Rai Way, le torri di Stato valgono 200 mln in più

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In tre mesi di Borsa Rai Way ha guadagnato più di 200 milioni di euro.

La società delle infrastrutture di rete della tv di Stato, scorporata dalla Rai, ha visto salire la sua capitalizzazione da 802 a 998 milioni. Una crescita del 24%, cioè il doppio rispetto all’andamento del mercato. Dal 19 novembre il prezzo di listino è salito da 2,95 euro a 3,67 euro. Un report di Equita del 9 febbraio la dà prezzo obiettivo di 4,2 euro con rischio medio: “Visibile e solido business model”.

Insomma un vero e proprio successo. Segno che a Viale Mazzini le privatizzazioni possono fare bene (almeno per ora e soprattutto grazie agli investimenti americani). Se la Rai chiuderà il bilancio in attivo per il secondo anno — circa 50 milioni, secondo fonti, l’utile netto 2014 atteso, con ricavi previsti in linea con il 2013 (2,73 miliardi allora) e debiti che oggi sarebbero intorno ai 300 milioni (441 l’anno prima) — è merito anche della quotazione del 35% di Rai Way, che ha portato 230 milioni di plusvalenza. In caso contrario l’emittente di Stato chiuderebbe l’esercizio 2014 con circa 150 milioni di perdita — l’equivalente del prelievo forzoso decretato dal premier Matteo Renzi — e avrebbe dovuto, probabilmente, ricorrere a un aumento di capitale.

La società delle torri di trasmissione della Rai ha appena ridisegnato la linea manageriale: il presidente è sempre Camillo Rossotto, l’ex manager Fiat portato in Viale Mazzini dal direttore generale Luigi Gubitosi (è lui che ha condotto la privatizzazione ed è anche il direttore finanziario della Rai), l’amministratore delegato è Stefano Ciccotto. Con Giorgio Cogliati (ex Rcs), direttore degli Affari legali, il 29 gennaio sono stati nominati Angela Pace (ex Gala), capo dell’Internal audit, e Giancarlo Benucci, investor relator. In settembre erano arrivati i consiglieri indipendenti Joyce Victoria Bigio, presidente del Comitato controllo e rischi (altro innesto da Fiat, dove ricopriva lo stesso incarico su proposta di Assogestioni), Anna Gatti (ex Google e Skype negli Usa) e Fabio Colasanti (già portavoce di Prodi a Bruxelles).

L’azienda si prepara così ad affrontare la concorrenza di Telecom, Vodafone, Wind e H3g, oltre che della Ei Towers di Mediaset. Secondo indiscrezioni, Rai Way ha rinunciato all’acquisizione delle torri di Wind, quasi comprate dagli spagnoli di Abertis per circa 800 milioni, perché troppo care (15 volte il margine operativo lordo): sarebbe arrivata, pare, ad offrire fino a 500 milioni. L’ingresso di Abertis del resto preoccupa per la pressione competitiva. La strategia è infatti ampliare la quota di società di telefonia ospitate (in affitto) sulle torri (oggi coprono il 20% dei ricavi). L’alternativa è crescere nel broadcast, cioè ospitando le emittenti televisive (ora all’ 80%), ma si basa sulla riassegnazione delle frequenze tv, che farebbe emergere nuove emittenti (cioè clienti).

Apprezzata dal Tesoro, la privatizzazione di Rai Way è diventata un modello di riferimento anche per i privati: lo scorporo con quotazione delle torri di Telecom Inwit, annunciato venerdì, segue lo stesso schema. Grazie all’operazione Rai Way per l’assemblea di primavera Viale Mazzini potrà approvare un bilancio con i conti in ordine, e preparare l’azienda alla svolta da “PA” a “S.p.A.”.

Fonte: CorrierEconomia

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