Archivio del aprile 22nd, 2012
Acceglio (CN) da 2 anni senza Rai. Il sindaco: “Mi pignorino pure l’auto ma non pago il canone tv”
«Ora verranno a prendermi anche l’auto, ma ripeto, io non mollo. E’ diventata una questione di principio». Il sindaco di Acceglio (Cuneo), Riccardo Benvegnù, mentre apre l’ultima lettera di sollecito dell’Agenzia dell’Entrate, ribadisce i termini della sua battaglia avviata in primavera: «Niente segnale Rai, niente canone tv».
La missiva invita il primo cittadino a pagare i 168 euro per l’abbonamento Rai non pagato tra luglio 2o10 e dicembre 2011, più 34 euro di mora, e minaccia azioni di riscossione coattiva. «A tutte le lettere ricevute rispondo sempre alla stesso modo, - dichiara Benvegnù – non pago un servizio che non esiste».
Dal lontano Switch-off del 2010 nell’alta valle Maira infatti tutti i cittadini del piccolo paese di Acceglio non riescono più a ricevere i canali pubblici. In un primo momento furono in tanti a fare lo “sciopero del canone“, ma in seguito ai primi minacciosi avvisi di pagamento molti rinunciarono alla protesta, pagarono e furono pure costretti ad acquistare un impianto satellitare.
A casa del sindaco la Rai è assente: «Non voglio pagare il canone per poi essere costretto a comprare Sky o un’altra piattaforma satellitare. E’ ingiusto. Adesso mi minacciano la riscossione coattiva, ovvero verranno a pignorarmi l’auto. Trovo scandaloso che in un periodo come questo l’Agenzia delle Entrate si accanisca con la povera gente e poi si debba assistere a scandali come quello dei rimborsi ai partiti politici». «Andrò fino in fondo. – afferma l’agguerrito sindaco - Il giorno che aggiustano i ripetitori Rai e mi forniscono un servizio come nel resto del Piemonte, io pago tutto il dovuto, multe comprese».
Fonte: La Stampa Cuneo
Agcom, la preda per controllare la tv (e l’asta per le frequenze)
Da un articolo di Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano del 22 aprile 2012:
La rabbia di Mediaset contro l’abolizione del beauty contest, la gara gratuita per le frequenze televisive, si è raffreddata quando il presidente Fedele Confalonieri ha fatto il ragionamento più semplice: «Aspettiamo le regole che scriverà l’Autorità di garanzia per le comunicazioni, poi decideremo se par tecipare». Non fa una piega. Perché il futuro televisivo dipende proprio dall’Agcom, che entro maggio dovrà rinnovare i vertici.
I numeri dei commissari si dimezza rispetto al passato, ne restano quattro che verranno eletti da Camera e Senato (due ciascuno), mentre il presidente sarà indicato dal governo. Meno poltrone non vuol dire meno potere dei berlusconiani che da anni, prima che Giancarlo Innocenzi fosse costretto a lasciare per l’inchiesta di Trani e le trame per chiudere Annozero , controllano un’Autorità imparziale per definizione. Non sarà neppure necessario puntare al bersaglio grosso, al presidente: al Pdl non dispiacerebbe Antonio Catricalà, attualmente sottosegretario a palazzo Chigi e unico candidato. I berlusconiani sperano di sfruttare la maggioranza relativa al Senato, dove il Pdl è il primo partito, e riuscire a piazzare due commissari confermando il fidatissimo Antonio Martusciello, già fondatore di Forza Italia.
Siccome il meccanismo di votazione potrebbe favorire la destra, il senatore Luigi Zanda (Pd) aveva presentato in commissione un emendamento al decreto “Salva Italia”, ma durante la spedizione all’estero di Monti – e anche per il contributo di Catricalà – la modifica fu respinta. E il rischio è intatto. Non aiutano nemmeno le spaccature del Partito democratico, che dovrebbe esprimere un candidato, ma che non trova una sintesi fra i tanti contrasti interni. Massimo D’Alema spinge per Maurizio Decina, docente di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano; l’area vicina all’ex ministro Paolo Gentiloni sostiene il professore Antonio Sassano (Università la Sapienza), senza considerare le alternative politiche di Roberto Zaccaria (ex presidente Rai) e Carlo Rognoni (ex Cda di viale Mazzini). E l’Udc aspetta serenamente di formulare un nome per il posto riservato ai casiniani. Per l’ennesima lottizzazione mancano soltanto i leghisti, mutilati fra lingotti d’oro e diamanti purissimi.























