Frequenze tv, future alleanze tra gli operatori di rete

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In vista della liberazione dei 700 MHz si profilano nuove alleanze tra gli operatori di rete della tv nell’ennesima rivoluzione del digitale terrestre.

Con l’appro­vazione della legge di Bilancio 2018 è partito il processo che cambierà per sempre il panorama televisi­vo. La liberazione della banda 700 MHz, la porzione di spettro che dovrà essere messa a gara per il 5G e verrà sottratta all’uso delle tv, rivoluzionerà il mercato da qui sino al 2022. Gli operatori na­zionali per la carenza di frequenze saranno costretti a investire sulle nuove tecnologie di trasmissione come il DVB-T2, ma sa­ranno spinti a cercare nuove alleanze fra loro per ottenere le migliori porzioni di spettro. Le emittenti locali dovranno invece lasciare gli attuali spazi per essere tra­sportati da nuovi operatori.

dvb-t2 germaniaSecondo quanto previsto dalla legge di Bilancio (un processo voluto dall’Unione Europea) di qui al 2022 ci sarà un grande trasloco delle emit­tenti televisive. Gli operatori di rete, i sog­getti che oggi detengono i di­ritti d’uso delle frequenze te­levisive, dovranno rilasciarle tutte perché quelle dai 694 ai 790 MHz andranno alle tlc e alla tv resteranno quelle fra i 470 e i 694 MHz. Gli spazi saranno in pratica dimezzati fino ad arrivare a sole 14 frequenze (più una in banda III). Per convivere in così poche frequenze le tv dovranno utilizzare necessariamente una nuova tecno­logia del digitale terrestre, il DVB-T2, unita a un sistema di compressione del segnale più avanzato di quello attuale, l’HEVC (anche se quest’ultima cosa, il codec, non è specificata nella legge di Bilancio).

Di qui alcune conseguenze. Una è per i consumatori: oggi la maggior parte dei televiso­ri nelle case degli italiani non ha la possibilità di ri­cevere il DVB-T2 con il codec HEVC, obbligatorio sui prodotti dallo scorso anno. Per questo nella norma sono previsti 100 milioni di contributi agli utenti finali. Ma ci sarà tempo sino al 2022 per rinnovare il parco tv. La seconda conseguenza è per gli operatori nazionali: i loro diritti d’uso delle frequen­ze saranno trasformati in di­ritti d’uso di capacità trasmis­siva in DVB-T2, proprio perché in una frequenza attuale si avrà più spazio per trasmet­tere, teoricamente il doppio se viene usato il codec HEVC. Solo successivamente saranno riassegnati i diritti d’uso delle frequenze, sulla base di quan­to se ne occupa con la nuova tecnologia. Per le tv lo­cali ci sarà un indennizzo da 304,2 milio­ni per rilasciare le frequenze, poi un beauty contest per indivi­duare i nuovi operatori che le trasporteranno.

persideraIl panorama attuale degli operatori di rete tv vede Rai, Mediaset e Persidera con 5 multiplex ciascuno. Poi Cairo, Dfree, H3G, Europa7 e Retecapri, con un multiplex ciascuno. Anche se non descritto esplicitamente nella legge di Bilancio, gli operatori dovranno formare delle alleanze per ottenere dal ministero i diritti d’uso di capacità tra­smissiva convertiti dai diritti d’uso delle frequenze. Chi infatti parte da una capacità trasmissiva, poniamo, pari a metà di una frequenza (se la conversione sarà di 0,5 per 1) dovrà fare un consorzio con chi ne ha un’al­tra metà, a quel punto otterrà dal ministero la frequenza su cui trasmettere.

In quest’ambito Mediaset è il soggetto che ha la posizio­ne privilegiata nelle alleanze perché anche attraverso la sua società delle torri, Ei Towers, già fornisce i propri servizi alla maggior parte degli al­tri operatori di rete: alla Cairo Communication realizza i l multiplex di La7 in full service, poi gestisce in parte anche Dfree, H3G e Reteca­pri. Rai, invece, con Rai Way ha alcuni clienti regionali ma lavora principalmente per se stessa. Con questi presupposti sembra più facile che Mediaset riesca a forma­re uno o più consorzi necessa­ri per avere assegnata le fre­quenze ed esercitare tutta la propria capacità trasmissiva.

L’altro grande operatore, Persidera, di proprietà di TIM e del gruppo Gedi, oggi in vendita, potrebbe spostare gli equilibri delle possibili alleanze. Per questo motivo sia Rai che Mediaset sarebbero interessati all’acquisto attraverso delle società terze (loro non potreb­bero comprarlo direttamente perché non possono superare i 5 mux). Per avere un cliente con 5 mux o per ottenere un peso maggiore nelle alleanze strategiche. Oggi Per­sidera è in parte cliente di Ei­ Towers, in parte di Rai Way e in parte di Telecom stessa.

Ad aver manifestato inte­resse per l’acquisizione ci sono anche il fondo F2i e Discovery, che potranno spostare la bilan­cia da una parte o dall’altra. Quella di Persidera, però, potrebbe essere una partita che pone le basi per un’evoluzione ancora più futuristica del set­tore: la nascita di un operatore unico della rete. Una società unica che gestirebbe le fre­quenze partecipata da tutti co­loro che ne hanno i diritti d’uso e che diventerebbero operatori virtuali. Attenzione: tutto que­sto oggi non è assolutamente nell’agenda della politica né le norme nella legge di Bilancio lo ipotizzano. Inoltre si parla di operatore di rete unico non di operatore delle torri unico, una cosa che sarebbe possibile già da subito unendo Rai Way ed Ei Towers. Fra i player del settore, però, si comincia già a ipotizzare tutto questo, in vista di un futuro in cui le frequenze terrestri ci saranno ancora ma avranno molto meno rilievo ri­spetto a oggi.

Fonte: ItaliaOggi

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