Riforma Rai, l’attacco di Tarantola

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La presidente uscente della tv pubblica, Anna Maria Tarantola, ha bocciato duramente, in Commissione Comunicazioni del Senato, la riforma della Rai architettata del governo Renzi.

In occasione di un’improvvisa audizione di ieri in Senato, la presidente Rai attacca senza mezze misure le nuove regole renziane pronte per l’azienda televisiva pubblica, accusando il governo di applicare procedure di nomina non trasparenti, incertezza sul ruolo del cda, assenza di riferimenti alla mission e alle incompatibilità.

Secondo Tarantola il disegno di legge affronta il tema della governance, contiene una delega al governo sul canone Rai e non parla invece della mission dell’azienda. No secco di Tarantola anche all’idea renziana di finanziare la Rai non più col canone ma con la fiscalità generale perché «le risorse varierebbero in funzione del bilancio dello Stato».

«Le regole sulla governance dovranno essere integrate da ulteriori norme che garantiscano l’indipendenza gestionale dell’azienda, la trasparenza e la sostenibilità del servizio pubblico, intesa come possibilità di seguire le esigenze del pubblico», ha affermato Tarantola, precisando come «l’indipendenza gestionale è il presupposto per la credibilità dell’azienda».

La riforma della Rai «prevede principalmente una riforma della governance della società con il duplice obiettivo di renderla nel contempo più efficiente e più autonoma dal condizionamento politico, allo scopo di accentuarne la funzione sociale di servizio pubblico: sono obiettivi pienamente condivisibili».

«La proposta del governo non interviene sul tema della dialettica della Rai – ha proseguito Tarantola -. Occorrerebbe chiarire chi giustifica il ruolo della Rai, a chi deve riferire e come. Ne parlo anche con riferimento alla legittimazione diretta dei cittadini che pagano il canone. Oggi in virtù di sentenze della Consulta è la Commissione di Vigilanza a svolgere un ruolo centrale sulla Rai, perché si pensa che il parlamento rappresenti la nazione. Osservo che nel ddl sia Vigilanza che Consiglio dei ministri hanno il potere di emanare indirizzi sia pure in diversi contesti. Sarebbe opportuno specificare meglio rispettivi ambiti».

«Dobbiamo toglierci dalla mente l’idea che il pagamento del canone debba essere legato al possesso della tv, perché ormai i programmi si vedono su tutti i device». «Quello che va cambiato – ha detto ancora parlando dell’evasione del canone – è il sistema di enforcement, perché noi non abbiamo nessuno». Tarantola, riferendosi alle ipotesi di riforma avanzate dal governo, ha quindi affermato che il finanziamento del servizio pubblico attraverso la fiscalità generale «ha creato forti problemi nei Paesi in cui è stato applicato, come in Spagna, perché fa dipendere le risorse dall’andamento del bilancio dello Stato. Il sistema del finanziamento con la bolletta elettrica – ha detto ancora – funziona solo a una serie di condizioni».

«La Rai -ha spiegato Tarantola- svolge un ruolo delicato e complesso nel Paese: interventi che la rendano più efficiente, efficace, competitiva, distintiva, credibile e riconosciuta, non possono che essere visti con favore». Secondo il presidente della Rai spetta comunque «al parlamento scegliere l’opzione che più si adatta alla realtà del nostro Paese. Il successo del progetto di riforma -ha concluso- dipende anche dalla qualità e dall’indipendenza delle persone che saranno scelte per guidare l’azienda».

«Sarebbe opportuno cogliere l’occasione per riflettere sulla numerosità delle Autorità di Controllo sulla Rai e i relativi poteri. Oggi -prosegue Tarantola- la Rai è sottoposta, tra gli altri, al controllo del Ministero dell’Economia, della Commissione parlamentare di Vigilanza, dell’Antitrust e dell’Agcom. Queste Autorità sono numerose e non è un sistema efficiente perché c’è il rischio da un lato che si attenui la portata dei controlli e dall’altro che si rallenti l’azione aziendale».

Fonti: Il Corriere della Sera | MF-DJ

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