Tv Locali e interferenze estere, 30 emittenti pugliesi a rischio chiusura

sulla liberazione delle frequenze tv utilizzate dalle televisioni estere rischia di far chiudere i battenti a una trentina di emittenti locali pugliesi.

Entro il prossimo 31 dicembre, scrive Silvia Dipinto su La Repubblica di Bari, ben 12 multiplex su 18 a disposizione delle emittenti locali della Puglia (due terzi delle frequenze assegnate con il passaggio al digitate terrestre nel 2012) dovranno essere liberati perchè interferiscono con i canali delle tv di Croazia e Slovenia dall’altra parte del mar Adriatico. Se le emittenti non libereranno volontariamente lo spettro si procederà senza ulteriore preavviso alla disattivazione coattiva degli impianti, avvalendosi degli organi della polizia postale e delle comunicazioni.

Secondo le tabelle pubblicate dall’Autorità di garanzia per le comunicazioni dovrebbero lasciare le proprie frequenze Telenorba 7 e Telenorba 8, Radionorba tv, Telebari, Telerama,Telefoggia, Teleradio Padre Pio, Canale 2 Tv, Teletrullo, Delta Tv, Telemax, Antenna Sud, Blustar Tv, Teleradio Città Bianca, Teleonda, Teleblu, Telepuglia Italia, Teleradioerre, Telesud, Studio 100, Canale 7, Amica, Teledauna, Tele A, Napoli Ch, Tv Capital, Puglia Tv, Telepunto 5, Telebasilicata Matera, Super 7, Teleregione, Teledehon, Teleradio San Severo, Tele Acli San Marco. Mentre non dovrebbero avere grossi problemi Tg Norba 24, Canale Italia 84, Canale Italia 83, Telepuglia, TRC, Telelocorotondo, Video Italia Puglia, Teleradio Buon Consiglio, Telemaig, Telecattolica, Telesveva, Canaleotto, RTM, Settegold, Antenna 10, Telecapri. E soprattutto saranno esenti dall’esproprio le tv nazionali che occupano frequenze prive di problemi interferenziali.

L’intervento è di natura emergenziale, spiega l’Agcom, e serve a far recuperare all’Italia “credibilità internazionale”. Il rischio è che nei confronti del nostro Paese venga aperta una procedura di infrazione europea (l’ennesima in tema di televisione). Al momento il clima è di grande incertezza. Non è scontato l’esito della delibera Agcom. I sei canali “superstiti”, infatti, contestualmente allo spegnimento dei dodici interferenti, potrebbero essere riassegnati dal Ministero dello Sviluppo economico ad altre emittenti. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, molte televisioni locali pugliesi (Amica 9 Tv, Canale 7, Studio 100, Telesveva, Tele Blu) ieri stasera alle hanno trasmettesso talk e dibattiti dedicati al tema, con collegamenti tra le diverse redazioni. Le emittenti pugliesi denunciano che una ghigliottina si abbatterà sulle tv locali, se non dovessero essere trovate al più presto soluzioni per arginare questa emergenza.  (Qui un estratto della trasmissione)

Il consiglio regionale e i parlamentari pugliesi hanno chiesto l’istituzione di un tavolo tecnico a Roma e il rinvio della dead line stabilita dalla delibera. «Il 31 dicembre è dietro l’angolo – ha spiegato il presidente Onofrio Introna – dobbiamo tutelare posti di lavoro e, soprattutto, il pluralismo dell’informazione». L’intervento di ispettori che verifichino l’effettiva sussistenza delle interferenze, è quanto invece ha sollecitato il senatore M5S Lello Ciampolillo, membro della commissione di vigilanza Rai. Secondo quanto stabilito dalla legge, poi, le reti nazionali sono attualmente venti, e dunque alle locali bisogna riservare almeno un terzo della capacità trasmissiva. Con la delibera Agcom, però, le reti locali sarebbero meno di dieci. Il governo studia soluzioni per evitare lo spegnimento. «Lavoriamo a un nuovo impianto che ci riporti nella legalità internazionale – ha anticipato Giacomelli in commissione vigilanza, rispondendo al sen. Ciampolillo – dobbiamo riordinare il comparto, senza mettere l’ennesima pezza e rinviare il problema a chi verrà dopo». Una delle possibilità, è quella di integrare l’offerta con nuove frequenze, come le due non assegnate dalla gara per le frequenze tv (ex Beauty Contest).

Il Comitato esecutivo dell’associazione delle tv locali Aeranti-Corallo, riunitosi a Roma, ha deciso una serie di azioni di protesta delle imprese televisive locali, con riferimento alla riduzione delle frequenze operata per asserite problematiche interferenziali con i Paesi esteri confinanti e con riferimento all’esigenza di definire contributi per l’uso delle frequenze digitali analoghi a quanto in precedenza previsto per i canoni delle concessioni analogiche.

Fonte: La Repubblica Bari

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