre più a creare monopoli) la fusione è come un ritorno a casa Mediaset, che comporterà un’espansione con più di 3 mila torri di cui 2300 di proprietà.

Tecnicamente Ei Towers, la newco dove Mediaset ha conferito i suoi asset, sarà incorporata dentro DMT con un concambio di 34 nuove azioni Dmt ogni 401 di Ei. Il fondatore Falciai perde il controllo e si diluisce dal 39% al 14% (Mediaset avrà il 60%), ma viene compensato da una generosa valutazione di DMT (317 milioni contro una capitalizzazione di Borsa attuale di circa 230). L’ingresso di Mediaset, assistita da Banca Imi, Bnp e SocGen, porterà in DMT (assistita da Unicredit, Lazard e Vitale&Associati) anche a un ricambio al vertice: Falciai lascerà la carica di presidente e ad. Al suo posto arriverà un management targato Cologno: il candidato principale è Guido Barbieri, il direttore della newco Ei Towers. Il closing della fusione avverrà a dicembre 2011. Per il via libera definitivo occorre anche l’approvazione dell’Antitrust, richiesto in ogni acquisizione: ma diversamente dal solito, questo non sarà un passaggio formale perché l’unione, riferivano ieri alcuni analisti, potrebbe porre qualche questione sugli assetti del mercato.

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