Copia privata cloud: TAR sospende decreto, AWS vince

Copia privata nel cloud: il TAR sospende il decreto ministeriale, vittoria cautelare per AWS

Copia privata nel cloud: il TAR sospende il decreto ministeriale, vittoria cautelare per AWS

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha accolto la richiesta di sospensione cautelare presentata da Amazon Web Services EMEA, bloccando provvisoriamente gli effetti del decreto ministeriale del 23 febbraio 2026. Tale provvedimento, emanato dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli, aveva rideterminato i compensi per la copia privata, includendo per la prima volta, in un contesto internazionale pressoché unico, i servizi di archiviazione dati in cloud.

La decisione del TAR, emessa lo scorso venerdì 22 maggio in via d’urgenza ai sensi dell’articolo 56 del codice del processo amministrativo, congela gli obblighi introdotti dal decreto almeno fino al 16 giugno, data in cui il tribunale si riunirà per un’analisi più approfondita della questione. La motivazione addotta dal giudice per accogliere l’istanza di AWS fa riferimento alle “difficoltà operative e tecnologiche” che il gestore avrebbe dovuto affrontare per conformarsi alle nuove disposizioni.

Un sistema nato per VHS e musicassette esteso al cloud

Il sistema del compenso per copia privata affonda le sue radici negli anni ottanta, concepito per ristorare autori e industria culturale delle mancate entrate dovute alla riproduzione di opere protette su supporti analogici come musicassette e videocassette. Nel corso dei decenni, il meccanismo è stato esteso a supporti vergini, dispositivi di registrazione e memorie digitali, sopravvivendo all’evoluzione tecnologica che ha visto la quasi scomparsa delle copie fisiche ad uso personale.

La novità introdotta dal decreto Giuli era l’equiparazione dello spazio di memorizzazione remoto offerto dai servizi cloud (come Google Drive, iCloud, OneDrive o AWS S3) a un supporto fisico tradizionale soggetto a tale compenso. Questa mossa ha sollevato forti critiche da parte delle associazioni di categoria e dei gestori di servizi cloud in Italia, che ritengono l’estensione anacronistica e tecnologicamente complessa da implementare.

Le obiezioni e il ricorso di AWS

Il Governo aveva difeso la misura sostenendo che essa recepiva un principio espresso dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea nel 2022, secondo cui il salvataggio di un’opera protetta in uno spazio cloud potrebbe essere equiparato a una riproduzione su altro supporto. Tuttavia, l’applicazione concreta di tale principio al contesto dei servizi cloud ha generato notevoli resistenze.

Amazon Web Services, presumibilmente seguito da altri giganti del settore come Google, Apple e Microsoft, ha scelto la via del ricorso al TAR del Lazio. L’assenza di costituzione in giudizio da parte del Ministero della Cultura e della Fondazione Copia Privata Italia (l’ente terzo interessato alla riscossione dei compensi) ha facilitato la valutazione del tribunale a favore di AWS.

I punti da monitorare nei prossimi mesi

La sospensione cautelare consente ad Amazon di non applicare gli obblighi del decreto fino alla nuova udienza del 16 giugno. In tale occasione, il TAR potrà confermare la sospensione, apportare modifiche o revocare il provvedimento. Una eventuale conferma della sospensione sposterà il confronto sulle questioni di merito, prolungando l’incertezza sull’applicazione del compenso per copia privata ai servizi di cloud storage in Italia.

La vicenda pone nuovamente in evidenza la difficoltà di adattare normative concepite in un’era analogica alle dinamiche del digitale contemporaneo, con implicazioni potenzialmente significative per gli operatori del settore tecnologico e per gli utenti che utilizzano quotidianamente servizi di archiviazione dati in rete.

Fonte: dday.it

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