Tv2000, la televisione dei vescovi cresce negli spot

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Dopo la rivoluzione di immagine, il lancio dei nuovi palinsesti e l’incremento di ascolti, Tv2000, la televisione della Cei, comincia a crescere anche nella raccolta pubblicitaria.

Da metà dell’anno scorso infatti l’emittente cattolica di proprietà della Conferenza Episcopale Italiana (tramite la società Reteblu s.p.a.), ha attuato un piano di revisione dell’offerta con l’obiettivo di allargare il target dei telespettatori e proporsi come canale generalista completo (visibile sul canale 28 del digitale terrestre, sul 18 di TivùSat e sul canale 140 di Sky). La strategia ha portato a una crescita dallo 0,38% del 2012 a uno share medio dello 0,67% nel 2014 oltrepassando i 3 milioni di spettatori per superare l’1% con la nuova programmazione, soprattutto nella fascia del mattino, dalle 9 alle 12.

I maggiori ascolti tv hanno portato un incremento dei ricavi degli spot del 50% nel 2014, secondo quanto dichiarano da Reteblu società editrice che gestisce anche il circuito radiofonico InBlu, con picchi del 60% negli ultimi mesi dell’anno. Rispetto alla concorrenza i ricavi sono ancora bassi (meno di 2 milioni di euro complessivi), ma il segnale è considerato importante per una televisione che in passato non si era occupata seriamente della pubblicità e che vive soprattutto grazie all’investimento annuale dell’editore, ovvero i vescovi.

«Stiamo lavorando come si dovrebbe fare», dice il direttore generale Lorenzo Serra, «abbiamo attivato le sinergie con la concessionaria e la raccolta ha mostrato un deciso miglioramento, che prevediamo continuerà anche nel 2015». La concessionaria, dal gennaio dello scorso anno, è Publishare, a cui da poco è stato rinnovato il contratto con premi maggiori nel caso si raggiungano obiettivi di raccolta più alti. In una situazione del genere sono cresciuti ovviamente in nuovi clienti: +70%. «A ottobre, dopo la presentazione del nuovo corso di Tv2000 (con direttore editoriale Paolo Ruffini, ex Rai3 e La7, ndr), molti investitori hanno raccolto il messaggio. Siamo al 12/14esimo posto fra le tv nazionali, in alcuni casi superiamo anche le maggiori generaliste, è giusto che le inserzioni siano allineate a questa realtà». Publishare cura la raccolta nazionale, mentre internamente Tv2000 si occupa di quella locale o delle iniziative diverse dagli spot.

Il gruppo vuole mettere a frutto anche la radio: «Con il circuito Corallo forniamo programmi a 125 radio locali, – afferma Serra – e anche questa è potenzialità da poter sfruttare». Più ricavi per Tv2000 quindi. Chiusi oramai da quattro anni i rubinetti dei contributi dell’editoria, e da quasi due quelli elargiti generosamente dalla Rai, la tv dei vescovi è alla ricerca di una minore dipendenza dalla copertura annuale da più di trenta di milioni di euro che garantisce la Cei con contributi tratti dall’8 per mille e con «convenzioni per portare avanti programmi di natura culturale e pastorale», dichiara il dg Serra.

Fonte: ItaliaOggi

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