Riforma Rai, il Piano Renzi per la nuova governance

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Il Piano Renzi per la riforma Rai prevede di liberare il servizio pubblico dalla politica e di dimezzare canone e Cda.

Tutto partirebbe dall’introduzione della nomina di un vero amministratore delegato con ampi poteri, come avviene nelle aziende private, nominato direttamente dall’esecutivo. La nuova governance Rai immaginata dal premier non eletto, che pone l’obiettivo di cancellare le norme della Legge Gasparri, dovrà rottamare la doppia gestione direttore generale e Consiglio di amministrazione, per cercare di rendere autonoma l’azienda dal controllo partiti.

Le linee guida della riforma dell’azienda della tv pubblica dovrebbero arrivare in settimana in Consiglio dei Ministri attraverso un disegno di legge governativo e sul progetto ci sarà una consultazione ristretta di 30 esperti, con particolare attenzione alla governance dell’azienda. Nella prossima riunione del governo saranno discusse soltanto le linee guida che paiono però ormai definite.

Il modello, studiato da tempo a Palazzo Chigi, fa perno sulla separazione netta tra la gestione e il controllo. Il numero dei consiglieri di amministrazione dovrebbe scendere da 9 a 5. Secondo il piano dell’esecutivo la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai resterebbe organo di controllo dell’azienda, perdendo però il compito di nominare i membri del cda. Si pensa, poi, alla nascita di un Consiglio di sorveglianza con membri nominati dal governo e dall’Autorità di garanzia, al quale Consiglio sarebbe demandata la nomina degli esponenti del cda Rai.

Un’altra ipotesi di riforma riporterebbe invece tutto in capo al Parlamento, al quale resterebbe l’elezione del Cda. I nomi dei cinque sarebbero però pescati in una rosa di papabili indicata da soggetti esterni come l’Agcom, la Conferenza Stato-Regioni, il Consiglio dei rettori, la Corte Costituzionale. Bocciata invece la proposta del M5S di affidare la scelta del Cda a un sorteggio tra candidati con il curriculum appropriato.

L’altro grande capitolo riguarda il contratto di servizio pubblico, che disciplina i rapporti tra lo Stato e la più grande azienda culturale italiana. Quello attuale è scaduto nel 2012 e il governo ha intenzione di sfruttare l’occasione del rinnovo per ridefinire la mission della Rai e metterla in linea con la riforma complessiva.

Il presidente della Vigilanza, Roberto Fico, ne ha già discusso con il sottosegretario Giacomelli e ha lanciato una campagna online (Firmerai.it) per sollecitare il Ministero a firmare il nuovo contratto, che dovrebbe prevedere più protezione per i bambini, più lingue straniere, più servizi per i disabili, più trasparenza. La durata del contratto dovrebbe passare da triennale a decennale, in modo da assicurare una programmazione di lungo periodo. E così la Rai conoscerà in anticipo quanto incasserà dal gettito statale di anno in anno.

La riforma comprenderà novità anche per il canone Rai. L’imposta sulla televisione potrebbe essere quasi dimezzata dai 113,50 euro di oggi a 65. Ma verrebbe nello stesso tempo messa in atto una battaglia all’evasione con l’abbinamento del canone alla bolletta dell’energia elettrica. Il pagamento dovrebbe essere, così, chiesto per ciascuna utenza, indipendentemente dal possesso e dall’utilizzo di un televisore.

 Fonti: La Repubblica | giornalettismo.com

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