Tv locali e interferenze estere: Agcom pubblica le modifiche al Piano Frequenze

interferenze lteL’Agcom ha pubblicato ieri sul suo sito il provvedimento di modifica del Piano di assegnazione delle frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre nelle aree locali approvato il 23 settembre scorso.

L’obiettivo è quello di liberare quelle porzioni di spettro che ospitano segnali tv al centro di ripetute proteste internazionali perché disturbano le trasmissioni di Paesi confinanti. Ma nella lista nera dell’Authority vengono coinvolte per ora solo le tv locali. Dai 76 multiplex selezionati un’ottantina di emittenti saranno costrette a lasciare i canali tv entro la fine dell’anno. Spetterà poi al Ministero dello Sviluppo stabilire quali sono le emittenti coinvolte nello spegnimento e di conseguenza la distribuzione dei 20 milioni previsti per l’indennizzo delle tv costrette a lasciare lo spettro.

Il provvedimento dell’Autorità rappresenta la prima fase di attuazione della legge n. 9 del 2014 nella misura in cui individua le frequenze assegnate ad operatori italiani che devono essere escluse dalla pianificazione, in quanto riconosciute e utilizzate dai Paesi confinanti e oggetto di accertate interferenze verso gli operatori esteri. La legge prevede infine il completo riordino di tutto lo spettro radio italiano in vista dell’assegnazione della banda 700 Mhz anche alle compagnie di telecomunicazioni.

La delibera n. 480/14/CONS riporta le tabelle degli Allotments/Assignments dei canali degli stati esteri interferiti dalle emissioni italiane e la tabella dei canali esclusi dalla pianificazione italiana regione per regione. Al provvedimento dell’Autorità sarà affiancato nei prossimi mesi il quadro normativo e regolamentare che completerà il percorso necessario alla piena attuazione della legge n. 9 del 2014.

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Per risolvere il nodo “interferenze” causate ai Paesi confinanti verranno però per sottratte delle frequenze assegnate erroneamente alle emittenti locali dalle stesse Autorità e e da precedenti governi, pur essendo non previste cioè dalla Conferenza di Ginevra del 2006. L’uso di questa parte di spettro ha disturbato per diversi anni le trasmissioni tv di Croazia, Svizzera e Francia. Già risolti invece i problemi con i segnali di Malta.

Agcom prevede che vengano liberati 76 multiplex su tutto il territorio nazionale. Il che significa che un numero superiore di emittenti (ogni frequenza può veicolare numerosi canali tv) dovranno chiudere o “scambiarsi” di frequenza con altre emittenti. Stando alla tabella pubblicata la Regione più “virtuosa” è il Piemonte che dovrà liberare un solo canale. La Puglia (insieme alle Marche) la regione più colpita: su soli tre dei 12 canali pugliesi esclusi dalle future pianificazioni si appoggiano infatti 16 emittenti. Fra i nodi che dovranno essere superati, scrive il Corriere delle Comunicazioni, i problemi posti dalle graduatorie regionali: qualcosa potrebbe non tornare (come al solito) fra i canali “interdetti” e le graduatorie regionali. Molte delle emittenti che trasmettono sui canali incriminati risultano “promossi” dalla graduatoria.

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Nei giorni scorsi l’associzione delle tv locali Aeranti-Corallo ha espresso un giudizio fortemente critico su tale piano, in quanto è inaccettabile che siano soppresse delle frequenze appena assegnate agli operatori per venti anni, a seguito di gare. L’associazione sottolinea anche che in molte zone il numero delle frequenze delle tv locali potrebbe scendere al di sotto di un terzo, riservato per legge al settore. Aeranti-Corallo ricorda che nel 2010, a fronte di una pianificazione che prevedeva l’assegnazione di frequenze coordinate con gli Stati esteri quasi esclusivamente alle emittenti nazionali, l’allora viceministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, rassicurava il comparto, con una nota in cui affermava testualmente che «si farà in modo che le assegnazioni dei canali alle tv locali possano realizzarsi, anche nelle zone di confine, senza restrizioni e/o limitazioni rispetto alle caratteristiche tecniche degli impianti attualmente eserciti» e impegnava il Ministero «a garantire la massima protezione del segnale delle emittenti locali nel caso di attivazioni isofrequenziali negli Stati esteri confinanti».

Aeranti-Corallo esprime, inoltre, un giudizio fortemente critico sulle modalità operative con cui si intenderebbe dar luogo alla procedura di esclusione delle frequenze e alla dismissione delle stesse da parte delle emittenti locali. Secondo le emittenti locali non è, infatti, pensabile che a meno di tre mesi dal termine previsto dalla legge 9/2014 (il 31 dicembre 2014) non siano ancora state trovate soluzioni tecniche e normative per garantire la continuità delle trasmissioni delle circa ottanta imprese televisive che operano sulle frequenze che si vorrebbero dismettere. A parere di Aeranti-Corallo, occorrerebbe da una parte assegnare alle imprese interessate frequenze alternative per continuare le proprie trasmissioni (in particolare i canali 54, 58 e 60, nonché i canali 6, 7 e 11, non richiesti nella gara ex beauty contest) e dall’altra parte occorrerebbe aumentare l’importo delle misure compensative da attribuire a coloro che intendano dismettere le frequenze, in modo tale da pervenire a valori analoghi a quelli resi disponibili per la dismissione dei canali 61-69 UHF.

Fonti: agcom.it | corrierecomunicazioni.it | newslinet.it | aeranticorallo.it

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