
La Liga ha ufficializzato la chiusura della propria piattaforma OTT, LaLiga+, le cui trasmissioni termineranno definitivamente il 30 giugno 2026, in concomitanza con la fine della stagione calcistica. La decisione, comunicata dai vertici del massimo campionato spagnolo presieduto da Javier Tebas, pone fine a un’esperienza durata oltre un decennio. Nata nel 2015 con l’obiettivo di dare visibilità a sport e competizioni meno esposti mediaticamente, la piattaforma viene ora definita come un progetto giunto alla sua «evoluzione naturale».
Nel corso degli anni, LaLiga+ ha rappresentato un esperimento pionieristico per una lega calcistica europea. Oltre a trasmettere la Primera Federación (la terza divisione spagnola), il servizio aveva esteso il proprio raggio d’azione a competizioni internazionali di rilievo come la Copa Libertadores e la Copa Sudamericana. Il palinsesto includeva però una vasta gamma di discipline: dal basket della LEB Oro alla pallamano della Liga ASOBAL, passando per volley, atletica leggera, ginnastica ritmica e sport motoristici.
Un mercato saturo e la fuga verso i canali verticali
Secondo le analisi fornite dalla Liga, la chiusura è dettata da un mutamento strutturale del mercato audiovisivo. Se nel 2015 l’aggregazione di diversi sport in un’unica piattaforma era funzionale alla loro sopravvivenza digitale, oggi il panorama è radicalmente diverso. Molte delle federazioni e competizioni ospitate su LaLiga+ hanno sviluppato infrastrutture proprie o hanno trovato collocazioni specifiche su altre piattaforme verticali, rendendo di fatto superflua la funzione di aggregatore del canale OTT.
Il pubblico odierno, inoltre, tende a consumare contenuti in modo estremamente frammentato. Quello che inizialmente era un modello gratuito si era trasformato nel tempo in un sistema ibrido, con pacchetti in abbonamento multisport o dedicati a singole competizioni. La difficoltà di mantenere alta la fidelizzazione degli utenti in un mercato dominato dallo «spezzatino degli abbonamenti» ha probabilmente pesato sulla sostenibilità a lungo termine del servizio, nonostante la solidità economica del marchio Liga.
Verso il miliardo di euro di diritti TV
La scelta di dismettere il canale diretto non coincide con una crisi del comparto audiovisivo della Liga, ma con una fase di espansione economica. Il massimo campionato spagnolo punta a superare il miliardo di euro a stagione per il prossimo ciclo di vendita dei diritti (2027/28 – 2031/32). In questo scenario, la Liga intende cambiare pelle: non più gestore di una piattaforma di trasmissione diretta, ma fornitore di tecnologia, strumenti e competenze per aiutare le singole discipline a distribuire i propri contenuti in autonomia.
Cosa cambia per l’utente italiano
Per gli utenti italiani, l’impatto sarà limitato ma significativo per gli appassionati di calcio sudamericano e sport di nicchia. LaLiga+ era infatti accessibile anche dall’Italia per alcune competizioni internazionali (come Libertadores e Sudamericana) laddove non coperte da esclusive di broadcaster nazionali come Sky o MOLA. Con la chiusura della piattaforma, questi contenuti dovranno trovare nuovi canali di distribuzione o tornare nelle mani di gestori di diritti internazionali che operano sul nostro territorio.
I punti da monitorare nei prossimi mesi
In vista della chiusura definitiva fissata per il 2026, restano alcuni nodi da sciogliere:
- Collocazione dei diritti minori: Sarà necessario capire dove migreranno le competizioni come la Primera Federación e se queste riusciranno a mantenere la stessa qualità produttiva garantita finora dalla Liga.
- Ruolo tecnologico di La Liga: La transizione da distributore a fornitore di servizi tecnologici per altre federazioni dovrà essere messa alla prova del mercato.
- Riflessi sui diritti internazionali: La chiusura potrebbe influenzare le strategie di vendita dei pacchetti sportivi “extra-calcio” della Liga nei mercati esteri, Italia inclusa.
Fonte: calcioefinanza.it



