Diritti tv Serie A, le 11 domande Antitrust a MediaPro

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L’Antistrust ha inviato 11 domande a MediaPro per verificare tutti i requisiti dell’operatore spagnolo/cinese sull’acquisto dei diritti tv della Serie A 2018-2021. Obiettivo: escludere le attività editoriali.

11 domande. Sono quelle che l’Antitrust ha posto a MediaPro Italia, in un documento già anticipato ieri da ItaliaOggi nell’ambito dell’assegnazione dei diritti tv della Serie A del prossimo triennio. 11 domande, tese a escludere, oltre ogni ragionevole dubbio, che Me­diaPro possa esercitare un’attività editoriale e di comunicazione nell’ambito della proposta da un miliardo e 50 milioni presentata alla Lega A.

In sostanza l’offerta di Me­diaPro è stata fatta in qualità di intermediario finanziario e l’Antitrust vuole appunto escludere ogni forma di deroga. Non solo. Dalle domande dell’Autorità si ha la conferma che Me­diaPro ha presentato anche una proposta separata per la realizzazione di un canale tematico.

La prima domanda chiede la descrizione della struttura societaria di Me­diaPro Italia srl e del gruppo cui è ri­conducibile. La risposta, alla luce del recente passaggio della maggioranza in mani cinesi è meno ovvia di quanto si possa credere. La seconda domanda entra già nel vivo del problema e chiede di indicare «eventuali rapporti tra Me­diaPro Italia e altri operatori della comunicazione».

Poi si inizia a entrare più nello specifico con la terza domanda che chiede di «descrivere le attività che saranno svolte da Me­diaPro Italia in qualità di soggetto intermediario indipendente assegnatario dei diritti». In sostanza si chiede la predisposizione a operare secondo il decreto Melandri. E qui, se si vuole c’è un primo trabocchetto. All’articolo quattro si chiede se tra «le attività del soggetto assegnatario rientrano compiti che comportano l’assunzione di responsabilità editoriale». Caratteristiche che, per definizione, non possono essere esercitate da un intermediario finanziario.

In particolare l’autorità fa riferimento alla definizione che la legge Melandri fa di «operatore della comunicazione», ovvero «il soggetto che ha la responsa­bilità editoriale nella predisposizione dei programmi televisivi o radiofonici e dei relativi programmi-dati destinati anche su richiesta individuale, alla diffusione anche ad accesso condizionato su frequenze terrestri in tecnica digitale, via cavo o via satellite o con ogni altro mezzo di comunicazione elettronica e che è legittimato a svolgere le attività commerciali ed editoriali connesse alla diffusione delle immagini o dei suoni e dei dati relativi all’evento, nonché il soggetto che presta servizi di comunicazione elettronica».

Questo Me­diaPro non lo potrà fare, almeno con questo bando. La quinta domanda è, se possibile, ancora più diretta. Si chiede se Me­diaPro Italia o sue controllate siano iscritte agli operatori di comunicazione. Una risposta affermativa escluderebbe Me­diaPro dal bando in quanto, sempre se­condo la Melandri, «la partecipazione alle procedure per l’assegnazione dei diritti audiovisivi è consentita solo agli operatori della comunicazione in possesso del prescritto titolo abilitativo ed agli intermediari indipendenti».

I due quesiti successivi hanno natura prettamente finanziaria e sono orientati a capire, approfonditamente, la consistenza patrimoniale della società e le modalità di riassegnazione dei diritti. Con l’ottavo quesito l’Antitrust ritorna a bomba sulla necessità di non compie­re alcuna attività editoriale. Il progetto di realizzazione di un ca­nale tematico presentato da Me­diaPro in subordine all’offerta per i diritti, fa capolino nel nono quesito in cui si chiede di «chiarire se la proposta sia stata esaminata e illustrare i rapporti tra quest’offerta e l’offerta per il pacchetto Global, indicando le eventuale modalità di realizzazione».

Le ultime due domande, infine, sono legate all’acquisizione di alcune do­cumentazioni. Undici quesiti, quelli dell’authority guidata da Giovanni Pitruzzella che sembrano scritti per evitare ogni possibile risposta elusiva e, di conseguen­za, ogni possibile zona grigia.

Fonte: MF – Milano Finanza

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