Antitrust: più concorrenza nel settore tv

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Antitrust: la riforma della Rai è un’opportunità.

«L’importo del canone Rai da pagare con la bolletta elettrica sia adeguatamente evidenziato al consumatore. E il prossimo contratto di servizio della Rai sia più stringente nel separare l’attività di pubblico servizio da quella commerciale».

A ribadirlo è stata l’Antitrust nella sua segnalazione con la quale ha informato i presidenti del Senato, della Camera, il Presidente del Consiglio e il ministro dello sviluppo economico, intervenendo sia sulla Legge di Stabilità 2016 sia sul Disegno di Legge S1880 in tema di «Riforma della Rai e del servizio pubblico radiotelevisivo». La concessione di tale servizio a Rai scadrà il prossimo 6 maggio.

A parere dell’Antitrust, l’introduzione di una nuova modalità di riscossione del canone del servizio pubblico radiotelevisivo, tramite il pagamento del servizio di erogazione dell’energia elettrica fa sorgere la necessità che tale norma sia accompagnata «da adeguate garanzie informative in favore degli utenti finali». Ciò perché le modalità di fatturazione di erogazione dell’energia, «possono risultare di difficile lettura per i consumatori finali in virtù dell’attuale livello di complessità del settore».

Secondo l’Autorità il riordino della normativa sul servizio pubblico radiotelevisivo si innesta in un quadro «strutturalmente mutato rispetto al passato, caratterizzato dal significativo ampliamento della capacità trasmissiva e delle modalità utilizzate per la diffusione di contenuti audiovisivi». Sotto il profilo tecnologico l’Italia è dotata di moderne reti televisive digitali terrestri e satellitari e sta per introdurre nuovi servizi di internet tv (ad esempio Chili o Netflix), ma tale evoluzione non ha modificato l’elevato grado di concentrazione dell’audience tv e, quindi, delle quote di mercato della raccolta pubblicitaria.

A parere dell’Antitrust, la revisione normativa del sistema radiotelevisivo rappresenta un’opportunità «per contribuire al processo di apertura dei mercati dei media al gioco della concorrenza, garantendo, al contempo, il rispetto del pluralismo dell’informazione e degli altri obiettivi di servizio pubblico». Attualmente i primi 2 operatori (Rai e Mediaset), detengono circa il 70% di tutte le risorse economiche. Per evitare distorsioni nel funzionamento dei mercati, occorre che il finanziamento del servizio pubblico consenta una concorrenza effettiva nel mercato della raccolta pubblicitaria televisiva.

Infatti, da un lato, «il servizio pubblico può essere anche essere finanziato – con opportuni limiti e garanzie – da una combinazione di risorse pubbliche e proventi commerciali», dall’altro lato, però occorre evitare «che le risorse pubbliche siano utilizzate per il finanziamento di attività commerciali, situazione che determinerebbe un’evidente distorsione concorrenziale». A fronte di tale situazione l’Autorità auspica «che si assicuri una separazione tra attività di servizio pubblico e attività commerciali della Rai attraverso forme di separazione più incisive della separazione contabile». Tale necessità era già stata rimarcata anche dalla Corte dei Conti in sede di controllo sulla Rai nel 2013.

Per poter avere una effettiva separazione tra il servizio pubblico e quello commerciale è necessario predisporre una precisa definizione degli obblighi di servizio pubblico, al fine di evitare che il concetto di servizio pubblico assoggetti a se quei «servizi televisivi che non si identificano negli obiettivi di servizio pubblico e che possono essere svolti in un regime di concorrenza».

Fonte: ItaliaOggi

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