TIM-DAZN, nuove cifre in ballo per Serie A. Senza accordo valuterà l’Antitrust

TIM DAZN

Proseguono le trattative  sul contratto tra TIM e DAZN sulle immagini della Serie A. Nuovi rumors indicano nuove cifre nei negoziati. In caso di fallimento dell’intesa TIM potrebbe richiedere l’intervento dell’Antitrust.

L’atteso accordo tra TIM e DAZN sui diritti tv in esclusiva della Serie A sembra non arrivare mai. Le due parti mantengono il massimo riserbo sul contenuto del nuovo contratto che è ancora in fase di stesura.

TIM non è contenta dei risultati ottenuti con la Serie A su TIMVision, acquistata da DAZN in esclusiva per 340 milioni di euro l’anno. La telco guidata da Pietro Labriola non hai mai confermato o smentito il numero, né ha chiarito se includa investimenti sulla rete e altre tecnologie per migliorare la fruizione dei match in streaming.  Secondo fonti di MF – Milano Finanza, addirittura il vecchio contratto, ora in discussione, potrebbe prevedere un esborso di 410 milioni di euro l’anno (1,2 miliardi in tre anni) per le immagini della Serie A.

Di certo qualche dettaglio in più potrebbe arrivare in occasione del prossimo consiglio di amministrazione di TIM previsto per il 3 agosto, quando saranno presentati i conti trimestrali e i risultati dell’indagine sulla partnership con DAZN. In quella sede dovrebbe anche arriva la ratifica della revisione dell’intesa con la piattaforma OTT.

TIM è pronta a rinunciare all’esclusiva sulla app DAZN ora su TIMVision a fronte di uno sconto sul minimo garantito di 340 milioni (o di 410 milioni) l’anno. Senza l’esclusiva DAZN potrebbe accordarsi con Sky per portare l’app su Sky Q e forse anche per aprire i canali lineari sul satellite (come già accadeva qualche anno fa) a fronte del pagamento di alcune decine di milioni di euro da parte della pay-tv di Comcast.

In caso di mancato accordo tra DAZN e TIM, secondo il parere di alcuni osservatori, Telecom potrebbe attendere la pronuncia dell’Antitrust che ha in corso un procedimento sul contratto commerciale tra le due società. Nell’ipotesi di un parere negativo dell’Agcm partirebbero le sanzioni che probabilmente peserebbero anche sul valore economico del contratto.

Fonte: MF – Milano Finanza

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