Archivio del aprile 6th, 2012
Nielsen: gennaio 2012 pubblicità a -7,1%. Internet cresce a +10,3%
Si apre con il segno negativo il mercato italiano degli investimenti pubblicitari analizzato da Nielsen. Gennaio 2012 chiude a -7,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, per un investimento complessivo, a totale tipologie di comunicazione, di circa 545 milioni di euro.
La televisione, considerando sia i canali trasmessi in analogico e in digitale terrestre, sia quelli satellitari (marchi Sky e Fox), a gennaio ha fatto registrare una diminuzione del -6,3%. La stampa in calo, nel primo mese dell’anno, perde il -8,9% sui quotidiani e il -14,5% sui periodici. Cresce internet, che con 44,236 milioni di euro sale a +10,3%. Positivi anche gli investimenti in outdoor e out of home tv, mentre diminuisce la spesa anche su direct mail e radio.
Confermato nel primo mese del 2012 l’andamento negativo riscontrato nei mesi precedenti per quasi tutti i principali settori merceologici: resta stabile il settore automobilistico (-0,2%), in calo anche la cura persona dopo l’ottimo andamento dell’anno appena trascorso. Continua a pesare il calo d’investimenti nel largo consumo, in particolare alimentari (-6,6%) e bevande/alcoolici (-22,2%). Debole raccolta dalle aziende di telecomunicazioni e distribuzione. Tra i primi dieci settori del mercato pubblicitario italiano fanno registrare variazioni positive i farmaceutici/sanitari (+20,0%) e il settore finanza/assicurazioni (+19,9%). (pubblcitaitalia.it)
Tar Lazio: a Europa 7 spettano altre frequenze tv
Il Ministero dello sviluppo economico deve mettere a disposizione entro 30 giorni le frequenze libere sul Monte Penice (una delle postazioni più importanti per la copertura del digitale terrestre in Lombardia) per Europa 7. Lo ha deciso mercoledì scorso il Tar del Lazio in via cautelativa, rimandando poi all’udienza di merito la decisione sul resto delle frequenze che la pay-tv di Francesco Di Stefano avrebbe dovuto ricevere già nel 2010, e che richiede con mille ricorsi e battaglie da più di dieci anni.
Nell’ennesimo ricorso portato avanti da Di Stefano, Europa 7 reclama le frequenze integrative che lo stesso Ministero si era impegnato ad attribuire nel febbraio di due anni fa. Dopo l’assegnazione del canale 8 VHF, che ha messo fine a un contenzioso durato 11 anni, Europa 7 chiese altre frequenze di appoggio in differenti zone d’Italia, dato che con il solo canale in VHF non riusciva a coprire tutto il territorio nazionale. Il MSE perciò assegnò alla pay-tv 72 siti con relative frequenze per trasmettere verso quel 20% di popolazione non raggiunto, ma in molti di queste stazioni tv le integrazioni non sono mai partite. Per questo motivo Di Stefano si è rivolto ancora una volta al Tar del Lazio chiedendo le frequenze, e inoltre un lauto risarcimento danni da 85 milioni di euro.
Tra i siti mancanti all’appello c’è anche quello importantissimo di Monte Penice in Lombardia, che può irradiare il segnale verso un catino di 11 milioni di telespettatori. Un limite che impedisce a Europa 7 di trasmettere la propria programmazione pay in gran parte del Nord Italia. Lo stesso canale 8 VHF in diverse regioni inoltre è ancora occupato dai canali Rai.
Fonte: ItaliaOggi
Digitale terrestre Veneto. Pettenò (Fsv): “perdurano i problemi in tutta la regione”
«La Giunta regionale del Veneto intervenga presso il Governo affinchè sia assicurata la corretta ricezione del digitale terrestre in tutta la regione». Lo chiede in un’interrogazione il consigliere della regione Veneto, Pietrangelo Pettenò (Fsv) che ricorda i problemi nella ricezione del segnale radiofonico e soprattutto audiovisivo nei comuni di Fregona, Sarmede e Cordignano.
«Le centinaia di firme raccolte dai comitati locali – aggiunge Pettenò – per chiedere la soluzione del problema, che, oltre che negli enti locali, è approdata anche al Parlamento con un’interrogazione a cui il Governo deve ancora rispondere. La mancanza di segnale, specie nelle ore serali, rappresenta anche un ostacolo alle comunicazioni di emergenza, dato che non funzionano nella zona neanche le ricetrasmittenti, e ciò può rappresentare un serio pericolo nei casi più gravi».
«La mancanza di segnale – conclude Pettenò – si è andata accentuando anche in altre zone del Veneto, tanto che alcune amministrazioni comunali stanno valutando di procedere contro la Rai per i disagi registrati nel territorio legati al passaggio al digitale. La mancanza di copertura radiotelevisiva non giustifica il pagamento di un canone per un servizio che non c’è o è molto scadente». (ASCA)
Agcom: il boom di smartphone e tablet spinge la Banda Larga mobile. Cala la rete fissa
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nell’ultimo Osservatorio trimestrale dicembre 2011 registra la consueta e italianissima crescita delle reti mobili, e un preoccupante calo dei quelle fisse. Gli accessi diretti alla rete fissa infatti si sono ridotti nel quarto trimestre 2011 di 400 mila linee rispetto al corrispondente periodo 2010 quale risultato di una crescita degli operatori alternativi, per circa 300 mila linee, e di una flessione attorno ai 700 mila accessi per Telecom Italia.
Conseguentemente la quota di Telecom Italia nel 2011 è scesa (dal 74,3% di fine 2009) di circa 2 punti percentuali, collocandosi sotto il 70%. Vodafone Italia e Wind crescono, rispettivamente, dello 0,7% e dell’1,1%. Rispetto al terzo trimestre 2011, Vodafone si consolida quale terzo operatore di rete fissa (8,1% vs 7,7% di Fastweb). Nell’ultimo trimestre dell’anno, il numero di accessi diretti dei nuovi entranti è ripreso a crescere (+100 mila), dopo la flessione del terzo trimestre 2011. Nel periodo in esame, gli accessi full unbundling sfiorano i 5 milioni, recuperando in tal modo la flessione registrata nel terzo trimestre. La ripartizione degli accessi diretti per operatore posiziona Wind al primo posto (38,5%) tra i nuovi entranti, in crescita di oltre l’1% rispetto a fine 2010. Seguono Vodafone (in crescita al 26,8%) e Fastweb (in flessione al 25,3%).
Negli ultimi 12 mesi la crescita degli accessi a banda larga è stata intorno alle 400 mila linee (rispetto a dicembre 2010), +100 mila rispetto a settembre, superando i 13,4 milioni a fine dicembre. La quota di Telecom Italia (53,2%) scende in un anno di 1,7%, a vantaggio sostanzialmente di Vodafone (11,9%) e Wind (14,8%) che congiuntamente guadagnano circa il 2%. Fastweb si attesta all’11,9%, Tiscali al 3,8%. Aumenta sensibilmente la velocità media di accesso in download. Nell’arco del 2011 gli accessi con velocità nominale pari o superiore a 2 Mega sono passati dall’80,8% all’86,5%. Comunque sempre troppo basse.
Continua nel 2011 la crescita su base annua delle linee mobili con un incremento di sim complessive, sia pure rallentato rispetto al 2010 (1,7 contro 2,6 mln). La quasi totalità dell’aumento è dovuto a sim in abbonamento. Il 45% della crescita della customer base complessiva è imputabile all’utenza affari. Crescono le quote di mercato di Telecom Italia e Wind (entrambe +0,7%) a scapito di Vodafone (-1,3%). Il traffico telefonico (oltre 130 miliardi di minuti nell’anno) risulta in aumento di oltre l’8% rispetto al 2010. Anche gli sms inviati (circa 89 miliardi) continuano a crescere (+3,7%).
Nel dettaglio, l’utenza affari (11,7 milioni in dicembre) cresce nell’anno di quasi 800 mila linee, in linea con quanto registrato nel 2010. Il peso dell’utenza affari aumenta dello 0,7% (dal 12 al 12,7% della consistenza complessiva). Il primo operatore nel segmento residenziale è Vodafone col 33% seguito da Telecom Italia e Wind. Telecom Italia, con oltre il 58%, è largamente leader in quello affari prepagate abbonamento.L’82,7% delle linee attive sono “prepagate”, in leggera flessione rispetto a dicembre 2010 (84,2%). In due anni, le sim in abbonamento sono infatti cresciute di oltre tre milioni. Il fenomeno è soprattutto dovuto alla crescita di smartphone e tablet, per loro natura (accesso a internet, scambio di informazioni) maggiormente fidelizzabili con offerte postpaid. Telecom Italia e Vodafone sono entrambe poco sotto il 33% del mercato “prepaid”, mentre Telecom Italia supera il 45% nel segmento “postpaid”.
Nella larga banda mobile, a fine 2011, infatti le sim che hanno effettuato traffico dati su base annuale sono in crescita del 13,6% a 19 milioni, mentre le chiavette (”Connect card”) segnano un progresso del 12,2% a 6,2 milioni. Si registra pertanto un aumento complessivo di 2,3 mln in un anno di sim che hanno effettuato traffico dati, di cui 600 mila dovute alle chiavette e 1,7 mln agli smartphone, con crescente peso dei tablet. Il traffico dati è cresciuto nel 2011 di oltre il 53%.























