
Dopo anni di ristrutturazione profonda, Sky Italia vede la luce nei bilanci e decide di regolare i conti del passato. Depositata una richiesta di risarcimento miliardaria contro TIM e DAZN per l’accordo sulla Serie A 2021-2024.
Sky Italia sembra aver completato la complessa fase di transizione industriale seguita alla perdita della quasi esclusività dei diritti della Serie A nel 2021. I dati di bilancio relativi al 2024 mostrano un EBITDA tornato in territorio positivo per 177 milioni di euro, con ricavi che hanno toccato i 2 miliardi e 348 milioni. Per il terzo anno consecutivo la società guidata da Andrea Duilio segna una crescita, puntando a una generazione di cassa positiva già nel corso del 2025. Un risultato non scontato per quella che molti osservatori avevano frettolosamente definito una piattaforma in lenta agonia dopo il ridimensionamento calcistico.
Nonostante la riduzione del pacchetto Serie A a tre partite in co-esclusiva per turno, il gestore satellitare ha mantenuto una tenuta del parco abbonati superiore alle aspettative, con un tasso di abbandono (churn) ai minimi storici. Tuttavia, il risanamento dei conti non ha ammorbidito la linea della società di Comcast verso i concorrenti. Al Tribunale di Milano è stata infatti depositata una causa civile contro TIM e DAZN, con una richiesta di risarcimento danni che sfiora i due miliardi di euro.
La quantificazione del danno: 1,9 miliardi sul tavolo
La richiesta risarcitoria di Sky si basa sulla gestione dei diritti televisivi del triennio 2021-2024, un periodo segnato dal controverso accordo di distribuzione esclusiva tra l’operatore telefonico e la piattaforma streaming. Secondo quanto emerso dai documenti finanziari di TIM, la pretesa di Sky è così articolata:
- 1,1 miliardi di euro per mancati profitti operativi legati alla perdita di competitività sul mercato;
- 500 milioni di euro a titolo di interessi;
- 380 milioni di euro per il presunto deprezzamento del marchio Sky sul mercato italiano.
Il fondamento giuridico della causa risiede nelle decisioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che aveva già sanzionato l’intesa tra TIM e DAZN (il cosiddetto “Deal Memo Distribution”) ritenendola lesiva delle dinamiche concorrenziali. Per Sky, quell’accordo avrebbe creato un vantaggio indebito, limitando artificialmente la capacità della pay-tv satellitare di competere nella distribuzione dei contenuti sportivi.
La difesa di TIM e le ironie di Labriola
Pietro Labriola, amministratore delegato di TIM, non ha tardato a commentare la vicenda durante la conference call sui risultati del primo trimestre del gruppo. Con un tono che ha lasciato trasparire scetticismo, Labriola ha ipotizzato che la richiesta di Sky possa essere uno strumento per recuperare risorse destinate ad altri investimenti, come il recente rinnovo dei diritti per la Formula 1 fino al 2032.
Sul piano tecnico, la difesa di TIM poggia sulla convinzione che l’accordo con DAZN non abbia mai configurato una chiusura del mercato. All’epoca dei fatti, TIM era ancora un operatore integrato verticalmente con la rete e i suoi listini erano sottoposti a vigilanza regolamentare preventiva, fattore che, secondo il gestore, avrebbe impedito qualsiasi pratica di dumping o di esclusione della concorrenza.
Cosa cambia per l’utente italiano
Nel breve periodo, questa battaglia legale non avrà ripercussioni dirette sulle bollette o sui costi degli abbonamenti per gli utenti finali. Tuttavia, la vicenda evidenzia come la competizione per i contenuti premium resti il vero terreno di scontro tra i broadcaster e i gestori di rete.
Per l’abbonato medio, la stabilità finanziaria di Sky garantisce la prosecuzione degli investimenti in tecnologie come il 4K HDR e l’alta definizione via satellite e fibra, oltre alla tenuta dei canali lineari. Di contro, l’esito di questa causa potrebbe condizionare le future strategie di partnership tra operatori telefonici e piattaforme streaming, riducendo la probabilità di accordi di esclusiva forte che in passato hanno limitato la libertà di scelta del consumatore.
Punti da monitorare nei prossimi mesi
L’ammissibilità della richiesta risarcitoria presso il Tribunale di Milano e i tempi tecnici per la prima udienza.
L’eventuale revisione al rialzo delle stime di utile di Sky nel caso di transazioni extragiudiziali.
L’impatto della causa sulla prossima asta per i diritti accessori o sui futuri cicli della Serie A.
I numeri del 2024 dicono che Sky Italia ha saputo resistere allo scossone tecnologico e di mercato, ma questa mossa legale sa di regolamento di conti postumo. Chiedere quasi due miliardi a TIM e DAZN è un segnale di forza politica più che una necessità di bilancio immediata. La vicenda del 2021 ha segnato un solco profondo: mentre Sky veniva tacciata di essere obsoleta con la parabola, il duo TIM-DAZN inciampava nei limiti infrastrutturali della rete italiana. Oggi che la febbre dello streaming puro si è scontrata con la realtà dei costi, Sky si riprende lo scettro di piattaforma solida e presenta il conto per un triennio che ritiene falsato da intese sottobanco. Resta da vedere quanto di questi 1,9 miliardi reggerà al vaglio di un giudice civile, al di là dei proclami dell’Antitrust.
Fonte: primaonline.it

Matteo Bayre è un esperto di nuovi media e tv digitale, freelance Front Web Developer, SEO Specialist e Web Content Editor. Blogger per passione. Ha una laurea specialistica in Scienze della Comunicazione.


