Internet: il governo russo minaccia VKontakte, social network contro Putin

Da un articolo di Nicola Lombardozzi su La Repubblica del 9/01/2012:

Fuggite da Internet, mettete via finché potete le vostre immagini, i vostri filmati, o li perderete per sempre. Il messaggio è incerto, forse addirittura falso, ma sta spaventando molti appassionati russi della comunicazione via web. In una Russia incredibilmente chiusa per ferie, i servizi segreti e altri oscuri incaricati di riportare l’ordine nel Paese, stanno lavorando pesantemente per tarpare le ali alla nascente opposizione contro il governo Putin. Il 20 novembre la tv pubblica non ha trasmesso il video con Putin fischiato per la prima volta dal pubblico. Il 13 dicembre il direttore e l’ad della rivista Kommersant-Vlast vengono licenziati dopo un servizio sui brogli elettorali. E ora nel mirino non poteva che esserci un sito Internet, anzi un social network, il clone russo di Facebook sul quale ha viaggiato il tam tam che ha portato migliaia di persone in piazza nei giorni scorsi e sul quale adesso si prepara la grande, ambiziosa, scommessa lanciata dal cosiddetto “popolo di Internet“: una manifestazione di un milione di indignati contro “il partito dei ladri e dei truffatori”.

Si chiama VKontakte (In contatto). Funziona come Facebook, si può fare amicizia, formare dei gruppi, condividere immagini, filmati, musiche. E idee. Un colosso con almeno 24 milioni di utilizzatori al giorno. Che rischia di chiudere. Schiacciato dalle richieste sempre più esplicite della polizia di conoscere le identità segrete dei suoi iscritti. Devastato economicamente dalle continue incursioni di hacker e altri disturbatori tecnologici che scoraggiano gli inserzionisti pubblicitari. Il suo inventore, fondatore e presidente è – come in ogni storia di Internet – un giovane di 27 anni, Pavel Durov, inseparabile cappellino da baseball e un lieve pizzetto a dare maggiore contegno a lineamenti da bimbo. Da tempo è stressato da strane visite nei suoi uffici di San Pietroburgo e misteriosi crash delle sue pagine web. Ieri avrebbe deciso di arrendersi. “Avrebbe” è il verbo più corretto da usare perché tutto si svolge in una atmosfera orwelliana in cui niente è sicuro, tantomeno le notizie.

Secondo una tradizione cominciata negli ultimi anni dell’era Eltsin infatti, tutti i giornali sono chiusi dal 31 dicembre fino al 9 gennaio. Radio e tv si limitano a stringatissimi notiziari, quasi sempre incentrati sulla cronaca estera. Succede così che l’unica fonte di informazione restano i siti Internet non professionali, spesso di ottima qualità, ma non sempre affidabili. E ieri, in questo misterioso mondo virtuale si è diffuso il testo di una addolorata conferenza stampa di Durov: «Troppo stress, troppe pressioni, la mia vita è rovinata. Dal 15 marzo chiudo tutto». Una bomba, resa più devastante dalle raccomandazioni successive agli utenti: «Avete ancora un po’ di tempo per smantellare le vostre pagine, togliere ogni cosa e salvarla». Tutto vero? Nel dubbio la fuga è cominciata ed è comunque un buon risultato per le forze dell’ordine. Vkontakte, ospita da settimane tutte le foto delle manifestazioni anti Putin, i cori, consigli e mille proclami di ogni genere contro la censura, i brogli elettorali, la repressione. Un campionario che comincia piano piano a disattivarsi rendendo sempre meno pericoloso il sito tanto odiato dal governo.

Gli oppositori che puntano molto sulla potenza e la diffusione del “Facebook russo” giurano che è tutto un falso, una classica opera di disinformazione d’altri tempi. Lui, Pavel Durov, smentisce con appena una riga sulla sua pagina personale che dice solo: «Non penso affatto di chiudere». Ma che sia al centro di una pressione più grande di lui è risaputo. Molti cominciano a non fidarsi e a disertare con prudenza. I più impegnati preferiscono aspettare che almeno i dieci giorni di silenzio finiscano per capire meglio quello che succede. Come ha fatto il leader più amato dai contestatori, il blogger anticorruzione Aleksej Navalnyj che ieri ha augurato il Buon Natale ortodosso ai suoi fan da una spiaggia del Messico. Meglio stare alla larga dalle guerre silenziose.

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