Tv Digital Divide

Blog sul mondo della Tv Digitale Terrestre e della rete Internet

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Categoria: Discussione

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20
2013

Rai, Mediaset e La7: un piano comune per sbarcare sulla Rete?

20 mag 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Discussione, Internet, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Il mercato pubblicitario continua a registrare il segno negativo. Dopo un 2012 horribilis, alla fine di questo primo semestre si prevede un altro -18%. Secondo le analisi di Mediaset forse il calo si fermerà a meno 10% a fine anno, anche se altre fonti calcolano che gli incumbent della tv italiana faranno meno 12,2%.

In sette anni, dal 2006, il mercato pubblicitario italiano ha perso il 30% del suo valore: da 10 a 7 miliardi. Un gigante come Unilever che spendeva in Italia 90 milioni l’anno, ha tagliato il budget a 65 milioni. L’ultimo report di SocGen su Mediaset parla di ricavi in calo e stabili sui 3,4 miliardi nei prossimi tre anni (3,7 nel 2012) e margini in drastico calo.

Indietro non si può tornare, scrive Stefano Carli su la Repubblica Affari&Finanza, e le tv devono prepararsi a operare i cambiamenti necessari in questo scenario di crisi. Le tv tradizionali dovranno fare i conti con l’arrivo delle nuove tecnologie connesse e di rete, dovranno affrontare nuovi modelli di business, se non vorranno imboccare la via di un lungo e inevitabile declino.

Le vie d’uscita? A viale Mazzini come a Cologno Monzese ci si pensa. Ci pensano anche in Sky, dove hanno problemi un po’ diversi. E ci pensa anche Cairo alle prese in queste settimane con la presa di controllo di La7, dove ha appena confermato come ad Marco Ghigliani che ha ribadito la strategia dei tagli: dopo la Dandini, via anche la Parodi maggiore.

Carli ipotizza uno scenario ideale (ma forse impossibile): Rai, Mediaset e La7 potrebbero unire le forze per realizzare una piattaforma italiana per l’accesso da Internet ai palinsesti di tutti, un po’ com’è stato fatto parzialmente per il satellite di Tivù Sat. Ci sarebbe la solita blanda concorrenza tra i network come oggi su contenuti, e si manterebbe il medesimo mercato della raccolta pubblicitaria, con i costi di gestione in sinergia, compresa la eventuale riscossione di contenuti premium a pagamento. In questo modo i broadcaster italiani potrebbero evitare il rischio di essere marginalizzati dalle Internet company.

Google, che già aveva presentato la settimana prima il lancio della sua pay-tv su YouTube, ha annunciato che sempre YouTube offrirà sul mercato la possibilità di mettere in rete dirette tv in streaming. Non lo offrirà certo agli utenti della rete, i blogger e al crowd journalism ma alle major e a chi produce news e fiction e trasmette in diretta eventi (campionati, olimpiadi), ossia alle tv. E anche Netflix e Amazon sono pronte a produrre contenuti premium di qualità.  Insomma, il rischio è che domani per vedere un programma Mediaset o Rai via Internet si debba andare su YouTube. O, peggio, che Rai, Mediaset e compagnia si riducano a livello delle tv locali di oggi.

Il passaggio (secondo molti obbligato) è invece quello sul satellite. In vista della liberazione delle frequenze terrestri 700 MHz a favore della banda larga mobile (prevista entro il 2015), Rai, Mediaset e La7 potrebbero andare su una comune piattaforma sat (che già esiste) per poter fare una vera alta definizione, moltiplicare i canali e casomai sperimentare il 3D. I  broadcaster potranno risparmiare sulla gestione di un canale: quello terrestre costa 3-4 milioni l’anno, quello satellitare la decima parte. E gli investimenti li fanno gli operatori satellitari, Eutelsat e Ses, che stanno intensificando le visite a Viale Mazzini e a Cologno.

Il mercato della tv a pagamento vede anche Mediaset Premium in forte crisi. Da tempo la pay-tv di Cologno Monzese cerca dei soci. Secondo Stefano Carli l’unico possibile acquirente potrebbe proprio essere il concorrente Sky. D’altra parte Sky e Mediaset un primo accordo operativo l’hanno raggiunto, visto che entrambe offrono in pay tutte le partite di calcio, mentre se le erano aggiudicate in pacchetti separati e pensati per farsi concorrenza. Ma c’è chi pensa che due pay-tv non possano sopravvivere nel mercato.

La logica di fondo è riassumibile facilmente: bisogna smontare le vecchie tv integrate verticalmente, dalla telecamera all’antenna. «Se si vuole valorizzare al meglio i propri contenuti, visti anche i costi di acquisizione o di produzione – spiega Alessandro Araimo, senior partner di Roland Berger – bisogna andare su tutte le piattaforme. In un sistema integrato verticalmente si penalizza, di contro, proprio il valore potenziale dei contenuti. E si innesca un circolo vizioso: meno ricavi da contenuti, meno risorse per produrne e comprarne di nuovi. Una spirale di declino». Un handicap tanto più grave se si pensa che i costi dei diritti stanno di nuovo lievitando. Proprio per l’incremento di domanda che viene dalle Internet company.

E’ anche per questo che Amazon e Netflix stanno entrando (o almeno minacciano di farlo) nella produzione. E’ per questo che anche Sky (che già ha in bilancio un peso dei costi di acquisizione dei diritti che mangia da solo il 66% dei costi totali) sta accelerando sull’autoproduzione. Ed è per questo che Mediaset ha avuto in primavera una programmazione così debole: con la pubblicità in calo fino a giugno hanno pensato che era inutile giocarsi cartucce buone ora e le hanno rinviate nel palinsesto autunnale, che verrà presentato a fine giugno, e che punta a intercettare il rimbalzo del mercato nel secondo semestre.

Comunque anche se a tutti piace lo scenario virtuale del grande accordo, poi, nei fatti, realizzarlo non è affatto semplice. In Mediaset infatti c’è chi rema contro: da una parte Pier Silvio Berlusconi e Franco Ricci, dall’altra Fedele Confalonieri, Gina Nieri e Marco Giordani. I primi due ancora convinti di un modello di tv verticale e integrato, sono i creatori della pay-tv e i più restii ad ammetterne il fallimento. Gli altri invece sono più aperti (per non dire convinti) all’idea di una Mediaset in stile «major»: simile a Sky, aggregatore di contenuti, gestore di diritti e produttore in proprio. Assolutamente neutrale sulle piattaforme da usare. E’ a loro che può far riferimento l’accordo della settimana scorsa con Italia Online a cui verranno forniti video. Mentre Pier Silvio è accreditato di sostenere un progetto rubricato con il nome di Infinity e che punta a realizzare una piattaforma di distribuzione in proprio: in pratica un’estensione di Premium anche al web per gli utenti multiscreen.

Ma è una strategia anacronistica, dice Carli, e che per di più richiede molte risorse e ha tempi di ritorno molto più lunghi e incerti. Soldi in casa Fininvest – non illudano i rialzi di Borsa – non ce ne sono a sufficienza. Tanto più che c’è anche la ristrutturazione Mondadori da gestire. La tv delle larghe intese rischia di naufragare sul nascere. Ancor più che il governo.

Fonte: La Repubblica Affari&Finanza



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15
2013

Digitale terrestre Rimini, interrogazione parlamentare sui problemi del segnale tv

15 mag 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Discussione, Emilia Romagna, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Rimini – Il deputato PD riminese Tiziano Arlotti ha depositato questa mattina alla Camera un’interrogazione – sottoscritta anche dalla collega Emma Petitti – rivolta al ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, per chiedere di ripristinare al più presto la qualità del segnale del digitale terrestre su tutto il territorio della provincia di Rimini e di garantire così il servizio pubblico televisivo Rai, nonché per domandare eventuali interventi riparatori a tutela degli utenti.

In Emilia-Romagna il passaggio al digitale è avvenuto ormai più di due anni fa, ricorda Arlotti nell’interrogazione, ma a tutt’oggi continuano ad essere numerose e diffuse le proteste di cittadini che lamentano disservizi e una cattiva ricezione dei segnali televisivi. «In provincia di Rimini si segnalano in particolare disfunzioni di diversa natura, spesso legate a specifiche condizioni meteorologiche. In alcune zone del territorio ulteriori segnali arrivano e interferiscono anche da altre regioni, come nel caso del ripetitore di Udine, mentre recentemente si sono aggiunti l’abbassamento di potenza del ripetitore localizzato a San Marino e problemi al ripetitore di Monte Nerone».

Conseguenza, la scomparsa periodica della ricezione dei canali televisivi Rai, che saltano temporaneamente e in alcuni casi definitivamente, accompagnati dalla richiesta di ripetere la sintonizzazione. «Questa situazione determina un grave disagio per i cittadini (ed in particolare per la popolazione anziana), che non possono usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo restando comunque tenuti a pagare il canone Rai. Le istituzioni locali hanno già più volte segnalato il problema, e ulteriori disagi si temono da giugno, quando su alcune frequenze del digitale cominceranno a passare anche i segnali dei telefoni cellulari».

Arlotti chiede dunque al ministro quali iniziative intenda assumere al fine di assicurare il più rapido ripristino delle opportune condizioni qualitative del segnale televisivo in tecnica digitale su tutto il territorio, affinché il servizio pubblico venga garantito, e di quali elementi disponga in merito a eventuali pronunce dell’autorità competente sulle anomalie lamentate e all’indicazione di interventi riparatori a tutela degli utenti.

Fonte: AgenParl



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2013

Tivù Sat raggiunge 1,8 mln di smart card attive

05 mar 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Basilicata, Calabria, Discussione, La verità sul digitale, Liguria, Molise, News, Tv digitale terrestre, Valle d'Aosta
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canali trasmessi sulla piattaforma satellitare Tivù SatTivù Sat, la piattaforma satellitare alternativa italiana, ha raggiunto il traguardo di un milione e ottocentomila smart card attive, pari ad oltre un milione e mezzo di famiglie, il 6% delle famiglie italiane.

Le regioni che registrano livelli di penetrazione più elevati, si legge in una nota, sono la Calabria, nella quale il 12,7% delle famiglie ha scelto Tivù Sat, la Liguria (12%), il Molise (11,9%), la Valle d’Aosta (10,4%), la Basilicata (10,4%) e la Sicilia (8,8%). Aree che coincidono con le regioni col più alto tasso di problemi e disservizi della tv digitale terrestre. Il successo della distribuzione delle tessere Tivù Sat (che hanno un costo minimo di spedizione per i soli abbonati alla tv pubblica), è stato determinato dai telespettatori esasperati dagli annnosi problemi cronici del segnale terrestre della tv (a volte a singhiozzo, spesso inesistente), a più di 8 mesi dalla fine del fatidico (e disastroso) passaggio al digitale del Paese.

La piattaforma satellitare, che si pone come concreta alternativa a quella digitale terrrestre, rende accessibili in modo gratuito ai propri utenti (abbonati Rai) 59 canali televisivi, italiani e internazionali, e 38 radiofonici. Ma non tutte le emittenti trasmesse sulla tv digitale terrestre sono ancora accessibili (qui puoi vedere l’elenco e le corrispettive frequenze dei canali Tivù Sat). Il numero di canali però potrebbe salire nei prossimi mesi: Tivù Sat sarà infatti anche l’unica alternativa per tornare a vedere la televisione in caso di interferenze tra LTE e tv digitale terrestre.

Fonte: MF-DJ


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19
2013

Banda larga Lombardia: 20 mln contro il digital divide

19 feb 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Banda larga, Digital divide, Discussione, Internet, La verità sul digitale
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Continua il processo di azzeramento del digital divide in Lombardia. Sono in arrivo infatti 20 milioni di euro di finanziamenti (10 del ministero dello Sviluppo economico e 10 della Regione Lombardia) per completare la diffusione della banda larga anche nei 350 Comuni lombardi, nei quali ci sono ancora aree non coperte, a beneficio di quel 3,5% circa di popolazione che ancora non ha internet veloce.

Ad annunciarlo è stata la Regione Lombardia che ha comunicato  di aver confermato al ministro per lo Sviluppo economico lo stanziamento dei 10 milioni di euro del bilancio regionale necessari per sbloccare anche i fondi dello Stato. La Lombardia è impegnata anche sulla banda ultralarga. A luglio 2012 la Regione ha stanziato 1,1 milioni di euro per la realizzazione di infrastrutture passive (canalizzazioni e fibre ottiche), che costituiscono la principale barriera per gli operatori a fare investimenti.

La rete in fibra ottica sarà di tipo punto-punto in architettura Ftth, Fiber To The Home, e consentirà la connessione in banda ultra larga (velocità superiori a 20Mbit per secondo) di tutte le aziende aderenti all’iniziativa. Il progetto prevede quattro fasi realizzative: a settembre comincerà l’analisi della domanda e la raccolta delle adesioni preliminari attraverso la compilazione di questionari. Sarà quindi poi possibile definire le aspettative delle aziende in termini di servizi di connettività. Questa manifestazione d’interesse costituirà la condizione necessaria per l’avvio dei lavori. La soglia di adesione stabilita dovrà essere almeno pari al 50 per cento delle aziende insediate.

Del resto l’innovazione per le imprese lombarde resta una priorità: sono pronte a investire 14 miliardi di euro entro la fine del 2012. Nonostante la crisi, che riduce comunque gli investimenti, passando da una quota del 5% del giro d’affari nel 2011 al 2% nel 2012. Solo le imprese di Monza e Brianza pensano di investire per il 2012 circa 900 milioni di euro.

Tra gli investimenti sono quelli innovativi i preferiti dagli imprenditori lombardi: 1 su 5 sceglie di investire in macchinari e innovazione. Gli imprenditori che scelgono di più gli investimenti in innovazione sono quelli di Varese (31,1%), Como (22%) e Bergamo (20,5%). E l’innovazione è anche sentita come un’esigenza delle imprese per rispondere alla crisi: creare nuove linee di prodotto e nuovi servizi per diversificare il portafoglio degli ordini è una necessità per il 27,9% delle imprese di Varese, per il 17,2% delle imprese di Monza e Brianza, per il 16,2% di quelle di Milano. Gli investimenti in macchinari e nuove tecnologie sono prioritari per il 16,1% delle imprese di Brescia e gli investimenti in innovazione di processi per il 18% delle imprese di Como. È quanto emerge dalla indagine “Crisi e impresa 2012” realizzata dalla Camera di commercio di Monza e Brianza che ha coinvolto circa 1000 imprese lombarde e da una stima su dati Registro Imprese, Istat.

Fonte: corrierecomunicazioni.it


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feb
14
2013

Numerazione LCN, Sky rilancia la guerra del telecomando

14 feb 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Discussione, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Il colosso televisivo di Rupert Murdoch vuole sgambettare Mediaset e convincere Cardani (Agcom) ad adottare i tre numeri come sul satellite. A rischio i tasti per le tv semigeneraliste e per le tv locali.

Numerazione LCN del digitale terrestre di nuovo in subbuglio. Non bastasse il caos della digitalizzazione in alcune zone d’Italia, è scoppiata di nuovo la guerra per la posizione dei veri network sui tasti del telecomando del televisore. Sky, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, avrebbe in mente di chiedere, in modo deciso, una revisione dei criteri di assegnazione alle televisioni semigeneraliste che occupano i tasti che vanno dal 20 al 30 del telecomando.

Un’idea che, se realizzata, comporterebbe un mezzo terremoto tra colossi del calibro di Mediaset (che è in quella fascia con Iris) e Rai. Il colosso di Rupert Murdoch, guidato in Italia da Andrea Zappia, pare abbia deciso di tornare ad attaccare a testa bassa il Biscione dopo una sorta di tregua armata. Alcune voci di corridoio segnalano che News Corp, che si considera generalista della nuova piattaforma televisiva e che quindi vorrebbe il tasto 10 o 9 del telecomando, ha tentato di far passare la proposta di una numerazione a tre cifre, esattamente quella che esiste sul satellite dove opera in regime pressochè di monopolio.

Su questo punto gli uffici dell’Agcom non sarebbero però propensi a rivedere un provvedimento (la delibera n. 442/12/CONS) che comunque risulta di difficile fattura: da una parte, si devono seguire le indicazioni della giustizia amministrativa, che ha ritenuto non corretta l’assegnazione dei tasti 8 e 9; dall’altra, l’Authority deve contenere l’ondata di proteste delle televisioni locali che non vogliono restare solo nella prima fascia di canali che vanno dal 10 al 19.

Fonti: MF


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19
2013

Social Tv: in Rete svettano X Factor, Report e Servizio Pubblico

19 gen 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Discussione, Internet, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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I faccia a faccia tra i candidati del Pd per le Primarie, ma anche il one man show di Benigni dedicato alla Costituzione italiana e ancora, il talent show X Factor e i programmi di approfondimento politico come Servizio Pubblico, Report e L’Ultima Parola, senza dimenticare contenitori come Agora’ e reality di nuovo conio come Masterchef Italia. E’ lunga la lista delle trasmissioni che si sono aperte con successo a quel nuovo modo di fare televisione che si chiama Social Tv, che permette di fruire i programmi televisivi attraverso la mediazione della rete.

Un fenomeno in crescita che Blogmeter ha seguito con attenzione sin dall’inizio di questa nuova stagione televisiva, un fenomeno scaturito sia per l’espandersi dell’ecosistema di soluzioni hardware e software pensate per il coinvolgimento del telespettatore, sia per le nuove abitudini delle fasce di popolazione piu’ avvezze alla tecnologia, che hanno incominciato a commentare i programmi in tempo reale.

A novembre, ad esempio, la tv ha incontrato la politica nelle due occasioni di confronto tra i candidati alle primarie del centro sinistra. Una miscela esplosiva che ha prodotto risultati senza precedenti. Il dibattito ospitato da Sky ha stimolato 127.426 messaggi, provenienti da 21.072 utenti, per 179 milioni di impression (visualizzazione potenziale degli stessi), mentre il duello Bersani-Renzi andato in onda sula rete ammiraglia della Rai e’ arrivato a 131.847 messaggi, provenienti da 25.074 utenti, per 176 milioni di impression totali.

Sempre per quanto riguarda gli eventi unici, che hanno una intrinseca forza aggregante, a dicembre la trasmissione ”La piu’ bella del mondo” di Roberto Benigni su RaiUno ha dato vita a 74.394 tweet, prodotti da 26.657 autori, per un totale di 52 milioni di impression. Se invece guardiamo le trasmissioni continuative piu’ social degli ultimi tre mesi del 2012 (non sono state considerate le fiction e le serie tv), spicca su tutte X Factor, che ha prodotto il maggior numero di conversazioni: ben 630.391 menzioni su Twitter (di cui 93.503 quelle specifiche all’account ufficiale), in media 70.043 a puntata, con uno show record che ha determinato 115.000 tweet grazie alla presenza dei One Direction. A questi risultati vanno aggiunte le interazioni su Facebook, circa 800.000 per una media di 301 reazioni ad ogni post. Quelli di X Factor sono anche stati i messaggi piu’ ”virali” della stagione: su Facebook quello sulla vittoria di Chiara ha sollecitato quasi 31.000 reazioni, mentre su Twitter ha funzionato quello dell’annuncio della futura partecipazione dei 1D.

Al secondo posto tra le trasmissioni piu’ discusse c’e’ Servizio Pubblico con oltre 240.000 citazioni su Twitter (di cui 33.447 dirette all’account) e 390.504 interazioni sulla pagina Facebook. Al terzo posto Report che ha generato oltre 70.000 tweet (di cui 18.485 indirizzate all’account ufficiale) e oltre 250.000 interazioni sul social network piu’ grande del mondo, in media 513 per ogni status update, un record tra i programmi analizzati. Se poi diamo un’occhiata alle performance dei vari programmi sui social media si notano alcune interessanti presenze. Su Twitter, piu’ di Report, vengono espressamente citati gli account de L’Ultima Parola di Gianluigi Paragone e di Agora’ di Andrea Vianello, due trasmissioni che sopperiscono alla collocazione oraria, attraverso un lavoro di coinvolgimento costante della community, che da’ i suoi frutti. Discorso similare per i risultati di Tv Talk di Massimo Bernardini.

Tra i reality Masterchef Italia ha raggiunto un ragguardevole numero di follower, ma non compare tra i primi dieci per menzioni, dove invece e’ presente Pechino Express. Su Facebook e’ la trasmissione della Gabanelli ad aver accumulato il maggiore capitale sociale nel corso degli anni, seguita da Che Tempo che Fa e Servizio Pubblico. In termini di engagement, pero’, le posizioni si invertono ed e’ la creatura di Santoro a stimolare piu’ like, commenti, condivisioni, post spontanei. Al quarto posto spunta La prova del cuoco, in grado di generare quasi 230.000 reazioni (in media 298 a post) grazie a foto di backstage e ricette. Ottima anche la performance de Alle Falde del Kilimangiaro, con oltre 120.000 interazioni.

Secondo Vincenzo Cosenza, social media strategist di Blogmeter, ”I tratti comuni del successo degli show analizzati possono essere riassunti in tre punti: una strategia integrata di marketing, che parte dall’ascolto delle conversazioni in rete, una gestione costante degli ambienti social, una decisa commistione on air/on line, ribadendo, durante la messa in onda, la propria presenza sul web, mandare in sovraimpressione l’hashtag ufficiale che aggrega le discussioni, valorizzare in diretta le opinioni espresse sui social media. Nei prossimi mesi il pubblico attivo aumentera’, condizionando sempre piu’ il successo delle trasmissioni. Vedremo quanti autori e produttori sapranno venire incontro alle nuove abitudini di fruizione, raccogliendo la sfida del cambiamento”.

Fonte: Ansa


gen
18
2013

TI Media: la vendita non si ferma, Cairo in pole per La7

18 gen 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Discussione, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Anche se dal consiglio di Telecom Italia, riunitosi ieri, è uscita l’attesa fumata nera, l’intricata vicenda della cessione di TI Media non finisce qui. Anzi, il board ha deciso di andare avanti con le procedure di dismissione dell’asset tv e ha rinviato la scelta tra Clessidra-Equinox e Cairo Communication, deliberando però di portare avanti i colloqui con i potenziali acquirenti per «finalizzare le trattative, con l’obiettivo di ricevere offerte definitive e vincolanti», come ha spiegato la società al termine del consiglio.

Il rinvio sarà breve. «Una decisione—ha detto Tarak Ben Ammar lasciando la riunione — sarà presa prima del 7 febbraio», giorno in cui è in programma il board per l’esame preliminare dei conti 2012. I vertici del gruppo telefonico avranno venti giorni per cercare di strappare condizioni migliori per gli asset di Telecom Italia Media, da cui è atteso un incasso di 400-450 milioni di euro.

Secondo Il Sole 24 Ore ora il piatto della bilancia tende dalla parte di Cairo, che vorrebbe acquistare la sola La7 accollando però su Telecom l’ingente pacchetto di debiti della televisione nazionale (si prevede un Ebdita negativo da 75 mln nel 2012). Si vocifera che Cairo potrebbe rilevare la tv con una sorta di dote di accompagnamento da parte dell’ex monopolista tlc per poter sostenere il processo di ristrutturazione. Oltre ai debiti la cessione potrebbe essere accompagnata da ulteriori forme di sostegno, come ad esempio una ricapitalizzazione e pubblicità garantita. Telecom Italia si potrebbe così liberare di un’attività fonte di perdite, e potrebbe mantenere TIMB, l’asset delle frequenze che porta importanti utili (+45 milioni di euro nel 2012).

L’offerta vincolante di Clessidra-Equinox per l’intero pacchetto TI Media rimane invece in piedi. 300-330 milioni con alcuni miglioramenti: sarebbero state abbassate le richieste di contratti pubblicitari garantiti da parte di Telecom, sull’organico da trasferire e sui rapporti finanziari con il controllante. L’operazione, cedendo tutta la partecipazione, frutterebbe 50 milioni di introiti cash per Telecom che potrebbe deconsolidare sia le perdite sia il debito. Alla fine della giornata infine una fonte vicina a Telecom a dichiarato che la prosecuzione delle trattative ha destato soddisfazione in Clessidra.

All’inizio di dicembre il board aveva ritenuto insoddisfacenti le proposte raccolte dagli advisor. La sostanza non è cambiata di molto, ma ci sono sensibili progressi. Le proposte esaminate ieri «riflettono il negativo trend economico-patrimoniale del gruppo Ti Media», ha fatto sapere la società. Sebbene sia stata confermata la volontà di terminare l’avventura nelle televisioni, nel confronto tra Franco Bernabè e il consiglio è prevalsa la volontà di prendere ancora tempo per cercare di non disfarsi di La7 e dei multiplex al ribasso.

È anche vero però che la macchina televisiva costa e dunque tra venti giorni gli azionisti di Telco vogliono avere un quadro chiaro sul futuro dell’emittente. All’orizzonte, secondi i calcoli degli analisti, ci sarebbe anche il rischio di dover ricapitalizzare la società qualora le perdite dovessero oltrepassare i 100 milioni di euro e Telecom non ha motivo per impegnare capitale su un asset già dichiarato non strategico, tanto più alla vigilia di una revisione del piano industriale che prevederebbe incisivi tagli dei costi. In questo contesto, secondo alcuni osservatori, sarebbe maturata la possibilità di considerare anche la liquidazione della società per portarla fuori dal perimetro di Telecom.

Sul tavolo del consiglio sono arrivate quindi due offerte molto diverse. Clessidra ed Equinox si sarebbero impegnate in modo vincolante a estendere l’acquisizione all’intera TI Media (ma senza rilanciare), mentre Cairo, abbbiamo visto, avrebbe confermato l’interesse esclusivo per La7 con pesanti condizioni. La cordata avrebbe tuttavia posto condizioni piuttosto stringenti che limiterebbero il perimetro della cessione lasciando in capo a Telecom alcuni dei problemi della società televisiva. Che va comunque venduta.

Una soluzione potrebbe essere disfarsi subito della tv, rinviando a un secondo momento la vendita dei multiplex, che potrebbero essere valorizzati meglio se non addirittura tornare utili alla stessa Telecom Italia. Bernabè ci starebbe ragionando. E quindi non è escluso che ragioni di opportunità facciano prevalere la proposta di Cairo, a cui era stato sollecitato un miglioramento della proposta. Davanti ci sono venti giorni per chiarire il quadro e tirare le somme.

Fonti: Il Corriere della Sera | Il Sole 24 Ore


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17
2013

Mediaset: il cliente Premium rende di più. Dagli USA arriva un nuovo competitor

17 gen 2013 - di (Matteo Bayre), Pubblicato in Discussione, La verità sul digitale, News, Tv digitale terrestre
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Si fa caldo il fronte televisivo. Se alcune partite importanti sono state per il momento congelate (Sky-Espresso, vendita di TI Media, e la ricerca di un partner per il digitale di Cologno Monzese), il mercato pare aprirsi timidamente alla concorrenza, e Mediaset sta preparando il bilancio 2012 della controllata Premium.

La pay-tv digitale del Biscione, secondo quanto descritto oggi da MF-Milano Finanza, dovrebbe chiudere l’anno con risultati ritenuti soddisfacenti, soprattutto se si considera il forte impatto che sta avendo la recessione sulla pubblicità e le nuove sottoscrizioni: i ricavi di Mediaset Premium dovrebbero mantenersi intorno a quelli del 2011, quando furono 615 milioni di euro, ma è dalla fidelizzazione degli utenti che arriveranno buone notizie. L’incasso medio per abbonato (Arpu) registrerà infatti un aumento del 12% nel dicembre 2012 rispetto al dicembre 2011 e in crescita sono, a consuntivo, anche gli abbonati che saliranno di 62 mila unità nel secondo semestre 2012 (da luglio a dicembre).

Non è evidentemente un quadro tutto roseo, visto che il rosso dovrebbe aggirarsi intorno a 90 milioni, come previsto, ma la perdita viene considerata fisiologica, dopo la gelata del 2011-2012, e recuperabile nel bilancio complessivo del Biscione, visto che i costi per la start-up televisiva digitale sono stati di fatto inglobati negli investimenti che la televisione guidata da Fedele Confalonieri avrebbe dovuto sostenere comunque per l’attività tradizionale.

Ma i pericoli per Mediaset arriva anche da Oltreoceano. Un nuovo e alquanto robusto nemico è pronto a sfi dare la leadership del Biscione sul digitale terrestre e sulla raccolta pubblicitaria. Si tratta del big Usa Discovery Channel, che con l’acquisizione della romana Switchover Media per 40 milioni è divenuto il terzo broadcaster italiano con il 5,1% di share complessivo grazie a canali di nicchia ma di successo quali Real Time, DMax, Giallo, Focus, Frisbee e K2. Questi ultimi due sono le spine nel fianco sul digitale gratuito dell’offerta kids del gruppo tv di Cologno Monzese (Boing e Cartoonito).

E se ancora la raccolta pubblicitaria del nuovo competitor è limitata a qualche decina di milioni (rispetto ai quasi 2 miliardi di Mediaset), in futuro non è detto che le potenzialità del polo Discovery non fi niscano per emergere. Un altro agguerrito rivale insomma per la famiglia Berlusconi, che da anni deve fronteggiare gli attacchi, sul fronte del business della tv a pagamento, della satellitare Sky Italia di Rupert Murdoch (4,8% di share) che punta molto su sport, cinema e serie tv. Una battaglia che difficilmente Mediaset Premium, l’attività pay del Biscione, riuscirà a vincere visto che dalla sua nascita non è mai riuscita a sfondare.

In questo contesto difficile per tutti i comparti editoriali, dove anche Sky sta fronteggiando un calo degli abbonati (a settembre a 4,8 milioni), il fiore all’occhiello per lo staff di Piersilvio Berlusconi è proprio avere mantenuto tutti i clienti, che dovrebbero appunto attestarsi attorno alla fatidica soglia di 2 milioni (stabili sul 2011), di cui 1,6 milioni attivi con tessera prepagata (in leggero calo sul 2011).

La penetrazione di Premium tra le famiglie italiane è dimostrata, secondo i dati computati a Cologno, dalla crescita degli ascolti Auditel. L’unico canale Premium rilevato da Auditel è Premium Calcio. Le partite domenicali del girone di andata di Serie A nella stagione 2012- 2013 hanno registrato una media di 1,2 milioni di spettatori (share 7.3%) contro 968 mila (share 5.9%) del girone di andata 2011- 2012. Nel 2012, tra gli abbonati, il tasso di abbandono fisiologico è calato rispetto al 2011, mentre la fedeltà sarebbe stata rafforzata dal lancio di Premium Play: il 10% degli abbonati Premium usa infatti l’on-demand con regolarità tutte le settimane e tra loro si registra il tasso di abbandono più basso in assoluto (mentre ogni settimana i clienti Play scelgono anche di acquistare circa 10 mila contenuti in pay per view).

Il leggero incremento dei ricavi Premium 2012 non equilibra il costo crescente dei diritti (soprattutto il calcio) ed è questo uno dei punti dolenti. Quanto alla stasi sulla ricerca del partner (cfr MF-Milano Finanza del 15 gennaio) il ceo di Mediaset, Giuliano Adreani, ha a modo suo confermato: «Noi non cerchiamo nessuno, semmai sono gli altri che cercano noi». Intanto il titolo Mediaset ha perso ieri il 4,43% a 1,75 euro, dopo la grande corsa delle ultime settimane. L’azione ha risentito del downgrade a neutral da overweight da parte di JP Morgan. Gli analisti spiegano che il prezzo dell’azione ha avuto un «rimbalzo spettacolare » negli scorsi tre mesi, nonostante l’outlook difficile per il primo trimestre 2013 e la mancanza di visibilità per il 2013.

Secondo gli esperti ora si dovrebbe prendere profitto e aspettare un miglioramento dell’economia e del mercato pubblicitario prima di iniziare a comprare di nuovo. Alla luce dei dati Auditel su dicembre 2012 e alle recenti mosse di Discovery, ritengono che la concorrenza nella tv in chiaro in Italia stia diventando ancora più aggressiva. Il newsflow, unito alla valutazione relativamente buona di Mediaset, potrebbe portare a prese di profitto. «Dal nostro punto di vista i prossimi mesi continueranno a essere difficili per il mercato pubblicitario nazionale» che vedrà un incremento della frammentazione, commentano gli analisti. «Attendendo qualche novità sulle aste per le frequenze Tv, dal momento che la Commissione Ue non dà ancora il via, segnaliamo che l’operazione di Discovery conferma l’interesse dei gruppi internazionali a investire nel mercato locale», aggiungono gli esperti.

Fonti: ItaliaOggi | MF


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