Frequenze tv, Ue: banda 700 MHz per il 5G entro 2020

5G Concept

La Commissione Europea ha deciso: dal 30 giugno del 2020 la banda dei 700 MHz, utilizzata in Italia e nella maggior parte degli altri Paesi Ue per le frequenze tv della televisione digitale terrestre, dovrà andare alla banda larga mobile, aprendo la strada al 5G.

Ai broadcaster resterà il resto della banda UHF, il cosiddetto sub 700 (470-694 MHz), perché se è vero che il traffico Internet aumenterà di otto volte entro quattro anni, è anche vero, sottolinea la Commissione, che si «mira a preservare il modello audiovisivo europeo, che offre un servizio televisivo pubblico non a pagamento e necessita di risorse sostenibili, in termini di spettro radio». La proposta, che dovrà passare al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio, stabilisce così una data certa rispetto al rapporto Lamy del 2014, al quale avevano lavorato operatori del settore mobile e tv con il compito di trovare una via condivisa sull’uso futuro della banda UHF, contesa fra televisione e banda larga wireless.Il rapporto aveva ugualmente indicato la data del 2020 ma con una tolleranza di due anni in più o in meno, ora la proposta stabilisce che sarà il giugno 2020 per tutti.

Per l’Italia, oltre all’arrivo di una nuova gara per le frequenze tlc, questo significa che dovranno ritrovare collocazione i multiplex di diversi operatori tv che hanno frequenze nella banda da destinare al mobile. In particolare vi si trovano tre multiplex di Mediaset e uno a testa di La7, Prima tv e Rete Capri. Si tratta del 30% di banda attualmente destinata al digitale terrestre. Già da subito, però, l’Italia (ma non solo) dovrà mettersi al lavoro.

Intanto per adottare un piano previsionale sulla liberazione della banda 700 entro giugno 2017, ma soprattutto per gli accordi di coordinamento internazionale delle frequenze, una sorta di suddivisione degli spazi da destinare alle televisioni, per evitare interferenze con altri Paesi. In particolare con la Francia, che peraltro ha già autorizzato l’utilizzo del 700 per il mobile, insieme con la Germania, mentre Danimarca, Finlandia, Svezia e Regno Unito hanno delineato piani per il riutilizzo di questa banda nei prossimi anni. Non solo lo spazio dedicato alle televisioni si ridurrà, insomma, ma lo si dovrà coordinare anche con i paesi vicini (come è stato finora, solo avendo a disposizione più frequenze da suddividersi).

Qui un ruolo importante in futuro lo potranno giocare le nuove tecnologie. Intanto il digitale terrestre di nuova generazione (DVB-T2), che consente di inserire più canali in meno spazio frequenziale rispetto all’attuale, ma anche «servizi di comunicazione elettronica diversi dalle reti di trasmissione televisiva», ancora una volta il mobile ma solo per trasmettere, come accade con LTE broadcast. Andrus Ansip, vicepresidente della commissione e responsabile del mercato unico digitale, dice infatti che la proposta intende «garantire l’accesso alle frequenze al settore audiovisivo e promuovere lo sviluppo di tecnologie che utilizzano le onde radio in modo efficiente». In altre parole, priorità a lungo termine per i servizi audiovisivi al grande pubblico sotto i 700 MHz, e apertura sulla tecnologia da utilizzare. «Non ha senso, dal punto di vista economico, mantenere 28 approcci diversi alla gestione delle radiofrequenze nel mercato unico digitale», ha detto Ansip.

«Oggi presentiamo la nostra prima proposta su come coordinare meglio lo spettro nell’Ue. Proponiamo un approccio comune all’uso della banda dei 700 MHz per i servizi mobili. Si tratta della banda ideale per assicurare allo stesso tempo un’ampia copertura e velocità elevate». «La nostra proposta dimostra che possiamo avere sia un fiorente settore audiovisivo sia lo spettro necessario per il 5G», ha continuato Guenther Oettinger, commissario per l’economia e la società digitali. «La banda dei 700 MHz è ideale per nuovi settori promettenti come i veicoli connessi e l’internet delle cose. Voglio che l’Europa sia all’avanguardia nel campo della tecnologia 5G. È per questo che tutti gli Stati membri devono agire entro il 2020».

Fonte: ItaliaOggi

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