Google prepara lo sbarco in Tv

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Google prepara lo sbarco in grande stile nel mercato della tv. Mira a diventare il motore che porta ai contenuti tv così come accade sugli altri dispositivi, in particolare sui cellulari.

Per farlo BigG ha pensato a Android Tv, il sistema operativo sviluppato nel 2014 per smart tv e per i set-top-box realizzati da produttori terzi.  Lo sfrutta, ad esempio, il decoder di TIMVision di Telecom Italia. In questo caso la piattaforma permette all’utente di accedere ad applicazioni attraverso lo store Android, alla tv online di TIM, e al digitale terrestre, tutto in un unico dispositivo.

Il colosso di Mountain View mira a essere il punto di partenza della fruizione dei contenuti, grazie alle sue funzionalità di ricerca vocali e ai suggerimenti basati sulla raccolta delle abitudini degli utenti. L’obiettivo è sostituire il vecchio zapping, la fruizione tradizionale della televisione, con un approccio user generated più attuale modello Over The Top / Netflix.

Nell’evento di martedì scorso, Google ha mostrato alcuni pezzi del suo disegno complessivo sull’androidizzazione della casa: l’altoparlante Google Home, un assistente vocale per l’abitazione, la nuova Chromecast, ma è Android Tv il pezzo pregiato di piazzare nei televisori domestici. Per far ciò, Google ha scelto una strada diversa rispetto per esempio alla Apple Tv: mentre quest’ultima fa un prodotto in proprio (in declino) e dal quale al momento non si accede alla tv tradizionale se non tramite app, Google lascia che la propria Android tv sia adottata dai broadcaster e personalizzata. Anzi, Google punta proprio sugli operatori televisivi per sfondare nel piccolo schermo.

«Ci stiamo accordando con molti operatori anche nella tv tradizionale », ha detto di recente Sascha Pruter, il responsabile del progetto Android Tv, spiegando che i telespettatori presentano a broadcaster e pay-tv le aspettative che si sono generate con gli smartphone e si rivolgono a set-top-box come Apple Tv e altri. Lo svantaggio per i broadcaster, continua il manager Google, è però di perdere così il contatto con il telespettatore: ecco perché adottare un set-top-box Android che unisce il nuovo con il tradizionale può fare al caso loro. «Gli operatori», conclude Pruter, «possono così concentrarsi su quello su cui sono veramente bravi. Ovvero offrire una grande esperienza televisiva».

«Il futuro della televisione non sarà composto da un unico player, ma da offerte che si sommano, da un palinsesto che ciascun utente crea da sé», commenta Daniela Biscarini, a capo dei contenuti di TIM. «E quello che noi offriamo va in questa direzione: Google è un partner chiave con cui integrare i miei contenuti e quelli di altri valorizzandoli, grazie anche alla piattaforma di raccomandazione». Per ora le raccomandazioni sui contenuti di TIMVision sono gestite direttamente da Telecom, mentre Android gestisce i consigli su app e altri contenuti online. Perché, come detto, dal decoder di TIM si accede anche all’Android store, sul quale, nonostante Telecom non dia i dettagli, c’è un accordo commerciale di revenue sharing fra l’operatore e Google sugli acquisti degli utenti. TIM entro l’anno lancerà un nuovo set-top-box più potente, sempre basato su Android, in grado di supportare i videogiochi in streaming, mentre in futuro l’attesa è per un dispositivo con hard disk capiente su cui salvare i contenuti.

Google però mira all’accordo con i broadcaster che hanno un rapporto stretto con il telespettatore. L’obiettivo è quello di raccogliere e condividere dati ed esperienze tv per migliorare la fruizione del mezzo e distribuire pubblicità personalizzata. «Il mobile è sicuramente il driver del cambiamento delle abitudini di consumo, anche in ambito televisivo», commenta Augusto Preta di ItMedia Consulting. «E sistemi aperti come l’Android Tv consentono di unire la tv tradizionale con le nuove esigenze. La parte problematica è che tutto questo può trasferire su altri soggetti non tradizionali il potere sul mercato televisivo. Mentre le telco giustamente si stanno portando avanti, il ruolo dei broadcaster rischia così di essere meno rilevante».

Fonte: ItaliaOggi

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