Crisi tv locali, T9 in sciopero per 3 giorni

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In stato di agitazione da 8 mesi, i giornalisti dell’emittente romana T9 (gruppo Caltagirone) saranno in sciopero sino a giovedì compreso.

A seguito delle mancate risposte da parte del liquidatore della Sidis Vision spa in liquidazione, Arturo Mechelli alle richieste di chiarimento sull’organizzazione lavorativa dopo la cessazione di tutti i rapporti contrattuali dei tecnici fatte dal fiduciario di redazione Alessandro Tittozzi, dal Consigliere dell’Associazione Stampa Romana Francesco Latini, la redazione in stato di agitazione ha proclamato un pacchetto di tre giorni di astensione dal lavoro a partire da martedì 3 marzo 2015.

«In questi mesi i giornalisti del Tg9, pur licenziati già da settembre, si sono impegnati con grande senso di responsabilità a realizzare un prodotto giornalistico che con il passare delle settimane ha avuto a disposizione sempre meno professionalità tecniche. Da ieri lunedì 2 marzo, la Sidis Vision Spa in liquidazione non ha più in organico neanche un tecnico, queste figure professionali sono state sostituite da altre di cui né il direttore responsabile, né il fiduciario di redazione, né la redazione conoscono l’effettivo inquadramento contrattuale e lavorativo».

«Non sappiamo se i tecnici licenziati in questi mesi sono stati sostituiti da partite Iva o peggio ancora da lavoratori volontari. I giornalisti da mesi registrano anche la palese violazione del contratto collettivo nazionale di categoria; l’editore Edoardo Caltagirone e il liquidatore Arturo Mechelli non intendono tenere conto di quanto prescritto dal contratto e cioè che in virtù della particolare natura della professione giornalistica i giornalisti licenziati non possono scontare un preavviso lavorato e per di più per un periodo così lungo (8 mesi) senza gli adeguati supporti tecnici e professionali. Inoltre i giornalisti vedono lesa la propria dignità professionale e di conseguenza il diritto/dovere di informare i telespettatori nel rispetto del pluralismo».

«I giornalisti di T9 intendono andare avanti con questa forma di protesta per evitare che un concessionario pubblico come un editore televisivo possa calpestare un istituto fondamentale della democrazia quale è la contrattazione collettiva».

Fonte: affaritaliani.it

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