Mediaset – Rai, prove tecniche di polo nazionale delle torri

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Secondo fonti finanziarie citate da Repubblica, Rai Way (65% Rai) e Ei Towers (40% Mediaset) starebbero dialogando per la costruzione di un polo unico delle torri di braodcasting.

La scelta di TIM (ex Telecom Italia) di mettere in vendita la quota di controllo di Inwit apre nuovi scenari nel risiko del mercato delle torri. I contatti informali tra Rai e Mediaset avrebbero coinvolto con alcuni operatori istituzionali e di mercato, in cui si sarebbero detti aperte al dialogo, come auspicato dal sottosegretario alle comunicazioni, Antonello Giacomelli.

A un anno di distanza dal gran rifiuto dell’offerta pubblica di Ei Towers su Rai Way, ora le due società quotate potrebbero trovare un interesse comune nel dar vita al campione nazionale delle torri broadcast. Il dialogo potrebbe essere agevolato anche da terzi soggetti, come il fondo F2i, che potrebbe intervenire nella partita. In ogni caso lo scenario è fluido poichè tutto dipende dall’esito dalla vendita di Inwit le cui offerte vincolanti sono attese per metà marzo.

Ei Towers sta giocando questa partita e avrebbe offerta 5 euro ad azione per rilevare fino al 29,9% del capitale di Inwit, superando la proposta della spagnola Cellnex che ha messo sul piatto meno di 4,5 euro per azione ma per l’intero gruppo. Secondo Repubblica l’offerta della società del Biscione sarebbe quella preferita dai vertici di Telecom Italia. Ma l’ultima parola spetterà al Cda del gruppo telefonico previsto per il 17 marzo. Fonti di mercato suggeriscono però che Cellnex è pronta a fare un’offerta al rialzo.

Se Cellnex dovesse conquistare le torri Inwit, allora Rai Way, insieme a un partner finanziario (ad esempio F2i), sarebbe pronta ad unirsi con Ei Towers. Ma se fosse invece Ei Towers a vincere l’asta per le antenne Telecom, è probabile che il gruppo possa dividere la sua attività in due, facendo confluire le torri tv dentro Rai Way e concentrando le risorse e le energie sullo sviluppo della rete telefonica insieme a Telecom e magari aprendo le porte a un socio pubblico di maggioranza.

Fonte: La Repubblica

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