Il dg Campo Dall’Orto: via gli spot da Rai YoYo

RAI_YoYoVia la pubblicità da Rai YoYo, la tv pubblica dedicata ai bambini trasmessa sul canale 43 del dtt e sul 27 di Tivùsat.

È questa l’idea del nuovo dg Rai Antonio Campo Dall’Orto che, secondo La Repubblica, ha formato un piccolo e riservato gruppo di lavoro che ha il compito di tagliare i messaggi pubblicitari dalla programmazione dela canale Kids della tv di Stato. Il direttore generale, che potrebbe assumere anche il ruolo di amministratore delegato, proverà a portare la sua esperienza ventennale come dirigente di un colosso mondiale della televisione per bambini come Nickelodeon.

Nel piano oramai non tanto segreto del dg non ci saranno quindi più spot martellanti tra L’albero Azzurro e Masha e l’orso, tra Peppa Pig e Gipo. Ci sono molti studi secondo cui i bambini fino a 6 anni non sono in grado di distinguere tra “messaggio persuasivo” e “messaggio editoriale”. Di questo, dicono ora alla Rai, il servizio pubblico di un Paese deve farsi carico. Così, il dg ha deciso di porre l’attenzione sul rapporto educativo tra televisione pubblica e bambini.

Ma non solo. L’intenzione, i cui costi sono stati verificati negli ultimi giorni e ritenuti sostenibili, è di eliminare la pubblicità anche da Rai Storia e Rai 5. Canali la cui mission di servizio pubblico è chiara: trasmettere e diffondere a mezzo tv conoscenza e cultura. Ovviamente, non sarà come togliere la pubblicità da una delle tre reti generaliste (come aveva fatto intendere in un primo momento Matteo Renzi nel suo discorso sulla riforma ai deputati pd). Rai 1, Rai 2 e Rai 3 sono dall’epoca berlusconiana un mix di servizio pubblico e televisione commerciale e come tali non possono rinunciare agli spot. L’operazione sui canali Rai Yo Yo, Rai Storia e Rai 5, invece, si può fare in questo momento perché il mercato pubblicitario è un po’ ripartito, i valori sono più alti, e il ritorno dal punto di vista del rapporto con i telespettatori è considerato premiante.

Dovrebbe essere questa la strategia dei nuovi vertici sul prodotto Rai. Nessun taglio di canali, c’è chi dice che siano troppi, ma caratterizzare sempre di più i canali esistenti. Il punto è che ogni singolo pezzo di attività deve acquisire senso ed essere gestito al meglio. Il sacrificio economico non è piccolo. Parliamo di canali tematici, ma Rai YoYo ha uno share di tutto riguardo (sempre sopra l’uno, con punte del due per cento) e una raccolta pubblicitaria conseguente. Il ragionamento, però, è cominciato da settimane. Ancora prima che venisse rilanciata l’idea del canone nella bolletta elettrica, tormentone ricorrente di una rivoluzione impossibile della tassa più odiata dagli italiani, che secondo i conti del Tesoro porterebbe nelle casse di viale Mazzini un miliardo e 700mila euro di ricavi a fronte di un’imposta di 100 euro, ma che secondo la presidente di Enel Patrizia Grieco sarebbe un’operazione «difficile da molti punti di vista, tecnici e giuridici».

Lo studio sulla pubblicità nasce dall’esigenza di aumentare la soddisfazione di chi il canone lo paga, soprattutto negli ambiti in cui il ruolo di servizio pubblico è più netto. L’obiettivo dichiarato del dg è quello di avere tra tre anni una Rai completamente diversa, con cambiamenti tangibili che prescindano dal giro di valzer delle nomine (che pure partirà). Per questo, si è cominciato dall’accordo con Sky per avere il tasto 4 del telecomando satellitare, con l’intenzione di fare di Rai 4 la rete più giovane e più sperimentale di tutte. E da questo è nata l’intesa con Netflix per produrre la serie televisiva Suburra. La sfida è quella di una Rai che esca dal recinto della conservazione e, quando arriva un cambiamento, lo cavalchi. Una sfida ancora tutta da giocare.

Fonti: La Repubblica

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